Buon anniversario allo Statuto dei Lavoratori! Ci prepariamo a festeggiarlo il 20 maggio prossimo, quando compirà 50 anni. E chissà se Facebook  me lo ricorderà? Probabilmente no, eppure mi segnala sempre eventi e compleanni importanti.

Forse perché i social rappresentano semplicemente quei giovani figli che non si guardano alle spalle, fieri e pieni del loro futuro. Ma è dovere ricordare, perché le antiche lotte riecheggiano nelle moderne gesta: non si scende più nelle piazze – oggi per ovvi motivi – ma la contestazione si afferma via web. Si pensi solo allo sciopero proclamato da alcuni lavoratori in smart working. Ma non divaghiamo, torniamo al festeggiato.

Coraggioso, innovativo e sovversivo: lo Statuto dei Lavoratori si affacciava al mondo come uno dei provvedimenti più avanzati in materia dei diritti dei lavoratori, attuando alcune delle disposizioni previste dalla Costituzione che sino ad allora erano rimaste inattuate: il fine ultimo era quello di “portare la Costituzione nelle fabbriche”, come diceva Giuseppe Di Vittorio, storico segretario generale Cgil. Da inguaribile romantica, amante della storia politica italiana, posso ricordare che in quegli anni nacque la formula del “centro-sinistra organico”, grazie alla quale i democristiani governarono assieme ai socialisti perseguendo il raggiungimento di una pace sociale in un momento storico caratterizzato da scontri epocali. E fu il socialista Giacomo Brodolini, all’epoca ministro del Lavoro, che costituì una Commissione di esperti incaricata di redigere una bozza di testo, guidata dal professor Gino Giugni.

Questo nome sacro da sempre riecheggia tra le mura della mia casa di infanzia, covo di socialisti delusi poiché è bene ricordare che il Psi, condotto alla morte da mala gestio, fu il padre operoso che diede alla luce una norma che avrebbe cambiato radicalmente il mondo del lavoro.

La legge non ricevette l’avallo dei comunisti: “Il Pci si è astenuto per sottolineare le serie lacune della legge e l’impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica”, scrisse l’Unità del 15 maggio, “il testo definitivo contiene carenze gravi e lascia ancora molte armi, sullo stesso piano giuridico, al padronato”. Le carenze vennero evidenziate dal deputato del Pci Giancarlo Pajetta : l’esclusione dalle garanzie previste dalla legge nei confronti dei lavoratori delle aziende fino a 15 dipendenti, la mancanza di norme contro i licenziamenti collettivi di rappresaglia.

Ma con il senno di poi, sempre il più facile da scrivere, è possibile affermare che i comunisti persero una grande occasione storica per stare al fianco dei lavoratori. Tra l’atro la storia si ripete, come abbiamo potuto spesso e volentieri commentare le riforme del lavoro intervenute in epoche successive in nome di una ipocrita modernizzazione del mondo del lavoro e di qualche falsa ricetta contro una disoccupazione galoppante.
Ma qui non vado oltre, perché non voglio rovinare la festa al festeggiato.

Il 22 maggio 1970 l’“Avanti!” intitolava ‘LO STATUTO DEI LAVORATORI È LEGGE’ attaccando “l’atteggiamento dei comunisti, ambiguo e chiaramente elettoralistico” – di fondo, cosa non si fa per ricevere voti dall’elettorato – e nelle ultime righe dell’articolo si leggeva “La Costituzione entra in fabbrica“, sottolineando “il riconoscimento esplicito di una nuova realtà che, dopo le grandi lotte d’autunno, nel vivo delle lotte per le riforme sociali, vede la classe lavoratrice all’offensiva, impegnata nella costruzione di una società più democratica”.

Oggi, i lavoratori sono parte integrante di un processo produttivo in cui non vince più l’anteposizione delle parti, ma è solo l’impegno comune che può stimolare il processo produttivo e l’innovazione della macchina economica del nostro Bel Paese.
Oggi, mi ripeto, la rivoluzione si deve portare avanti attraverso le relazioni industriali, ove a pari livello siedono le parti sociali, portando avanti idee e dialogo al fine di convertire lo scontro in opportunità, in onore del nostro festeggiato.

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avvocato giuslavorista

Susanna Carinci avvocato giuslavorista nata a Bologna dove ha studiato e vissuto, salvo per una felice parentesi Milanese. Dal 2007 lavora presso lo studio legale del Prof. Franco Carinci, padre e mentore che le ha trasmesso la passione per la materia. Ha avviato la partnership con lo Studio LABLAW Studio Legale Failla Rotondi & Partners per la sede di Bologna.

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