Covid19 potrebbe far raddoppiare i morti per malaria in Africa. Quasi 1,200 persone muoiono ogni giorno per malaria, 430mila l’anno con 228 milioni di casi registrati l’ anno scorso. Il 90% in Africa. Ma in questo 2020 le vittime potrebbero avvicinarsi al milione. Colpa del Covid19 che ormai è arrivato in tutti i paesi africani e che rischia di tenere lontane da ospedali e ambulatori milioni di persone.

L’allarme è stato lanciato da Matshidiso Moeti, direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Africa (la prima donna nella storia dell’OMS a ricoprire questo ruolo). “La presenza del virus in tante strutture sanitarie può tenere lontana la popolazione e abbiamo già diversi casi di personale sanitario in Africa che si è infettato. Dalla prossima settimana parte la campagna annuale di prevenzione anti-malarica e inizieranno anche i programmi di vaccinazioni a malattie che in Africa sono ancora letali e presenti, come morbillo e poliomelite. Per non parlare di HIV e TBC. Ma quello che ci preoccupa di più sono in piani nazionali dei singoli Stati africani contro la malaria, la disponibilità di medicine, le campagne di prevenzione e di attenzione alla malattia. Dopo alcuni anni di diminuzione della malattia il 2020 rischia di riportarci a numeri precedenti gli anni Duemila. Il distanziamento sociale e l’attenzione crescente ai luoghi della sanità non possono diventare un ostacolo alla lotta contro questa malattia che in Africa vede il 90% dei morti a livello globale e la quasi totalità dei paesi coinvolti”. 

Qui il rapporto 2019 dell’OMS

Il 25 aprile, è la Giornata mondiale della malaria, “Zero malaria starts with me” (Zero malaria inizia con me) è lo slogan del 2020. In una situazione di pandemia l’attenzione dei finanziatori internazionali dei progetti anti-malaria è ovviamente meno alta.  Intanto la ‘leggenda metropolitana’ dell’Africa come paese quasi immune da Covid19 (abbiamo letto di condizioni climatiche favorevoli fino a fantasiose, se non razziste, teorie sulla maggiore resistenza delle popolazioni africane) è già smentita.

Il virus sta avanzando progressivamente in tutto il continente, con alcune situazioni specifiche che preoccupano molto le autorità sanitarie. Al momento i casi ufficiali hanno superato quota 25mila con oltre 1.200 morti. Difficile però avere notizie da alcune comunità. Per non parlare delle condizioni sanitarie delle gigantesche baraccopoli come a Lagos o Kibera in Kenya. Secondo un recente studio di Nature sono circa almeno 53 i milioni di persone che in Africa vivono nelle baraccopoli, aree prive di acqua potabile, servizi igienici, sanitari e scuole. Si tratta del 47-50% della popolazione urbana analizzata nello studio che ha preso in esame 31 paesi.

Tra i problemi più gravi contro il Covid19 e una possibile esplosione dei contagi (che nel continente negli ultimi dieci giorni sono raddoppiati) c’è prima di tutto la scarsità di dispositivi sanitari. Tolto il Sud Africa (che detiene al momento il record di contagi, circa 3mila, con oltre 130mila tamponi eseguiti) gli altri paesi devono sostanzialmente arrangiarsi. 

Il Dottor Chikwe Ihekweazu, responsabile delle politiche anti Covid19 per la Nigeria, durante una video intervista coordinata da OMS ha parlato di soli 839 casi confermati nel suo paese. Un paese di 200 milioni di abitanti con diverse città ad altissima densità abitativa. “Al momento abbiamo pochi casi confermati ma sappiamo che il contagio sta aumentando. La difficoltà sta nel riconoscere e stabilire chi si è infettato, ci stiamo attrezzando come possiamo ma la situazione è complicata. Ci sono realtà dove il distanziamento sociale è molto difficile. In Africa poi, e in Nigeria, chiudere in casa le famiglie vuol dire anche togliere loro l’unica possibilità di guadagno giornaliero e quindi anche di sfamarsi. In Nigeria ci sono 36 stati, che si stanno coordinando. Ma abbiamo un totale di 400 apparecchi per la ventilazione artificiale e pochi posti letto in terapia intensiva. Mascherine, guanti, sono un grosso problema per noi. Ci proteggiamo come possiamo”.

Ma la questione sanitaria è solo una parte del problema perché quello che preoccupa davvero sono le possibili ricadute economiche di un continente che solo in alcuni casi aveva visto negli ultimi anni un miglioramento delle condizioni di vita. 

Secondo uno studio del 6 aprile scorso dell’Unione Africana si prevede che la popolazione africana in età lavorativa aumenterà da circa 705 milioni nel 2018 a quasi 1 miliardo entro il 2030, il che vuol dire che al ritmo attuale di crescita della forza di lavoro, l’Africa deve creare circa 12 milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno per prevenire l’aumento della disoccupazione.

Secondo le stime più recenti dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il tasso di occupazione vulnerabile era del 76,6 per cento nell’Africa sub-sahariana, con un’occupazione non-agricola nell’economia informale che rappresentava oltre il 75 percento dell’occupazione totale della popolazione in età lavorativa su scala continentale, e in molti paesi addirittura oltre il 90% di questa popolazione, e il 52 percento nel Nord Africa.

Con lo scoppio della pandemia globale sono a rischio immediato, secondo il rapporto dell’Unione africana, 20 milioni di posti di lavoro tra il settore formale e informale. Il 60% della popolazione disoccupata africana è composta da giovani. Un quarto di loro cerca maggior fortuna in Europa, affidandosi alle mafie dei trafficanti di uomini.

Le prime cinque economie africane (Nigeria, Sudafrica, Egitto, Algeria e Marocco) rappresentano oltre il 60% del Pil africano. Il livello dell’impatto di Covid-19 su queste 5 economie sarà rappresentativo per l’intera economia africana. I settori del turismo e del petrolio rappresentano in media un quarto (25%) dell’economia di questi paesi, due settori che stanno già risentendo in modo pesante dalla crisi attuale, a partire dal notevole crollo dei prezzi delle materie prime.

Il petrolio è crollato ai minimi storici. Il cacao ha perso il 21% del suo valore negli ultimi cinque giorni e anche i prezzi globali di prodotti alimentari chiave, come riso e grano, possono avere un impatto sui paesi africani.

I viaggi e il turismo sono uno dei principali motori di crescita dell’economia africana, rappresentando l’8,5% del Pil nel 2019 secondo il World Tourism and Travel Council (Wttc). Per 15 paesi africani, il settore turistico rappresenta oltre il 10% del Pil e per 20 dei 55 stati africani, la quota del turismo nella ricchezza nazionale è superiore all’8%. 

(Ph Clubofmozambique su Instagram)

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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