C’è uno spettro che s’aggira per il web. E’ un ebook, il titolo è “Virus” (edito da Ponte alle Grazie, euro 4.99) ed è la sua unica pecca di scarsa originalità. L’ha scritto – lo sta ancora scrivendo (abbiate la pazienza di leggere più avanti e capirete perché), Slavoj Zizek. sloveno, 71 anni compiuti il 21 marzo, accademico presso alcuni dei più importanti atenei mondiali, filosofo di gran vaglia e polemista di altrettanta lena. I nativi digitali lo definirebbero un marxista 2.0, chi invece è nato e cresciuto analogico nello scorso secolo un marxista di nuovo conio. Ma veniamo a “Virus”, l’ebook che Zizek sta scrivendo come work in progress dalla sua quarantena di Lubiana. Uscito a marzo, in edizione digitale, è un’opera che si evolve. Di riscrittura in riscrittura, con nuovi contenuti che vanno ad arricchire le riflessioni iniziali. Ecco spiegato il perché di quel “lo sta ancora scrivendo” di qualche riga fa.

Una natura “mutante” che però, ancorché interessante, non è il suo plus. Quello sta nell’assunto di base, “filosofico” verrebbe da dire. Fra i tanti libri di questi ultimi mesi che parlano di pandemie e di SarsCov2, “Virus” è infatti IL libro da leggere e da seguire nella sua evoluzione per capire dove potrebbe andare il mondo post covid19. E come potrebbe finire lo scontro “ideale/ideologico” in corso tra progresso e reazione, democrazia e autoritarismi. Ecco perché “Virus” è lettura ideale in questi giorni che vanno dal 25 aprile della Liberazione al primo maggio dei lavoratori.
Così come per film e serie tv, sono contrarissimo a quei cronisti (per non dire della trombonica categoria dei colleghi “critici”…) che “spoilerano” e tolgono al lettore il fascino e l’avventura della scoperta. Oltretutto trovo che sia insopportabilmente presuntuoso interpretare le opere altrui, nella convinzione di spiegarle ai futuri lettori. All’opinione pubblica. Ma nel caso di “Virus” qualche trasgressione alla regola si può fare, in fondo è un saggio, non un romanzo. Senza quindi rovinarvi troppo il gusto della lettura, la prima cosa che si può tranquillamente dire è che al momento sono 12 i capitoli pubblicati, l’ultimo aggiornamento è arrivato il 21 aprile.

Di questi 12, due sono finora i capitoli che più hanno colpito la mia attenzione. Soprattutto perché offrono una chiave di interpretazione sul futuro che ci attende una volta che la pandemia sarà finalmente sotto controllo (non debellata, per quello credo che ci vorranno anni). Detto facile: vincerà la tentazione autoritaria o la democrazia resisterà e si dimostrerà più forte e bella che prima? Zizek non sembra avere dubbi. La sua risposta cambia infatti radicalmente il campo di gioco. Lo scontro non è fra democrazia e neo-autoritarismi, ma fra “Comunismo e barbarie. Più semplice di così!”, che poi è il titolo che riassume la riflessione del capitolo 9.

