Ma vi siete accorti che è cambiato il mondo? Mentre andate mascherati, inguantati, gelatinati, distanziati a giro per le strade delle vostre città, vi siete accorti che qualcosa era cambiato? Guardate che se dite di no, mica ci sembrerete tanto strani, perché anche noi ci siamo trovati in questa cosa qui e, tra lavoro editoriale e spesa da fare, tra cinghie da tirare e figli da accudire, tra spese da pagare e banche da chiamare, mica ci abbiamo badato troppo.

 

Nel senso che, una volta tenuto fuori dalla porta il virus, una volta egoisticamente tranquillizzati di essere tra i salvati, ci siamo fatti investire dalle nuove regole mansueti. Qualche sigaretta in più, qualche bicchiere con la scusa che, oltre a ovattare la realtà, ubriaca il covid19, quelli più arditi di noi, qualche stupefacente più o meno leggero calato o fumato, i più buongustai, grandi spolverate di zuccheri travestiti da leccornie, alla fine la si è sfangata senza troppe domande.

 

È per questo che oggi abbiamo deciso di farlo. Di sederci e guardarci. Fare i conti con noi stessi. Cioè di chiederci cosa abbiamo fatto per essere finiti così. Perché se siete tra quelli che pensano che tutto quanto stia accadendo sia, la diciamo in poesia, sfiga, allora non avete capito molto. Non è un asteroide impazzito che ha alzato un polverone e poi “ciao” a tutti i dinosauri. Siete convinti di questo? L’asteroide si chiama covid e noi siamo i dinosauri? Avete preso un abbaglio.

No, non pensate ai cinesi cattivi e agli statunitensi imperialisti. Piacerebbe a tutti che ci fosse la Spectre, la CIA, il servizi segreti cinesi, il KGB, Babbo Natale e Gesù Bambino dietro a covid19, ma purtroppo non è così. Dietro al coronavirus c’è solo e unicamente una persona. Ve la presentiamo. Fate così, così come siete bardati, niente convenevoli. Alzatevi, andate in bagno, accendete la luce, mettetevi davanti allo specchio. Et voilà, il colpevole. Voi. Delusi? Ma va, che lo sapevate.

 

Chi volete che facesse la spesa ogni giorno. Voi. Dai, con la memoria andate al banco della carne. Che prodotto prendete? Quello che costa meno? Chissenefrega di che tipo di allevamento? Ahi, ahi, ahi. Quegli animali ammassati l’uno sull’altro a ingrassare come maiali, anche se maiali non sono, e poi zac. Lì belli incelofanati e pronti alla vostra griglia o padella. Vi piace un vitello? Da bravi, andate a comprarne uno. Prendete anche un fazzoletto di terra dove farlo vivere. Dategli da mangiare. Curatelo. Poi uccidetelo e mangiatevelo. Pesate ogni cosa, fate un conto delle spese affrontate, due calcoli e vedrete che il conto non torna.

 

Il latte. Mica dimenticherete il latte? Mucca ovviamente. Litri, litri e litri di latte di mucca. E perché di mucca? Perché non di capra? Perché non di asina? Perché non…? Facile, perché la mucca ne fa di più. Il latte di mucca fa bene. Davvero? E pensare che ci avevano raccontato che il latte che era buono per noi mammiferi fosse quello della mamma. Il gioco è questo, un bel tiralatte, anche con le mucche si fa così: una tortura, lo sappiamo. Quanto Ugo o Bettina smettono di essere allattati, via di pompetta e latte caldo ogni mattina. Vi accorgerete che è più o meno indigesto. Meglio quello di mucca? Più sano? Più ricco di cose che solo lì ci sono? Probabilmente lo avete letto sulla stessa rivista dalla quale avete scoperto che il vino aiuta nella lotta al coronavirus. Infatti è per questo che di fianco alle terapie intensive c’è sempre una damigiana di chianti o di cabernet. Adesso anche una stecca di sigarette, perché anche la nicotina dicono che aiuti la battaglia di covid.

