Siamo il paese europeo con più persone impiegate nel settore del turismo. Sono circa 4,2 milioni di posti di lavoro. E il turismo, da solo, vale il 13% del Pil italiano. Indubbiamente, quindi, è un settore strategico, fondamentale per l’economia italiana. Parlare di turismo in questo momento, mentre si contano ancora a centinaia i morti, mentre l’idea di concedersi una vacanza pare una chimera, sembra inopportuno. Ma ci sono più di 4 milioni di persone in attesa di sapere che fine faranno, se potranno lavorare. Quest’estate, il prossimo inverno, nel 2021. Nell’ultimo report sul turismo pubblicato dall’Istat nel novembre del 2019 si raccontava di un settore in crescita con un + 2% nelle presenze, un + 4% negli arrivi, circa 429 milioni di ospiti. Roma si confermava capitale, anche turistica, del paese, con 29 milioni di presenze, seguita da Venezia e Milano. E gli stranieri erano il 50,5%. Poi l’arrivo del Covid-19, l’ultimo week end di fuoco, con le piste da sci piene, il 7 e 8 marzo. E la chiusura, totale. Di turismo non si è più parlato. Perché davanti alla morte, pareva anche brutto. Però ci sono più di 4 milioni di persone a casa, che non sanno che fare. Ne soffrono anche il comparto alimentare, chi riforniva ristoranti e hotel, il settore dei trasporti, servizi legati a pulizie, giardinaggio, terapisti ed estetisti nei centri wellness, istruttori sportivi, guide, bagnini, giornalisti e blogger di viaggio.

Aperture ce ne sono davvero poche. Certezze, anche meno. Sinora l’unica concessione, dal 16 aprile, è il libero mandato alle Regioni di dare la possibilità ad albergatori e gestori di stabilimenti balneari di fare manutenzione. “Abbiamo contattato la   commissione Colao per capire con precisione quali sono le misure di sicurezza previste. Stiamo lavorando per fornire delle linee guida il prima possibile”, spiega la sottosegretaria al Turismo e ai Beni Culturali, Lorenza Bonaccorsi. “La sanificazione e il distanziamento sociale sono le misure principali. Poi dobbiamo capire l’andamento del virus. Abbiamo un confronto costante con le associazioni di categoria, è fondamentale per creare dei protocolli, per far sì che si possa fruire delle vacanze”. Si è parlato anche di un “bonus vacanza”, da spendere in Italia. “E’ un progetto su cui ci stiamo profondamente impegnando, fondamentale per l’intero comparto, uno strumento da cui ripartire quando il paese potrà riaprirsi. I dettagli saranno disponibili a giorni, quando verrà varato il prossimo decreto legge”, aggiunge la sottosegretaria. Ma come immagina il turismo, in Italia, nell’anno della pandemia? “Sarà un turismo domestico, di piccoli spostamenti. Il mio auspicio è che questo favorisca un turismo sostenibile”.

Questo nel breve periodo. Ma si sta programmando? Lavorando per non perdere quella quota, fondamentale di ospiti stranieri? Per evitare una crisi di lungo periodo? Le ultime news disponibili sul sito e sui social dell’Enit, l’ente nazionale del turismo, sono datate 10 marzo. Lo stesso vale per i comunicati stampa. Nessuna notizia. “L’Italia si è crogiolata per troppi anni nella sua bellezza, siamo un dream country, il paese del sogno. Semplicemente per le meraviglie del nostro territorio. E questo, da sempre, è bastato per fare dell’Italia la terza meta europea, alle spalle di Francia e Spagna. Ma, diciamoci la verità, l’Italia potrebbe stare tranquillamente in vetta alla classifica, è molto più bella”. Josep Eiarque, uno dei destination manager più famosi d’Europa, non ha dubbi. Catalano, ma italiano d’adozione, ha lavorato nel team organizzativo dei Giochi Olimpici di Barcellona e di Torino, come direttore di Turismo Torino e Turismo Friuli Venezia Giulia. Oggi è Direttore scientifico del master in turismo del Sole 24 Ore Hospitality School e ceo dell’agenzia di consulenza turistica FTourism. “Non nascondiamoci dietro ad un dito. Sino a settembre l’obiettivo sarà sopravvivere, ridurre le perdite. Ma poi si può, si deve ripartire. Rendendosi conto che il mondo è cambiato. E sapendo che i nostri competitor sono già preparati. Gran Canaria quest’anno ha investito 5 milioni di euro per la comunicazione. Molti rappresentanti delle località balneari spagnole hanno già in tasca i biglietti per partire verso Londra e Berlino, per prendere contatti con i tour operator. Portogallo, Scozia, Estonia e molti enti regionali stanno lavorando al meglio, rassicurando il cliente, comunicando responsabilità e senso sociale, mantenendo i contenuti aggiornati, dando attenzione alle esigenze del turista, creando interesse con contenuti di ispirazione, con uno stile coinvolgente”, spiega Ejarque. Il confronto con l’Enit e gran parte dei consorzi turistici e italiani, in questo senso, è deprimente.

Ma non serve solo il marketing per ripartire. “La comunicazione deve, in primis, fornire informazioni concrete, che in questo momento devono soprattutto rassicurare il possibile cliente. Si tratta di cose basiche, che davamo per scontate. La pulizia, ad esempio: bisogna garantire la sanificazione di tutti gli ambienti. Pare banale, ma non lo è. Poi per gli operatori sarà fondamentale essere flessibili. Non può più esistere la politica di non restituire la caparra se salta la prenotazione, al centro ora ci sarà il cliente. Il periodo sarà incerto, è chiaro. Tutti avranno il timore di prenotare e poi perdere l’acconto in caso di malattia o di nuova ondata del virus: va chiarito che non ci saranno spese inutili, questa è un’azione di marketing concreta e vincente. Anche per far capire la propria massima disponibilità, per mettersi al servizio dell’ospite”, aggiunge Ejarque.

Ci sono anche degli spunti positivi. “Perché siamo già ripartiti da una grave crisi, quella del 2009, causata dal terrorismo. La ripresa è stata costante .Ricordiamo poi Parigi dopo l’attentato del 2015? Rimase vuota per un mese, poi i turisti tornarono. Quindi la memoria è corta e c’è sempre positività quando c’è voglia di evadere dalla routine, di regalarsi qualche giornata di svago, se la sicurezza è garantita”, suggerisce il manager del turismo. “Inoltre occhio a fare previsioni allarmistiche sulle spiagge vuote. Anche se potrebbe essere più semplice garantire la distanza in ambito rurale o in montagna, moltissimi avranno voglia di mare. Soprattutto le famiglie con i bambini, soprattutto ad agosto. Quindi attrezziamoci, per poter offrire un’ospitalità adeguata alla situazione. I ricavi saranno minori, certo. Ma bisogna esserci, per mantenere la propria quota di mercato. Per rimanere in contatto con la clientela più affezionata, per trovare, magari, nuovi ospiti, in modo da avere basi più solide per la vera ripartenza, nella stagione 2021”. Insomma, è un’occasione, per chiunque lavori nell’ambito turistico, per ripensarsi. “Sinora in Italia si è vissuto molto di rendita. L’emergenza Covid-19 può essere un’occasione per darci una regolata, per partire più forti e più convinti”, conclude Josep Eiarque.

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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