In tutto il mondo si stanno studiando App di tracciamento del contagio del coronavirus e si è aperto un dibattito sulla privacy e la sicurezza. L’Italia non fa eccezione. La questione, però , è talmente delicata che sia forze politiche di maggioranza, sia quelle di opposizione, oltre allo stesso Copasir chiedono l’intervento dei servizi segreti. Nella riunione prevista nelle prossime ore per analizzare – tra le altre questioni – i pro e i contro dell’App Immuni, questo il nome scelto per la versione italiana sviluppata dalla milanese Bending Spoons, i membri del comitato chiederanno che sia interpellata l’AISI per capire se la sicurezza nazionale venga messa in qualche modo a rischio. Viene passata al setaccio anche la società che ha proposto l’applicazione: nel capitale sono presenti tantissimi nomi da ‘salotto buono’ della finanza italiana. Il progetto del software – la cui licenza verrà concessa gratuitamente – sarà curato com’è noto proprio da Bending Spoons, che verrà affiancata dalla società di marketing Jakala e dalla rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino. Trai soci della sono presenti anche i tre figli di Silvio Berlusconi e Veronica Lario, Luigi, Eleonora e Barbara, Tamburi e il fondo Nuo Capital, che investe in Italia con capitali cinesi nella società. Tante famiglie e imprenditori di spicco – come Renzo Rosso, Paolo Marzotto, Giuliana Benetton, i Dompé e i Lucchini – oltre a Mediobanca, il finanziere e grande sostenitore di Matteo Renzi, Davide Serra, il fondo internazionale Ardian e la holding H14 dei tre figli di Berlusconi, in Jakala.

La holding milanese Bending Spoons ha chiuso il 2018 con ricavi per 32 milioni e un utile di 3 milioni. Si occupa di sviluppare App per smartphone su scala europea e lo scorso luglio i soci fondatori e di controllo Francesco Patarnello, Luca Ferrari, Luca Querella e Matteo Danieli, hanno aperto il capitale. Così, con una quota complessiva del 5,7% sono entrati H14, Nuo Capital e StarTip, veicolo della famiglia Tamburi. A gennaio Bending Spoons era salita agli onori della cronaca per le indiscrezioni su un tentativo di scalata di Grindr, la App utilizzata per gli incontri gay. Ma non c’è solo Bending Spoons dietro l’app Immuni. Sì, perché i figli di Berlusconi hanno quote anche nell’altra azienda interessata, ovvero Jakala. Società di marketing fondata e controllata da Francois e Matteo de Brabant. Presenti anche Paolo Marzotto (10,5%), il fondo Ardian (7,5%), la H14 dei Berlusconi (2,5%) e Davide Serra (2,7%). Non solo, nel 2018, è entrata anche Epic di Mediobanca: così al suo interno, seppure attraverso una holding, figurano tra gli altri Renzo Rosso, le famiglie Dompè e Branca, i Lucchini e Giuliana Benetton.

Secondo il ‘Domani d’ Italia’, compassato quotidiano online di orientamento cattolico democratico diretto dall’ ex senatore Lucio D’ Ubaldo, “la Bending Spoons fa parte (unica società italiana) di un consorzio non profit (PEPP-PT) appena costituito, con sede legale in Svizzera”, è sostenuta dalla Fondazione Botnar di Basilea, che a sua volta è sotto la vigilanza del governo svizzero. Un sistema a scatole cinesi in salsa elvetica che ha fatto scattare l’allarme all’interno dell’ala “atlantista” del Pd. Dubbi e perplessità che il Dem Enrico Borghi volte? Chi gestirà dati pubblici così sensibili? Sulla rete si muovono stakeholders, società private, entità statuali, cybercriminali che possono contaminare o male utilizzare Big Data che non devono essere intercettabili o men che meno utilizzabili all’ estero”. “Un commissario non può certo derogare dai diritti costituzionali – aggiunge – senza che sia il Parlamento, e quindi il popolo, ad essere investito di decisioni così delicate”.

