In Ecuador non solo la crisi esiste ed ha numeri ben diversi da quelli resi noti dal governo di Lenin Moreno: è una crisi non solo sanitaria ma anche politica, sociale ed economica”. Lo dice con chiarezza Esther Adelina Cuesta Santana, parlamentare del movimento Revolucion Ciudadana, vicina all’ ex presidente Rafael Correa che, nella sua carriera politica ha svolto numerosi incarichi di grande responsabilità, focalizzati alla protezione dell’essere umano e dei suoi diritti. È stata Console Generale dell’Ecuador a Genova dal 2009 al 2014, ed in seguito è stata eletta in parlamento per la circoscrizione Europa, Asia e Oceania, per poi far parte di numerose commissioni parlamentari per la protezione dei diritti umani.

Quali sono i veri numeri della crisi sanitaria in Ecuador? Il governo Moreno ha dichiarato il 13 aprile che si sono verificate circa 400 morti per Covid19, mentre l’11 aprile aveva dichiarato che erano quasi 2000. Cosa c’è di vero?

Questa incongruenza sui numeri mostra con evidenza la mancanza di trasparenza dell’attuale governo dell’Ecuador e la mancanza di soluzioni adeguate per affrontare la crisi, in primo luogo sul piano sanitario. Il governo Moreno non ha dato priorità, come invece è avvenuto in altre parti del mondo, alla salute dei cittadini ma ha preferito pagare 324 milioni di dollari di debito estero dell’Ecuador. Questo è accaduto il 24 di marzo, in piena crisi sanitaria, invece che comprare tamponi, mascherine di protezione, respiratori e assumere medici e operatori sanitari e dotare le forze dell’ordine degli strumenti necessari a tutelare la popolazione. Il governo, invece, ha preferito pagare i debiti e non provare a salvaguardare la vita dei cittadini.

L’Ecuador, purtroppo, è il caso più eclatante di una situazione che si è ripetuta anche in altri Paesi del mondo

I governi neoliberali, e quello di Lenin Moreno non è l’unico nel mondo ad aver agito così, favoriscono il grande capitale finanziario a spese della vita delle persone, che è passata in secondo piano, o meglio è stata completamente abbandonata. Il 10 di aprile, infatti, il governo Moreno si è visto costretto ad aggiornare le cifre del contagio, perché non ha più potuto nascondere la verità che è sotto gli occhi di tutti. Ha detto che erano 8450 i morti per covid-19 su una popolazione di 17 milioni di abitanti. Queste naturalmente sono solo le cifre ufficiali che, sicuramente, sono inferiori alle cifre reali. I tamponi eseguiti al 10 di aprile sono stati solo 29.596. Da gennaio ad oggi, però, solo nella provincia del Guayas sono morte 14.561 persone, pari al 68 al 70 % dei casi di covid-19 rilevati nel Paese. Guayaquil, la capitale, è diventata l’epicentro dell’epicentro contagio. Le statistiche sulla mortalità dell’intera provincia del Guayas sono chiare: in media muoiono 2000 persone al mese. In questo periodo, in realtà, sono decedute almeno 7.000 persone al mese in più rispetto alle medie degli altri anni. Il governo di Moreno, invece, dichiara 8450 casi in totale dall’inizio della crisi sanitaria nel Paese. Fra l’altro Moreno il 2 di aprile si è visto costretto a contraddire quanto dichiarato dai suoi ministri sulle statistiche legate al covid19, dando così un chiaro segno al mondo della sua incapacità di governo.

Come ci diceva, però, i numeri reali sono ben diversi

Facendo un rapido calcolo, solo nel Guayas – e considerando che un tasso di mortalità intorno al 5 % e non intorno al 10% come ad esempio in Spagna – ci sono almeno 200 o 300 mila cittadini positivi al coronavirus, mentre il 13 aprile i media, riportando i dati governativi, dicevano che i casi accertati erano 7.466 e i decessi 333. Numero al quale secondo il ministero della Sanità si dovevano aggiungere altre 384 probabili morti per coronavirus.