 

Siete vegetariani? Quanto i pomodori al chilo? Troppo poco. E sapete perché? Perché nell’agricoltura uno dei costi maggiori dovrebbero essere le braccia, le braccia di chi quei pomodori raccoglie. Anche qui. Prendete la macchina. Parlate con un contadino. Andate sul campo. Piantate una bella pianta di pomodori. Anzi meglio un paio. Poi curatela. Bio? Niente diserbanti. Il Sole è gratis, l’acqua no. Avanti così fino alla raccolta. Cronometrato il tempo? Segnate tutte le spese? Quanto vi è costato un chilo di pomodori? Ok, ora moltiplicate per tre. Quello è il prezzo vero, se tutta la filiera dovesse guadagnare qualcosa. Meglio la gioielleria?

 

Se uscite dal supermercato, ci possiamo buttare nel traffico e confrontarci sulla vostra autovettura. Nel negozio di vestiti pieno di capi che arrivano dal Bangladesh, anche se fate finta di non saperlo, possiamo parlare di lavoro e diritti nel secondo e nel terzo mondo. Poi, visto che siamo cattivi, vi accompagniamo in banca e vi raccontiamo due cosette sulla finanza, quella mediocre, non quella alta di cui si riempiono i libri di narrazione economica progressiva. Ma in realtà, anche di tutto questo, sapete già tutto.

 

Ora che tutte le carte sono lì sul tavolo, fate un bel respiro, non troppo però se abitate in un grande centro urbano o di fianco a un polo industriale, e fate mente locale. Noi lo abbiamo capito e abbiamo capito che, senza scadere in chi ci sta dicendo che la Terra ci sta prendendo serenamente a calci nel deretano e a colpi di virus tenta di debellarci, c’è qualcosa che non va nel nostro sistema di sviluppo. Nel nostro sistema economico. Nel nostro sistema produttivo. Nella nostra distruzione sistematica dell’ecosistema del Pianeta. E sapete qual è la brutta notizia? Ma davvero brutta? Che, ‘o sistema, siamo noi, nessuno si senta escluso.

 

Visto che siete lì in piedi davanti allo specchio, già che ci siete, ripetete con noi: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Lo ha detto il Mahatma Gandhi. Non occorre neppure spiegarla molto. Ma concentratevi su una parola, cambiamento. Perché, se lo fate, se vi concentrerete per davvero, vi accorgerete che tra Fasi2 e Fasi3, nessuno parla di cambiare tutto per cambiare tutto, rivoluzionare tutto, no, la vulgata è un gattopardesco: “cambiare tutto per non cambiare niente”. Covid19 e tutte le nuove realise dei prossimi anni ringraziano. Ringraziano anche 25.549 tra donne e uomini che il nostro modello di mondo hanno pagato con la loro vita, secondo l’ultimo bollettino della Protezione Civile. Quello che è così deprimente sentire, che nessuno lo vuole più ascoltare.

 

#andràtuttobene. Tranquilli. Presto sarà tutto uguale uguale. Tempo del vaccino o dell’immunità di gregge. Potremo tornare alle nostre vite. A prendercela con il politico di turno, che probabilmente avremo votato, con le troppe tasse, che sono ovviamente troppe, ma anche con il welfare sempre più risicato, con… gli altri, che tanto è sempre colpa loro.

 

Ora gel sulle mani. Guanti. Mascherina. Allontanatevi almeno un metro da voi stessi. E come noi, fate finta che sia normale, un 24 aprile del 2020, andare mascherati a giro per la città, un’autocertificazione in tasca per recarsi all’edicola a comprare il giornale e un’app anticontagio sul cellulare.

 

C’è un’applicazione per tutto ormai, si sa, Immuno è l’ultima, la più discussa. Però sono migliaia e migliaia. Abbiamo cercato, nello store virtuale, alla parola “revolution”. È uscita, per prima, l’app “makeup revolution”, serve per comprare i mascara, fondotinta e cose così. Che dite, magari se ci trucchiamo nessuno si accorge che siamo noi i colpevoli di tutto questo casino, di queste morti, di questa pandemia? Va beh, a questo giro accontentiamoci della mascherina.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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