Un comunismo “gentile” che lui vede germogliare da questo virus, del tutto diverso dal fallimentare e catastrofico comunismo storico che abbiamo visto in azione nel ‘900. Nell’introduzione “Noli me tangere” scrive infatti che “oggi, nel pieno dell’epidemia di coronavirus, siamo tutti martellati dai moniti a non toccare gli altri – “noli me tangere” appunto, ndr. – e, anzi, a isolarci, a mantenere una distanza fisica adeguata”. Ma questo isolamento, paradossalmente o forse no, sta rafforzando “l’intensità del legame con gli altri”. Altri che sono persone, ma anche nazioni, se si porta il ragionamento su un piano più grande, geopolitico. La pandemia è globale e non la si può sconfiggere isolandosi.
Non sarà una “guerra” facile, tutt’altro. Zizek non indulge certo all’ottimismo. Torno all’introduzione di “Virus” e mi scuso per la lunga citazione (ma è l’ultima, vi ho promesso che avrei “spoilerato” solo l’indispensabile): “Hegel scrisse che dalla storia impariamo solo che non impariamo niente, quindi dubito che l’epidemia ci renderà più saggi. L’unica cosa chiara è che demolirà i fondamenti della nostra vita, determinando non solo immenso dolore, ma anche uno sconquasso economico probabilmente peggiore della Grande Recessione. Non si ritorna alla normalità, la nuova “normalità” dovrà essere ricostruita sulle macerie della vita di una volta, oppure ci ritroveremo in una nuova barbarie di cui già si scorgono distintamente le prime avvisaglie. Quindi non sarà sufficiente trattare l’epidemia come uno sfortunato incidente, sbarazzarsi delle sue conseguenze e riprendere l’andamento scorrevole del vecchio sistema – dovremo sollevare la domanda: che cosa proprio non va nel nostro sistema, tanto da farci cogliere impreparati dalla catastrofe, malgrado gli scienziati ci avvertissero da anni? Dare una risposta a questa domanda richiederà molto di più che nuove forme di assistenza sanitaria globale”.

Il suo contributo a trovare questa risposta sta in un altro capitolo dell’ebook: “Un nuovo comunismo può salvarci”. Nuovo comunismo frutto del “nuovo senso di comunità” che il filosofo sloveno vede emergere dalla Grande Crisi ora in atto. “Non ci riferiamo qui al comunismo di una volta – scrive – ma a una qualche sorta di organizzazione globale che possa controllare e regolare l’economia, come pure limitare la sovranità degli stati-nazione”.

Vedremo. E leggeremo con interesse l’evolversi di questa e delle altre riflessioni contenute in “Virus”. A questo proposito, vale la pena segnalare che l’editore Ponte alle Grazie mette a disposizione gratuitamente gli aggiornamenti dell’ebook. Tradotto in soldoni, vuol dire che si spendono 4.99 per acquistarlo la prima volta e poi il resto arriva senza più tirar fuori euro. Il che, in tempi di catastrofe economica come questi, non è certo una brutta notizia.

Prima di lasciarvi, un’ultima citazione è però d’obbligo. Citazione che arriva da “Internazionale”, il meritorio settimanale diretto da Giovanni De Mauro, del quale Zizek è ospite fisso (questa rubrica era sul numero del 10 aprile), e che aiuta a capire ancora meglio le riflessioni di “Virus”: “Un altro mio amico, Andreas Rosenfelder, un giornalista tedesco che scrive per il quotidiano Die Welt, mi ha raccontato in un’email il nuovo atteggiamento nei confronti della vita quotidiana che sta emergendo nel suo paese: “Vedo veramente qualcosa di eroico in questa nuova etica, anche tra i giornalisti. Tutti lavorano giorno e notte da casa, facendo videoconferenze e contemporaneamente occupandosi dei bambini o facendoli studiare, ma nessuno chiede perché lo stanno facendo, nessuno pensa più ‘guadagno così posso andare in vacanza’, perché nessuno sa se ci saranno ancora vacanze o se ci saranno soldi. E’ una visione del mondo in cui hai un appartamento, cose basilari come il cibo, l’amore degli altri e un compito che, ora più che mai, conta. L’idea di avere bisogno di qualcosa ‘di più’ oggi sembra irreale”. Non riesco a immaginare una descrizione migliore di quella che dovremmo chiamare senza pudore una vita decente. E spero che questa mentalità sopravviva in parte anche quando la pandemia, come c’è da augurarsi, sarà passata”.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

ARTICOLO PRECEDENTE

LA REPUBBLICA DELLA FIAT

PROSSIMO ARTICOLO

EPARINA

Commenta con Facebook