Cosa fare con la partenza del prossimo anno scolastico? Come gestire le classi, gli ingressi, il tempo pieno nelle scuole dell’obbligo? E negli asili, nelle materne?

Soprattutto, quanto sono ‘contagiosi’ i bambini e quindi potenziali portatori sani del virus ai danni dei più anziani? 

In tutto il mondo si ragiona sul ‘da farsi’ dopo l’estate, quando il virus sarà ancora in circolazione e si aprirà una nuova ‘terza’ fase coincidente con l’ingresso della classica influenza stagionale.

In diversi paesi le scuole sono state già riaperte. In Germania dando priorità ai figli dei lavoratori essenziali. In Danimarca riducendo il numero di studenti, privilegiando lezioni all’aria aperta, allungando e rendendo più agile gli orari di ingresso e di uscita di bambini e ragazzi per impedire assembramenti di genitori. 

In Islanda scuole riaperte dal 4 maggio, superiori e università, dopo essere rimaste chiuse per quasi un mese. Anche parrucchieri e musei potranno riaprire e sarà innalzato da 20 a 50 persone il limite agli assembramenti. L’Islanda ha 1.720 casi confermati, appena 8 morti su una popolazione di 364mila persone. Ma l’Islanda, soprattutto, ha fatto qualcosa di unico in Europa: ha ‘tamponato’ quasi il 6% della popolazione, bambini compresi.

Sono proprio i dati riferiti ai minori i più interessanti: i bambini con meno di dieci anni presentano un numero di risultati positivi inferiore di due volte a quello degli adulti: il 6,7 per cento rispetto al 13,7 per cento. Tra le persone di vent’anni o più, la proporzione di test positivi cresce gradualmente con l’aumento dell’età. Nessuno degli oltre ottocento bambini di meno di dieci anni è risultato positivo ai test, contro i cento positivi rilevati tra i circa dodicimila partecipanti di un’età di dieci anni o più. Secondo lo studio islandese l’incidenza del Covid19 tra i bambini è quindi debole. 

A conferma, altri diversi studi internazionali.

Già a fine Febbraio la rivista ‘Medical Virology’ scriveva: 

“About three neonates and more than 230 children cases are reported. The disease condition of the main children was mild. There is currently no evidence that SARS? CoV?2 can be transmitted transplacentally from mother to the newborn. The treatment strategy for children with Coronavirus disease (COVID?19) is based on adult experi- ence. Thus far, no deaths have been reported in the pediatric age group. This review describes the current understanding of COVID?19 infection in newborns and children”

Potete leggere qui una sintesi del documento pubblicato da ‘Medical Virology’.

Ancora, la rivista specializzata ‘Acta Pediatrica’ scrive al 20 marzo: “The review showed that children have so far accounted for 1%-5% of diagnosed COVID-19 cases, they often have milder disease than adults and deaths have been extremely rare. Diagnostic findings have been similar to adults, with fever and respiratory symp- toms being prevalent, but fewer children seem to have developed severe pneumonia. Elevated inflammatory markers were less common in children, and lymphocytopenia seemed rare. Newborn infants have developed symptomatic COVID-19, but evidence of vertical intrauterine transmission was scarce. Suggested treatment included pro- viding oxygen, inhalations, nutritional support and maintaining fluids and electrolyte balances.

Conclusions: The coronavirus disease 2019 has occurred in children, but they seemed to have a milder disease course and better prognosis than adults”. 

Potete leggere qui una sintesi del documento pubblicato da ‘Acta Pediatrica’.

Abbiamo anche uno studio italiano, l’unico al momento disponibile.

Appena pubblicato sul sito MedrXiv da Andrea Crisanti, il microbiologo dell’università di Padova che ha promosso il campionamento a tappeto nella zona rossa di Vò Euganeo. L’unico caso in Italia di ‘screening di massa’. I bambini, ancora una volta, ne vengono risparmiati. “Dei 234 soggetti testati fra 0 e 10 anni, nessuno risulta contagiato, nonostante alcuni vivano insieme a persone infettate” scrivono i ricercatori. Anche i giovani, oltre ad avere sintomi meno severi, sembrano essere più resistenti all’infezione. “Fino all’età di 50 anni la prevalenza dell’infezione oscilla tra 1,2 e 1,7%” prosegue lo studio. “Oltre, la percentuale dei casi aumenta di circa tre volte”. Ma la percentuale di asintomatici non varia fra le diverse fasce d’età. Ma lo studio sul campo precisa un elemento fondamentale:  “le infezioni asintomatiche possono giocare un ruolo nella trasmissione di Sars-Cov-2”.

Potete leggere qui una sintesi del documento pubblicato da MedrXiv.

Posto che dunque, secondo gli studi al momento disponibili, il tasso di ‘infettività’ e di sviluppo della malattia nei bambini è molto basso, non è ancora chiaro quanto un bambino possa infettare un adulto. 

Cioè quanta carica virale, da portatore sano o addirittura asintomatico, possa avere.