Ma come poteva il governo Moreno agire meglio se solo negli ultimi tre anni è riuscito a smantellare la sanità pubblica, che era stata implementata dal governo Correa? Sono stati licenziati più di 3500 fra medici, infermieri e operatori sanitari per pagare il debito pubblico in larga parte prodotto dal suo governo ? Fino a tre anni fa, ricordiamolo ancora, il debito pubblico era inferiore al 50% del Pil…

Qual è la soluzione del governo Moreno?

Colpevolizzare la cittadinanza, soprattutto di Guayaquil, per il diffondersi della pandemia, ovvio. Eh già, noi, cittadini della maggior città dell’Ecuador, viviamo spesso in case di 50 metri quadri in 7 o 8 persone perché non possiamo permetterci di meglio, svolgiamo lavoro autonomo, e questo vale per almeno il 70 % della popolazione e, quindi, se non lavoriamo non mangiamo. Non abbiamo ricevuto nessun aiuto dal governo, siamo colpevoli di diffondere la pandemia perché non rispettiamo la regola di non uscire di casa, magari per andare a procurarci il cibo, e dunque siamo indisciplinati. Presidente Moreno, lo faremmo volentieri! Volentieri saremmo restati chiusi in casa ma, piuttosto che vedere i nostri figli morire di fame, siamo usciti, abbiamo rischiato di morire noi, contagiati dal coronavirus, pur di sfamare le nostre famiglie.

 

 

La mancanza di trasparenza è evidente e non trova alcuna giustificazione umana.

Le persone, nella provincia del Guayas e in tutto il Paese sono morte a casa senza poter accedere a cure ospedaliere, senza poter accedere ad un respiratore e senza poter avere la visita di un medico. Il governo però ha insistito e insiste nel dichiarare che queste realtà sono fake news. Eppure le prove, evidenti nelle grida di aiuto affidate ai social network come biglietti in bottiglie gettate in mare con la speranza che le correnti le portino a chi può intervenire, nelle chiamate di aiuto che ho ricevuto dai miei amici che vivono a Guayaquil e dal confronto con gli Ecuadoriani in Italia, sono sempre state chiare e disponibili. Il 33 % della popolazione Ecuadoriana è in condizioni economiche di povertà e il 25 % in povertà estrema, e, senza appoggio sociale e aiuti economici esce, si assume il rischio di morire e lavora per portare a casa il cibo per i suoi figli. Altro che untori indisciplinati. Perché 60 dollari stanziati dal governo per aiutare le famiglie indigenti non arrivano a tutti coloro che ne hanno un estremo bisogno? Ammesso che l’esiguità della cifra non sia addirittura insultante in un momento in cui i rifornimenti alimentari non ci sono e quindi i prezzi sono cresciuti enormemente. Poi ci sono gli immigrati irregolari, provenienti soprattutto dal Venezuela – ebbene si, anche l’Ecuador vive questa realtà – che non hanno nessuna tutela. Che cosa possono fare? Escono di casa e cercano di lavorare per guadagnarsi il cibo per la giornata, ovvio.

A parte che, ma questa è una mia opinione personale, ci tengo a precisarlo, il concetto stesso di immigrato o emigrato faccio fatica a capirlo, peggio ancora regolare o irregolare. Non siamo tutti figli dello stesso pianeta sul quale nessuno ha scelto il suo luogo di nascita ma che è la casa di tutti? E allora migranti da dove, e per dove?

Infatti, indipendentemente dalla situazione migratoria regolare o irregolare, le singole regioni, in particolare Pichincha, hanno cercato di integrare con le proprie risorse questa elemosina del governo centrale, includendo tutte le famiglie in stato di necessità. Ecco, questo è il vero spirito Ecuadoriano. Questo è il vero prodotto della anima Ecuadoriana. Ricordiamoci chi siamo, tutti i giorni, non solo quando sarà il momento, nel 2021 quando si terranno nuove elezioni.

In tutto questo il governo di Lenin Moreno, per trovare risorse economiche sufficienti a fronteggiare la pandemia – ma non erano i numeri così limitati? Ah già, ci sono gli indisciplinati untori – invece di proporre programmi di aiuto alle famiglie e alle piccole imprese, introduce una nuova imposta a carico degli impiegati e degli operai, cioè ai pochi che hanno un lavoro a tempo indeterminato. Moreno ha anche sospeso il pagamento degli stipendi agli impiegati pubblici, medici e operatori sanitari inclusi.

