I quattrocento miliardi del fondo scaccia-crisi «che non arrivano», i crediti deteriorati «gonfiati ad arte dalle banche» e gli istituti «che stanno mettendo dei paletti insensati» per accedere al credito sono una «una miscela esplosiva» che potrebbe deflagrare in un «autunno caldo, forse esplosivo, senza precedenti». Ai taccuini di Estremeconseguenze.it non usa mezzi termini Alfredo Belluco. Quest’ultimo è il presidente di Confedercontribuenti Veneto, una associazione per la tutela del risparmio nell’ambito della intermediazione bancaria da tempo sulle barricate, soprattutto quando cinque anni entrò nel vivo il caso delle ex popolari del Nordest. Allo stesso tempo sono note le sfuriate a palle incatenate della associazione contro Bankitalia e in generale contro il sistema creditizio.

Ed oggi quella di Confedercontribuenti è una presa di posizione netta che viene scodellata sul banco della politica nazionale proprio mentre da palazzo Madama e da Montecitorio giungono le eco delle preoccupazioni del comitato bicamerale per il controllo sui servizi segreti, ossia il Copasir: il quale da alcuni giorni sta raccogliendo «gli alert» della intelligence italiana che sta mettendo in guardia il parlamento proprio dai pericoli che il Paese potrebbe correre in relazione al valzer delle compravendite dei cosiddetti crediti non performanti o tossici, gli Npl, un valzer che da anni interessa il mondo bancario e diverse società finanziarie.

Belluco voi di Confedercontribuenti come avete reagito alle preoccupazioni dei servizi segreti rilanciate dal Copasir? Secondo voi ci sono rischi che le difficoltà economiche che attraversa l’Italia pongano le condizioni affinché asset importanti e strategici finiscano in mano a soggetti stranieri?
«Senza dubbio sì. E dico che la situazione è molto più delicata e complessa di quanto venga descritta in queste ore».

Tanto per rimanere in argomento il Copasir per l’appunto, di rischi insiti nei crediti poco performanti, gli Npl, la vostra associazione peraltro ne parlò a più riprese. Secondo voi che cosa sta bollendo davvero in pentola?
«Anzitutto non confondiamo gli asset strategici come alcune banche, alcune imprese del ramo difesa, della trasformazione alimentare, della energia o delle telecomunicazioni. Si tratta di colossi sui quali il legislatore sta già intervenendo, sempre che si manterrà su questo sentiero, con la golden share o con il golden power che dir si voglia, ossia con quel meccanismo che impedisce che un soggetto straniero possa accaparrarsi una impresa strategica nazionale. Se questa viene comperata, sciagurata o illuminata, sarà quindi una scelta del governo».

Ma voi?
«Noi invece tuteliamo consumatori, risparmiatori e piccoli imprenditori. La questione è diversa. E comunque non servivano gli 007 per capire che gli Npl sono una bomba ad orologeria: anche se le cose non stanno proprio come le raccontano certi giornaloni».

Sarebbe a dire?
«La vulgata è quella che ci sono tanti crediti poco esigibili che piccoli risparmiatori o piccoli imprenditori un po’ spendaccioni hanno chiesto anni fa alle banche. Questi crediti si sono incagliati, si sono ingigantiti e le banche, in parte, se ne sono disfatte, cedendoli a altre società».

E allora?
«Bene, chiariamo che molti di questi buchi li hanno fatti grosse imprese che hanno beneficiato di linee di finanziamento che non avrebbero meritato. Le storie di BpVi e Veneto Banca sono eloquenti. Diversi invece sono i crediti incagliati che vengono imputati ai piccoli risparmiatori. Da anni a suon di cause, di documenti e di sentenze in sede civile o penale, noi dimostriamo come in realtà questi crediti, si parla di miglia al massimo qualche centinaia di migliaia di euro per ciascun singolo caso, fossero stati artatamente gonfiati dalle banche: che poco o nulla hanno a pretendere da tanti piccoli risparmiatori o da tanti artigiani».

Detto in altre parole che significa?
«Gli Npl spessissimo sono stati gonfiati da spese e commissioni non dovute o non lecitamente pattuite: pensiamo all’anatocismo, ossia la pratica di applicare l’interesse sull’interesse: condotta vietata dalla legge, ma che in tanti istituti fanno propria con la faccia tosta di chi all’ufficio postale salta la fila e pretende di aver ragione. Ecco tale condotta sommata ad altre voci fa in modo che assai di frequente venga ed in danno del cliente venga superato il tasso soglia dell’usura. Di conseguenza si tratta di crediti o debiti a seconda del punto di vista sempre, e sottolineo sempre, contestabili».

