Ivan fa il programmatore di app ed è laureato in psicologia. Si dedica soprattutto all’usabilità: rendere l’applicazione gratificante, semplice, interessante da scaricare. Lo fa da 25 anni e l’abbiamo intercettato grazie ad un appello che ha lanciato, diretto a tutte le persone che lavorano nel mondo dei software: chiedeva ai suoi colleghi di rifiutarsi di dare il loro contributo alla creazione di app che possano aumentare il “ il controllo della politica sulla popolazione”. Gli abbiamo chiesto di spiegarci, in modo semplice, la situazione. Partendo dal fatto che non abbiamo  certezze assolute, perché la app non è ancora uscita.

Si sta seguendo il modello cinese,  quindi, Immuni potrebbe proporre le funzionalità già attive in Cina”, esordisce. “ Immaginiamo una signora che sale sull’autobus, mostra il QR Code che ha sull’applicazione, si accende il semaforo verde ed entra. Attraversa la città per andare a trovare il figlio. Scende, ma purtroppo sull’ autobus con lei c’era un infetto. Va a trovare il figlio, si raccontano un po’ di novità, quindi torna alla fermata per prendere l’autobus. Presenta l’app allo scanner ma questa volta il semaforo è rosso, perché nel viaggio precedente è entrata in contatto con una persona positiva. Non può salire. Non può prendere nemmeno un taxi. Deve arrangiarsi in qualche modo, magari andando piedi. Il figlio, poi, il giorno dopo va a fare la spesa e presenta l’app allo scanner , ma il semaforo del supermercato diventa rosso, perché è entrato in contatto con la madre. Lo stesso accade sua moglie, i suoi figli. Stop a lavoro, ristoranti, e ogni altra attività in presenza di altre persone. Scatta per tutti la quarantena. Risultato? Nessuno esce più di casa, nemmeno le persone sane, per il terrore di entrare in contatto con chi è  positivo. Se tutto questo sia un bene auspicabile, oppure un incubo distopico,  ognuno lo deve decidere da sé. Facciamo attenzione, perché siamo stressati, preoccupati, intimoriti da un virus che ancora non ci molla: ma questo non può giustificarci a non fare attenzione a ciò che inseriamo nel nostro smartphone e nella nostra vita”.

 

 

Questo per quanto riguarda la funzionalità base dell’applicazione. Ma ci sono altri dubbi. Ivan continua a raccontarci della sua esperienza, anche perché ha progettato decine di app, molte delle quali sono state per mesi nelle classifiche dei download. Sa come si costruiscono, conosce le insidie che ci possono essere per gli utenti quando qualcosa va storto in sede di sviluppo o gestione dei dati. “Lo dico senza mezzi termini: questa app mi fa paura e mi preoccupa più del virus stesso. Per prima cosa raccoglierà quantità enormi di dati sanitari personali, aprendo uno scenario da incubo nel caso in cui queste informazioni vengano accidentalmente divulgate.Chiunque lavori nel campo del software sa che la diffusione accidentale o fraudolenta di dati personali degli utenti non è questione di se, ma di quando. Peraltro questa evenienza si è ampiamente verificata,  da parte sia di aziende private che della Pubblica Amministrazione. Recentemente, ad esempio, è accaduto sul portale dell’Inps. Provate solo a pensare cosa succederebbe se questi dati, una volta sfuggiti e pubblicati online, venissero utilizzati dalle compagnie assicurative che decidono se farci o meno una polizza, da un istituto finanziario che deve valutare se erogarci un prestito o da un datore di lavoro che deve scegliere chi assumere. Inoltre, dalle informazioni che sono state diffuse su Immuni, si garantisce che i cittadini non verranno tracciati nei loro spostamenti. Mi permetto di non crederci: sicuramente nella prima fase l’app non traccerà gli spostamenti, ma con un semplice aggiornamento, una volta che verrà accettata e scaricata, lo farà di certo. Non capisco, altrimenti, a cosa potrebbero servire la quantità enormi di dati puntiformi raccolti col Bluetooth, non collegati direttamente alla località fisica in cui sono stati raccolti. Mi sembra più che ovvio che prima o poi, ci sarà una classificazione di qualche tipo in base alla località. Per quanto riguarda l’anonimato, su cui la “promozione” di Immuni sta puntando molto,  dico una banalità: davvero pensate che ci possa essere una remota possibilità che venga  garantita?  È più facile incontrare un rettiliano al supermercato, credo. Anche non volendo, ci potrebbe essere qualche bug o qualche errore progettuale. Ed è scontato che questo accadrà, non esistono app senza bug, anzi non esiste nulla senza bug. Ciò potrebbe trasformare i nostri dati da anonimi in espliciti. E per farlo non servirà nemmeno attivare la localizzazione del telefono: basta semplicemente incrociare dati Wi-Fi e altre utenze domestiche connesse”, commenta il programmatore.

Ricordiamo, infine, che dal 31 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza sanitaria, per 6 mesi. Qui il testo

Significa, in pratica, che alcune libertà fondamentali, garantite dalla Costituzione, possono essere limitate. Si possono attuare interventi speciali, con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge. Obbligandoci a scaricare una app che forse non vogliamo? Blandendoci regalando, magari, lo smartphone necessario per installarla?

Leggi anche IMMUNI, LA APP CHE AGITA LA POLITICA

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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