Giovanni Agnelli, non l’Avvocato, l’altro, il nonno del Gianni con il rolex sul polsino, il “non chiedeteci che grado di parentela” con John Elkann.  L’avo, diciamola facile e così non sbagliamo, dell’attuale “padrone” di FIAT, accolse in camicia nera Benito Mussolini che proprio nel piazzale della Fabbrica Italiana Automobili Torino andò a festeggiare il primo decennale della gita, pardon, marcia su Roma.

 

Fa quindi una certa qual impressione che proprio La Repubblica, neo-proprietà della famiglia Agnelli, sia stato partner dell’Associazione Nazionale Partigiani nei festeggiamenti virtuali del 25 aprile 2020.

 

Meno sorprendente, ciò premesso, è che la lunga diretta in video streaming dei festeggiamenti della Liberazione, sul portale di repubblica.it, sia stato anticipato da uno spot pubblicitario.

 

Non sorprende perché i capitalisti autarchici di FIAT, che fossero disposti alla qualunque pur di guadagnare, era cosa nota nel ventennio fascista, ma poi, non diversamente, negli altri repubblicani settantacinque anni successivi.

 

LA FIAT, che omaggiò il regime fascista in ogni modo, non ultimo battezzando “balilla” la sua vettura più venduta, aveva ricevuto in “regalo” La Stampa di Torino, che era un foglio autorevole che, per esempio, aveva criticato aspramente la famiglia Agnelli per i suoi guadagni irregolari coperti dal “regime”. La FIAT, è noto, se la mangiò e ne fece il suo “organo” ufficiale, allineato alla propaganda del regime.

 

Ma i regali “fascisti” all’azienda della famiglia Agnelli, non si contano: forse il più emblematico fu il blocco al mercato nazionale di Ford, che pagava i lavoratori quattro volte quelli della Fiat e a un quarto vendeva le auto rispetto a quelle di Torino.

 

Il Mussolini dei fasci littori fu quindi ricompensato con le “littorine”, i treni, costruiti made “FIAT” e che, è noto, arrivavano in orario, almeno nella propaganda.

 

La Torino-Milano fu il monumentale omaggio agli Agnelli per far mangiare la polvere ai vagoni del Duce.

 

La Milano-Roma invece segna il passaggio dal Ventennio alla democrazia repubblicana. Inaugurata con i soldi della ricostruzione post seconda guerra mondiale, si sa che fu fortemente voluta e favorita dai denari di FIAT, PIRELLI e ENI. Auto, ruote e carburante. Ma solo pneumatici e carburante avevano alle spalle due antifascisti, la Fabbrica Italiana Auto Torino di antifascisti aveva solo i lavoratori.

 

La cattiva memoria ha portato le celebrazioni della Resistenza di questo 2020 sui media della famiglia Agnelli in un momento molto particolare. Già padroni di La Stampa, gli Agnelli neo proprietari di Huffington post e de La Repubbllica, proprio a ridosso del 25 aprile hanno cambiato i direttori di tutte e tre le testate giornalistiche “FIAT”. Il 24 aprile 2020 il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha registrato lo sciopero dei suoi giornalisti che questo cambio hanno ritenuto inopportuno nei modi e nei tempi. Carlo Verdelli, che lo guidava, è stato messo alla porta proprio il giorno nel quale ne era stata da anonimi minacciata l’uccisione, minacce per le quali gli è stata affidata una scorta che non lo ha protetto dalle defenestrazione.

 

L’ex direttore di La Repubblica ha salutato i lettori con il classico editoriale di commiato, tradizionale per tutto tranne che per il finale, sibillino, Verdelli ha infatti annotato: “Partigiani si nasce, e non si smette di esserlo”.

 

A ben vedere le italiane e gli italiani, o meglio le più e i più coraggiosi di loro, partigiane e partigiani lo diventarono per cacciare il Duce e i suoi “amichetti” in camicia nera, la stessa ostentata da Giovanni Agnelli. Verdelli però ha ragione quando dice che non smisero di esserlo.

 

Il virus dell’antifascismo lo abbiamo visto negli occhi e nelle voci dei tanti che alla virtualità di un sito internet hanno preferito i balconi e le finestre, hanno preferito riempire non di like le pagine dei social network, ma l’aria di milioni di “bella ciao”.

 

Alcuni hanno azzardato anche un “fischia il vento” quella che recita: “ormai sicura è già la dura sorte del fascista vile e traditor”, gli opportunisti, è storia, vennero risparmiati tutti.

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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