E’ ufficiale: il particolato atmosferico è in grado di trasportare il virus Covid-19. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) venerdì 24 ha annunciato che il coronavirus SARS-Cov-2 è stato ritrovato agganciato alle polveri sottili, PM 10, sostanze cancerogene respirabili in Classe A1 (Fonte IARC) che causano ogni anno molti decessi e malattie croniche respiratorie (Fonte Oms).

“La comunità scientifica è giunta ad un traguardo importante che ci potrà permettere di rilevare precocemente la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città e di poter adottare adeguate misure preventive prima dell’inizio di una nuova epidemia” – ha dichiarato il professor Alessandro Miani, presidente della Sima. E’ stato accertato che le polveri sottili (PM 10 e PM 2,5) si trovano in altissime concentrazioni in certe aree del pianeta, quelle dove è stato dimostrato che l’aria è più inquinata e dove esiste una correlazione significativa fra smog e decessi, tra cui la  pianura padana e la metropoli cinese di Wuhan, primo enorme focolaio del virus. Sull’argomento, c’è anche uno studio che tratta l’estensione della pandemia da Covid-19 in correlazione con le aree geografiche più inquinate e industrializzate del paese; fra gli autori Paolo Surrico e Andrea Galeotti della London business School (“The Economics of Pandemic: the case of Covid-19“).

Di opinione contraria è stata ARPA Veneto, che ha più volte sostenuto che fra smog e virus non vi è nessun legame. Per ARPAV l’Agenzia regionale veneta per l’ambiente “Non esistono studi che dimostrano che la diffusione del coronavirus sia causata dalle polveri sottili” – e ancora – “La valutazione di tutti gli aspetti legati alla salute, inclusa la dinamica epidemiologica in atto e le modalità di diffusione del virus, sono come noto di esclusiva competenza delle autorità sanitarie”.

Va detto che fra tecnici e studiosi del settore si è parlato a lungo della potenziale correlazione fra le PM10 e la diffusione del Covid-19, in ragione del fatto non di poco conto che la comunità scientifica internazionale è concorde nel dire che le polveri sottili agganciano trasportano e veicolano spore di funghi, batteri, metalli pesanti, IPA, sostanze organiche volatili e anche i virus (tutti, nessuno escluso).


Tanto è vero che a metà marzo nel mezzo del ciclone Coronavirus, Spiritus Mundi Onlus, un’organizzazione di volontariato padovana nata per riforestare le aree agricole degradate, mi chiede un parere tecnico da inviare ai sindaci per annullare lo stop alle loro attività per il lockdown. Consapevole che gli alberi, i nostri polmoni verdi che respirano gratis per noi, vanno assolutamente trapiantati entro fine aprile, pena la loro morte certa, notte tempo redigo una valutazione tecnica assolutamente a favore di questa vitale attività: i ragazzi dello Spiritus Mundi Onlus possono e debbono trapiantare le 400/1000 piante in sicurezza (con uso di mascherine guanti e nel rispetto delle distanze). Proposta accolta dai sindaci padovani dei Comuni di Ponte San Nicolò e Caslserugo coinvolti nel progetto sociale a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e portata a termine proprio in questi giorni dallo Spiritus Mundi col trapianto di addirittura circa 1000 piante, che cresceranno per diventare una foresta al servizio di tutta la popolazione e dell’ecosistema.

Va ribadito che esistono diversi studi scientifici internazionali che dimostrano una stretta correlazione fra le polveri sottili (P10 – PM 2,5) e la presenza dei virus nelle prime vie respiratorie e in seguito nei polmoni: in sostanza i virus si legano alle particelle sottili presenti in atmosfera e respirabili dagli esseri viventi, diventando un vero e proprio veicolo di trasmissione. Ora, per capirci, se il tram della città si chiama COVID-19 e alle fermate fa entrare le polveri sottili, al capolinea “polmoni” facilmente arriva anche la polmonite. E tutto questo è avvenuto durante la I FASE, quella che ha interessato la diffusione del virus nelle aree con l’aria più inquinata del pianeta.

