Stato di Diritto è una locuzione coniata dalla dottrina giuridica tedesca nel XIX secolo. E’ quella forma di Stato che assicura la salvaguardia e il rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo, insieme con la garanzia dello stato sociale. Durante i discorsi del Presidente Conte, alla faccia del premier si sovrappone nella mia mente quella della professoressa di Filosofia del liceo, che seduta dietro la cattedra citava Hobbes: “Lo Stato – diceva  – rappresenta l’istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi attraverso l’esercizio di una summa potestas, espressa attraverso la forma astratta e universale della legge che si legittima in base al mandato di autorizzazione degli individui, in cui si realizza il meccanismo della rappresentanza politica; i cittadini si trovano infatti in quella fase pre-politica che è definita come ‘Stato di natura’ e il sovrano svolge un ruolo “rappresentativo’ unificando in sé la ‘moltitudine dispersa'”» (Leviatano, 1651).

Conte, il sovrano, cerca di unificare la moltitudine dei cittadini senza, però, averne avuto l’autorizzazione, il mandato. La durezza con la quale zittisce qualsivoglia critica avanzata da una inesistente opposizione, spaventa. Nessuna recriminazione, nessuna contestazione, nessuno proferisca verbo. Il dito puntato verso la televisione, a monito per indicare chi non si uniforma alla linea. Anche da un mero punto di comunicazione visiva, mi terrorizza il concreto tentativo di manipolazione di quella ‘moltitudine dispersa’.

Non riceviamo una corretta informazione da parte di persone che trasmettono solo la netta sensazione di non aver la più pallida idea di quello che stanno facendo. Il risultato è che la moltitudine si disperde sempre di più, non c’è unità, non c’è Stato. Nella classifica dei 37 Paesi OCSE, l’Italia è al settimo posto per pressione fiscale con un 42,1%, nonostante ciò oggi ci troviamo uno Stato che non ha un euro in cassa.

Quindi, allo Stato si sostituiscono le Banche verso le quali tutte quelle attività economiche che vorranno ripartire dovranno indebitarsi sottostando altresì al palese ricatto di mantenere il ‘livello occupazionale’, una sostanziale abdicazione all’articolo 41 Costituzione.

Ed ancora una volta poniamo vincoli, quando occorrerebbe avere le mani libere, concetto che pare difficile da attuare da parte di persone che, per la maggior parte, non ha mai svolto concretamente un lavoro. Ed è qui che riaffiorano ancora ricordi, di un’età più adulta.

Diritto Costituzionale è stato il mio primo esame all’Università, in cattedra l’Emerito Professor Augusto Barbera, oggi giudice della Corte Costituzionale. All’eccitazione che accompagna l’inizio di una nuova fase nella maturazione di una giovane vita, si univa lo studio di una materia fondamentale per comprendere il sistema di un paese democratico, per capirne le dinamiche.

Ed è proprio partendo dalle basi che vorrei ricordare insieme il principio, ormai dimenticato, che la Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano, ed in quanto tale occupa il vertice della gerarchia delle fonti nell’ordinamento giuridico della Repubblica.
La gerarchia delle fonti, questa sconosciuta, sancisce che una norma contenuta in una fonte di grado inferiore non può contrastare una norma contenuta in una fonte di grado superiore: in sintesi, la Costituzione prevale sulle ultime fonti primarie, che sono gli atti aventi forza di legge (nell’ordine decreti legge e decreti legislativi).Ora sorge spontanea una domanda, come mai ci troviamo ad essere governati da questi ultimi?

Cara Italia, Repubblica democratica fondata sul lavoro, ti prego risorgi. Non basta che tutti la invochino, chi per un articolo chi per un altro, la Carta costituzionale deve avere una lettura unitaria, ogni articolo non può prescindere dall’altro.
Ma io sono una semplice giuslavorista, invoco la voce dei costituzionalisti, necessitiamo dell’ennesimo gruppo di task force oppure facciamo tornare in auge il buon vecchio Parlamento? Perché ricordiamoci sempre che lo Stato siamo noi.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

avvocato giuslavorista

Susanna Carinci avvocato giuslavorista nata a Bologna dove ha studiato e vissuto, salvo per una felice parentesi Milanese. Dal 2007 lavora presso lo studio legale del Prof. Franco Carinci, padre e mentore che le ha trasmesso la passione per la materia. Ha avviato la partnership con lo Studio LABLAW Studio Legale Failla Rotondi & Partners per la sede di Bologna.

Commenta con Facebook