Oggi è un dì di festa, anzi per noi che crediamo nella Costituzione Italiana come massima espressione e garanzia di democrazia, è “il” dì di festa. Tra tutte le feste, questa della Liberazione, liberazione dal nazismo e dal fascismo, è sicuramente la più preziosa. È il giorno della vittoria. Cioè il giorno nel quale si balla, si danza, si gioisce: siamo vivi e siamo liberi.

 

Ma è anche il giorno nel quale si onorano le eroine e gli eroi della Liberazione, coloro che hanno messo in gioco la loro vita, molti perdendola, in quella guerra fratricida tra italiani, che ha visto da un lato le partigiane e i partigiani, le loro coraggiose brigate di diversi credi e colori, dall’altro la feccia fedele a Benito Mussolini, il dittatore italiano appoggiato da quel mostruoso suo allievo che fu Adolf Hitler.

 

In questo 2020 la giornata della Liberazione sarà diversa. L’emergenza sanitaria ci obbliga a forme più private, non di piazza, di festeggiamento. Possiamo, pare, riempire i social network dei nostri inni e del ricordo degli eroi, delle partigiane e dei partigiani. Le vie resteranno vuote delle nostre bandiere, dei nostri riti di celebrazione.

 

È così da settimane e settimane. Le nostre città hanno scoperto il silenzio, animali da sempre guardinghi e sospettosi, passeggiano dove noi passeggiavamo. Tra questi, inevitabile, abbiamo scorto anche dei topi di fogna. Succede con le epidemie. Sono portatori, questi in particolare, di un brutto virus, il fascismo.

 

Li abbiamo sentiti squittire, senza la vergogna dell’inopportunità, tra le sirene delle ambulanze, per dire cose senza senso intorno a questa nostra festa, che, questi animaletti senza memoria pare abbiano dimenticato, celebra proprio la loro cacciata. La loro e quella di tutti quelli della loro specie. Passata, presente e futura.

“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Lo dice la nostra Costituzione, quella italiana, quella del tricolore. Quello che troppe volte voi fascisti e neofascisti ostentate, dimentichi di averlo infangato con le vostre leggi liberticide, con le vostre deportazioni degli ebrei, con i vostri confini degli oppositori politici, con l’abrogazione dei diritti dei lavoratori, con l’abolizione delle libere elezioni, con le vostre guerre coloniali, con il vostro eccidio mondiale.

 

Purtroppo le piazze oggi sono vuote delle nostre bandiere e dei nostri slogan, altrimenti non occorrerebbe molto impegno per sentire quell’invito che forte sempre si alza dai nostri cortei e che recita: “Fascisti, carogne, tornate nelle fogne”. Diremmo che inequivocabilmente vi ricorda qual è il vostro posto.

 

Questa emergenza sanitaria ha ammazzato decine di migliaia di italiane e italiani. Voi, feccia fascista, ne avete ammazzati molti di più. Milioni e milioni. Eppure, al contrario dei vostri cuginetti nazisti, non vi vergognate.

 

Queste ore sporcate dal dramma delle vite spente di tante e tanti nostri connazionali, è stata involontaria occasione per tutti noi per riassaggiare, blandamente, i vostri modi e le vostre fasciste restrizioni. Chiusi in casa in un eterno coprifuoco. Confinati per volere governativo. Il Parlamento azzoppato. I media umiliati da dirette social fai da te. La verità di Stato imposta come dogma. Pur grave oltraggio alla nostra democrazia, sono nulla rispetto a quello che voi e il vostro Duce avete fatto al nostro Paese nel vostro Ventennio. Due decenni di indelebile vergogna nazionale, riscattati solo dalle nostre staffette, dalle nostre partigiane e partigiani.

 

Le norme anticontagio, non permettono di celebrare questo 25 aprile 2020 come vorremmo. Siamo sicuri non sarà violazione di alcuna restrizione, nel passare di fronte alle lapidi che sulle pareti delle nostre case ricordano il sacrificio delle eroine e degli eroi della Liberazione, lasciare un fiore. Il fiore del partigiano morto per la libertà.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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