Carabinieri ipertecnologici in prima linea nella lotta al covid-19. Ma ancora non tutti possono contare su una fornitura adeguata di mascherine e guanti. Possibile?

Andiamo con ordine. Nei giorni scorsi in piazza Duomo a Milano è comparsa una pattuglia dotata dei modernissimi caschetti che vedete nella foto, in grado di misurare la temperatura corporea delle persone che i militari dell’Arma avevano di fronte e dovevano controllare. Device ultramoderni che si chiamano ‘smart helmet’, e sono già in dotazione alle forze di polizia di diversi Paesi, tra cui Dubai e la Cina.  I caschi, poi, sono collegati ad un tablet della Samsung che in tempo reale riesce a stabilire se si ha la febbre oppure no.

Si tratta di un test avviato dal ministero della Difesa a tutela dei cittadini e del personale dell’Arma che ogni giorno è per la strada. Una misura che va idealmente ad aggiungersi agli altri strumenti di protezione, come guanti e mascherine che ormai dovrebbero essere disponibili in quantità sufficiente per tutte le forze dell’ordine, soprattutto nelle regioni più colpite dal contagio.

Per il momento i caschetti arrivati a Milano si contano sulle dita di una mano. Solo un piccolo gruppo di carabinieri – 8 in tutto – ha potuto seguire un breve corso per imparare ad utilizzare il device. Se la prova andrà bene, però, il caschetto potrebbe diventare di uso comune su tutto il territorio nazionale e potrebbe essere di enorme aiuto nell’affrontare la fase 2.  Proprio per questo il test è stato avviata anche a Roma e sempre la Samsung a Genova ha fornito dei tablet agli ufficiali, con tanto di App che controllano le diverse funzioni di cui è dotato il “casco termoscan”.

Nel frattempo, però, i Dpi per chi va in pattuglia ogni giorno e controlla i documenti di milioni di italiani sono ancora contati. E anche i carabinieri che nella foto stanno sperimentando l’uso dello “smart helmet” in piazza Duomo, impeccabili nelle loro divise con tanto di bandoliera, non indossano tutti le mascherine o i guanti. Perché?

 

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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