 

Non ci sono al momento studi precisi su questo punto, un passaggio fondamentale in chiave di ‘riapertura scuole’ e non solo. 

Ne abbiamo parlato con il Presidente della Federazione Pediatri, Paolo Biasci 

 “I dati confermano che l’incidenza nei bambini è bassa – dice a EC – lo si è visto in Cina, lo si vede in Occidente. Ma attenzione, tolta l’Islanda si sono fatti pochissimi tamponi sui bambini, specialmente in Italia. È vero che il decorso clinico è molto diverso, molto più lieve. I bambini hanno poca febbre, a volte sindromi gastrointestinali di pochi giorni. Ma servirebbe una analisi più approfondita. C’è tutto un discorso sugli asintomatici che sembrano essere molti, ma non ci sono ancora dati scientifici precisi.  Insomma, non sappiamo ancora quanti bambini asintomatici ci siano. Da quanto sappiamo, i bambini reagiscono meglio perché non sviluppano uno ‘tsunami’ infiammatorio come invece capita negli adulti. Però attenzione: il grafico di incidenza dell’Islanda ci dice anche che la fascia di popolazione più colpita è tra i 50 e i 60 anni, non come da noi dove invece andiamo sopra i 70 anni di età. Sul discorso ‘bambini’, in assenza di dati più completi, sarei cauto. Infatti, come Federazione Pediatri, stiamo continuando a dire alle istituzioni, al Governo, che trovare in questa momento un bambino positivo al Covid19 sarebbe molto importante. Perché se il bambino è chiuso in casa da due mesi, non va a scuola, non esce a giocare nei parchi, trovare un bambino positivo al virus in una situazione come questa significherebbe individuare ‘casi sentinella’ all’interno di una famiglia. Sottoporre i bambini ai dei test in questo momento sarebbe molto utile: sia per la ‘Fase2’ in arrivo, sia per controllare davvero le famiglie. Per quanto riguarda noi pediatri è chiaro che nei prossimi mesi manterremo tutte le misure necessarie, perché ogni bambino malato può essere un potenziale Covid. Quindi: distanziamento, accessi programmati negli ambulatori, tele-consulti a distanza”

Come si farà per la riapertura delle scuole?

“Beh, intanto ragioniamo su Settembre. Come pediatri questa è la più grande preoccupazione. Intanto dovremo smettere di pensare agli ospedali ma ragionare in termini di territorio e di medicina generale. Servirà una organizzazione diversa sul territorio. Una questione fondamentale saranno le vaccinazioni: io penso che tutti i bambini dovranno essere vaccinati contro l’influenza stagionale. Tante cose sono cambiate e tante ne cambieranno ancora, i modelli comportamentali sono cambiati, anche il modo di fare il medico è cambiato. Tutti gli operatori dovranno lavorare in maniera differente, insegnanti compresi. A mio giudizio, scuole materne e asili nido non potranno riaprire a settembre. Non si può impedire a un bambino di 3-4 anni di avere contatti con altri bambini o con le maestre. Speriamo che dopo l’estate la situazione sia migliorata ma se dovessimo ritrovarci in una situazione analoga a oggi, allora materne e nidi a mio avviso non potranno essere riaperti e si dovrà pensare a formule nuove, magari organizzando i genitori tra di loro”.

Continua Biasci: “Il concetto è molto semplice: se c’è un virus o lo prendi o ti vaccini. La prima emergenza, pare, stia passando. Ovvero: garantire innanzitutto i posti letto in ospedale per chi ne ha bisogno. Tutti dicono che un secondo picco è possibile in autunno e i bambini, le scuole, possono essere un veicolo formidabile. È bene tenere a mente un dato cruciale su quella che è l’influenza ‘normale’, stagionale: storicamente dalla fine di settembre, cioè a due-tre settimane dall’inizio delle scuole, si vedono arrivare diverse patologie tra i bambini che poi prendono gli adulti e si diffondono. Questo succede ogni anno per la ‘classica’ influenza. È esattamente il motivo per cui al prossimo autunno non potremmo permetterci di avere dubbi se si tratta di ‘influenza’ o di Covid. Ecco perché i bambini, fino ai 14 anni, andrebbero tutti vaccinati gratuitamente contro l’influenza stagionale. Perché se iniziano ad avere sintomi influenzali che però sono mischiati al Covid come faremmo a capire se, dove, quando e come può ripartire un focolaio?“

“Fino ad oggi tutta la letteratura scientifica sul Covid ci dice che le scuole non sono mai state focolai Covid19. Ma non sappiamo come il virus possa mutare da qui a quattro-cinque mesi. Le altre nazioni europee si stanno già preparando, stanno aumentando la produzione di vaccini anti-influenzali per coprire la quantità maggiore di popolazione a rischio. Bambini compresi. Sarebbe il caso che anche in Italia si prevedesse una campagna di questo tipo, si pensasse a fare scorte, per eliminare qualsiasi dubbio tra infezioni sovrapponibili e programmare in questo modo una attenta riapertura anche delle scuole dell’obbligo”. 

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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