L’aria al tempo del COVID-19 nella sua II Fase, è più pulita, lo dice ARPAV attestando che da oltre 20 giorni in Veneto le concentrazioni di PM10 rilevate dalla rete di monitoraggio regionale sono piuttosto basse. Pertanto dal 25 febbraio il livello di allerta in tutta la regione è verde (livello 0). Tale situazione è strettamente legata alle condizioni meteorologiche. Nel dettaglio nelle ultime due settimane vi è stata una serie di impulsi perturbati dopo un quasi un mese e mezzo di stabilità atmosferica e scarsità di precipitazioni. L’instabilità ha favorito la dispersione degli inquinanti abbassando significativamente le loro concentrazioni in aria. Confermato anche dal mio monitoraggio effettuato ieri a Padova con la strumentazione tecnica per la rilevazione delle PM 10 e PM 2,5, in zona Biri, vicino ai palazzi della Provincia di Padova una delle aree maggiormente interessate dall’inquinamento atmosferico. Dalle ripetute misure ho rilevato bassissime concentrazioni di polveri sottili, lo strumento ha registrato valori che rientrano nella prima fascia quella verde, che indica che l’aria è quasi perfetta. Non mi era mai capitato di leggere sul monitor concentrazioni del particolato pari a circa 5 ug/mc con punte massime di 16 – 17 ug/mc (che vira verso la fascia gialla comunque da considerare aria buona).

Un periodo favorevole per fare misure di controllo che rasserenano lo spirito. Per la Festa della Libertà ero nell’area del Parco dei Colli Euganei, in outdoor, nella campagna che circonda il Monte San Daniele del Comune di Abano Terme, a 200 metri da casa mia (foto cover), ho rilevato questi valori: PM 2,5 = 3 ug/mc, PM 10 7 ug/mc. Assolutamente dentro la fascia verde quella che va da zero a 10 microgrammi su metro cubo (ug/mc), così l’aria di Abano in zona Parco Colli dal punto di vista qualitativo in questo periodo è quasi perfetta, e tenendo conto che le polveri sottili veicolano sostanze cancerogene, spore batteri e virus, possiamo dire che adesso respiriamo in generale anche meno virus e quindi anche meno COVID-19.
L’aria pulita è considerata un requisito fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo. Tuttavia, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una grave minaccia per la salute in tutto il mondo. Secondo una valutazione dell’OMS sull’onere della malattia dovuto all’inquinamento atmosferico, più di 2 milioni di morti premature ogni anno possono essere attribuite agli effetti dell’inquinamento urbano dell’aria esterna e dell’inquinamento dell’aria interna (causato dalla combustione di combustibili solidi).

MATRICE ARIA – ASPETTI GIURIDICI

Giuridicamente per inquinamento atmosferico si intende “ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di uno o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria tali da costituire un pericolo ovvero un pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo; da compromettere le attività ricreative ed i beni materiali pubblici e privati”. E’ la prima definizione nell’ordinamento italiano che risale al d.p.r. n. 203/1988 in attuazione alle direttive CEE (dalla n. 80/779 alla n. 203/1988 di quei tempi).

In altre parole il legislatore dagli anni 80 faceva leva su due elementi fondamentali: la modifica della normale composizione dell’ elemento ambientale “aria” e i danni che tale modifica comporta e/o potrebbe comportare quale “pericolo per la salute”.

 

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Dottore Forestale, con Spiritus Mundi Onlus segue la riforestazione di aree agricole abbandonate. Consulente del Tribunale di Padova nel settore agro-ambientale. Scopre e denuncia nel 2019 l’amianto nel cantiere della pedemontana veneta. È vicepresidente ISDE Medici per l’Ambiente e consulente della Terra dei PFAS

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