Il progetto di legge mira a portare nelle casse dello stato 900 milioni di dollari prelevati dai redditi dei lavoratori, mentre, nello stesso periodo, prevede di incassare dalle grandi imprese solamente 500 milioni di dollari, senza tenere conto delle grandi risorse che hanno sottratto al Paese e depositate in conti offshore. Per avere un quadro più completo, è opportuno non perdere di vista i disegni imperialisti degli Stati Uniti sul Sudamerica, ricchissimo di risorse naturali. Sarà colpa dei governi sudamericani se, presentandosi in modo servile, non contrasteranno questo stato di cose. Quindi Ecuadoriane e Ecuadoriani, riappropriamoci della nostra sovranità e eleggiamo un governo che lavori per il popolo, non per tutelare interessi stranieri.

La gestione dell’emergenza covid-19 è una importante ipoteca politica sulle prossime elezioni. Cos asta facendo l’opposizione?

L’opposizione, rappresentata dal partito Revolucion Ciudadana vicina all’ex presidente Rafael Correa, negli ultimi tre anni ha sopportato persecuzioni politiche. Ricordiamoci che in febbraio 2021 ci saranno le elezioni presidenziali in Ecuador e ovviamente le forze politiche alleate del governo Moreno, per convenienza politica, stanno cercando di distanziarsi dalle scelte del presidente, per presentarsi alle elezioni il meno compromessi possibile alle urne. Non vogliono associarsi alla grave e nefasta gestione dell’attuale governo. Il presidente Moreno non sarà rieletto perché ha un indice di gradimento del solo dell’ 8%. Al suo posto si candiderà il vicepresidente Otto Sonnenholzner, che invece che occuparsi della crisi attuale, si impegna nel pubblicare video e sembra già in piena campagna elettorale. Gli Ecuadoriani non lo dimenticheranno. Così come non dimeticheranno che Sonnenholzner non è mai stato eletto, ma solo nominato da Moreno quando è riuscito a fa arrestare il vicepresidente eletto, Jorge Glas, definitito prigioniero politico da più parti nel mondo.

 

E tutto questo per cosa? Per favorire le multinazionali che deprederanno L’Ecuador delle sue risorse naturali che sono molte e di grande valore. Petrolio, metalli preziosi e non, frutta, cacao, gamberi e una grande biodiversità, una delle più grandi del mondo, insieme al Madagascar.

L’economia deve servire all’essere umano e non il contrario. I 10 anni di governo del presidente Correa e del partito Revolucion Ciudadana hanno portato grandi investimenti soprattutto nei settori dell’educazione, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture, nella ristrutturazione delle città e nelle opere sociali. È stato applicato un modello di politica economica che poneva al primo posto l’essere umano e poi il capitale. Oggi invece in Ecuador stiamo vivendo esattamente il contrario. Oggi l’Ecuador è l’esempio della peggiore risposta alla crisi sanitaria, che è molto diversa rispetto alla crisi economica del 2008. Oggi siamo di fronte a una situazione di vita o di morte. Anche il ruolo dello Stato è molto diverso: in questo caso deve fornire l’accesso alle cure, che deve essere garantito a tutti e deve essere una priorità. E questo governo chiaramente ha mostrato che la priorità è quella di favorire il grande capitale. Molti di noi Ecuadoriani abbiamo la speranza di poter presto tornare a avere una politica più equa e nel 2021 torneremo a ricostruire questa nostra patria, che è stata strangolata da questi tre anni di governo di Lenin Moreno. Come siamo stati capaci di ricostruire dopo la crisi del 2008, lo faremo anche questa volta con la gente e per la gente.

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Giovanni Valentino Barnini, toscano nato a Milano, da quasi 7 anni cittadino Ecuadoriano. Da più lustri di quanti mi piaccia ricordare sono Consulente di Direzione d'azienda e Lead Auditor per sistemi di gestione della qualità, ambientali e etici. Ho avuto la fortuna di poter insegnare in Italia e in Ecuador realizzando cosi un grande sogno, cioè trasmettere un punto di vista sulla realtà. Ho anche un grande difetto. Non riesco a stare fermo, considero il pianeta come la mia casa.

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