Tra i critici, anche il leader della Lega Matteo Salvini. “Sulla App – fa notare – sono evidenti alcune gravi criticità, da molti sollevate, tra le quali: chi gestisce i dati raccolti, dove vengono conservati e per quanto e di chi è la proprietà dei dati? Garantire la protezione di diritti e dati privati degli italiani per la Lega è fondamentale, la strada scelta dal governo è pericolosa”. Per Salvini “la nostra libertà non è in vendita”. Anche Forza Italia è dalla stessa parte. Sembrano infatti tutti d’accordo sui passaggi che la App Immuni, lo strumento pensato per contenere i contagi da coronavirus, dovrà superare prima di essere utilizzata da tutti. La sua introduzione va votata in Parlamento, perché – come spiega Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera – si tratta di “un terreno tanto delicato, che riguarda i diritti e le libertà costituzionali delle persone, non può essere affrontato esclusivamente con lo strumento dell’ordinanza commissariale”. Anche il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, ospite di Omnibus su La7, chiede più chiarezza:  è “fondamentale – dice – stabilire un giusto equilibrio tra tutela della salute e privacy, non mitizzare nessuna delle due esigenze, è necessaria una legge”. Cassese, facendo riferimento all’ordinanza del commissario all’emergenza Domenico Arcuri sull’App Immuni, ha anche bacchettato nuovamente il governo circa le soluzioni normative adottate per far fronte all’emergenza sanitaria. Il governo Conte per Cassese ha violato in primis l’articolo 16 della Costituzione. “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale – ha osservato il costituzionalista – salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

A creare problemi è soprattutto la sicurezza di quest’applicazione. È notizia proprio di questi giorni che Covid19 Alert!, la App “gemella” utilizzata in Olanda ha subito un ‘data breach’. Stando a quanto scrive il quotidiano ‘DeStandard’, circa 100-200 nomi, email, password criptate sono state rese pubbliche involontariamente. “Un errore umano, in mezz’ora abbiamo risolto”, spiega uno dei creatori. Resta il fatto che i dati, non si sa ancora perché, per diversi minuti erano accessibile da una diversa App degli sviluppatori. Il sistema consente di comprendere se con il telefono si è stati vicini a quello di un paziente con il coronavirus, esattamente come accade per altre applicazioni, compresa l’italiana Immuni.  L’unico rimedio per la grave violazione della privacy avvenuta in Olanda è stata che gli utenti eliminassero i dati memorizzati tramite la App. Della vicenda è stato anche informato il Garante privacy di Amsterdam.

Tornando all’Italia, nelle ultime ore c’è stata una rincorsa di dichiarazioni tra il commissario Domenico Arcuri e il premier Giuseppe Conte. Il primo sostiene che Immuni “rispetterà sicurezza e privacy”. Per chi deciderà di non scaricarla sul telefono “l’alternativa è la privazione della libertà”.  Nel giro di qualche ora, però, è stato prontamente smentito dall’Avvocato del Popolo, che durante la sua informativa al Parlamento ha annunciato che l’App “sarà scaricabile esclusivamente su base volontaria”. Pur puntando sulla massima collaborazione dei cittadini ad evitare la diffusione dell’infezione, ciascuno potrà liberamente scegliere se utilizzarla o meno. “Il tracciamento è necessario per evitare la diffusione del virus – ha chiarito – . Ma l’utilizzo di Immuni sarà su base volontaria e non ci saranno limitazioni per chi non l’avrà scaricata”, ha spiegato sciogliendo tutti i dubbi delle ore precedenti.

Quanto all’efficacia e alla velocità di rilascio della applicazione – che di fatto per ora non esiste e non è disponibile –  EstremeConseguenze.it ha provato a vederci chiaro con l’aiuto di Giovanni Ziccardi, professore associato di Informatica Giuridica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. Ecco una piccola lista delle tante criticità, sollevate dalle associazioni e dagli esperti del settore, su Immuni.

 

–  CONSENSO: attivazione su base volontaria delle funzionalità delle App e dei sistemi di rilevamento.

 

–  MINIMIZZAZIONE: trattare il minor numero di dati e anonimizzandoli o mascherandoli magari con l’uso di pseudonimi.

 

–  INFORMATION SECURITY: attenzione alla sicurezza sia dei dispositivi, sia delle App, sia dei futuri archivi di questi dati, per evitare data breach com’è avvenuto in Olanda.

 

TRASPARENZA: totale trasparenza del processo di raccolta e di come questi dati siano trattati (magari attraverso il machine learning)

 

ATTENZIONE A NON ESCLUDERE NESSUNO: se una App è solo per certi tipi di telefoni (moderni, ad esempio, o potenti) si escludono intere fette di popolazione (si pensi ai telefoni che hanno gli anziani).

 

MORTE DEI DATI FINITA L’EMERGENZA: i dati vanno poi eliminati finita l’emergenza, per non mantenere in eterno una base di dati che potrebbe essere riutilizzata senza motivo.

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Alessandro Sannini è stato da giovanissimo consulente una delle prime società di e-business e e-commerce a Bologna. Dopo qualche anno di attività nel campo legale, da più di dieci anni si occupa di finanza verso le PMI dal 2013 con le prime emissioni di minibond in Italia e altre operazioni straordinarie. E' stato consulente di una grande istituzione italiana come advisor per la space economy . Blogger e opinionista per diverse testate italiane e tv.

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