I vostri detrattori alle volte dicono che voi esagerate. È vero?
«Vero un corno. Ci sono 26mila sentenze della magistratura che lo dicono: sentenze che a certuni fa comodo ignorare».

Ma allora che cosa c’entra l’allarme dei servizi con gli Npl?
«È qui che viene il bello. Ed è qui che l’informazione è carente. Il meccanismo è molto semplice».

Ipotizziamo un caso pratico: si può fare?
«Certo. Immaginiamo che io abbia un debito verso una banca di cinquemila euro. Immaginiamo che la banca tra commissioni, spese e artifici vari contrari alle leggi faccia lievitare questo credito, che per me è un debito, a 30mila euro. Immaginiamo che poi la banca abbia venduto questo credito a una finanziaria straniera di proprietà semi-ignota per duemila euro. Immaginiamo che questa nuova società venga da me a pretendere i 30mila euro e che io non li abbia. Immaginiamo poi che la società proceda con un decreto ingiuntivo che ha effetto anche sugli immobili a garanzia della somma prestata: alla fine della fiera la finanziaria si sarà portata via casa mia per una pipa di tabacco. Ora moltiplichiamo questo scenario per migliaia di volte, perché gli Npl ammontano a miliardi di euro. Solo a quel punto capiremo che tanti piccoli imprenditori, o piccoli risparmiatori che magari avevano chiesto un piccolo prestito, possono essere espropriati dei loro averi in un baleno».

Come esattamente?
«Con un giochino che vede da una parte le banche, cui lo Stato perdona spesso ogni tipo di angheria, e dall’altra le finanziarie alle quali in modo assolutamente avventato da anni è stato concesso di acquisire gli Npl».

E poi?
«Se poi a questo aggiungiamo che molti di questi Npl se non rimborsati godono comunque della garanzia dello Stato allora si capisce quanto questa situazione sia mortifera: anche dal punto di vista della potenziale esplosione del debito pubblico in un periodo come quello della emergenza da Covid-19 in cui il medesimo debito pubblico aumenterà a dismisura sia per questioni sia sanitarie, sia sociali, sia economiche».

Tuttavia alcuni esponenti della maggioranza al Senato come a Montecitorio ritengono che i fondi del Mes saranno se non risolutivi quanto meno ben utili in questo senso. Voi che dite?
«A me questa discussione Mes sì Mes no non appassiona per nulla, mi sembra che stiam parlando di calcio».

Come mai?
«Perché sempre di debiti contratti dallo Stato si tratta. Per questo la baruffa in corso tra maggioranza e opposizione è solo schiuma che in realtà copre il vero problema: quello per cui di fronte ad una emergenza del genere sarebbe dovuta intervenire la Bce stampando denaro. Se a questo si aggiunge il fatto che pochi anni fa è stato inserito in Costituzione il pareggio di bilancio, quella sì è una ferita che andrebbe riaperta e richiusa cancellando questo abominio dalla nostra legge fondamentale, allora sì che si capisce quanto siamo messi male».

Epperò se si stampasse moneta, come si dice in gergo, non c’è il rischio di generare inflazione, cioè non c’è il rischio di comprimere il potere d’acquisto dei cittadini dando vita a una tassa occulta?
«Non ora. A determinate condizioni e con la dovuta prudenza la cosiddetta monetizzazione del debito, non solo è consentita dai trattati europei, ma è una strada che può essere percorsa, come insegnano gli economisti di scuola keynesiana, proprio per tirare fuori gli stati da un cul de sac dovuto da una crisi ciclica o peggio sistemica come lo è questa. Il rigore, il rigore a senso unico solo per i poveracci chiaramente, rischia di portarci al fosso».

In che modo?
«Con una macelleria sociale degna di certi regimi iper-liberisti dell’America latina».

Con quale traiettoria esattamente?
«Non è difficile da capire. La liquidità che l’esecutivo aveva promesso urbi et orbi sarebbe arrivata a tutta velocità nei conti correnti dei cittadini e delle piccole imprese è in gran parte ancora ferma ai box».

Si tratta dei quattrocento miliardi del cosiddetto decreto liquidità Italia?
«Sì esatto. I prestiti previsti dai vari pacchetti governativi, che comunque ricordiamolo obbligano le imprese a indebitarsi, sono di difficile attivazione: ci sono mille incombenze e addirittura sono preclusi a chi, per esempio, magari quindici anni fa non ha onorato per tempo un assegno. Il che avviene ancora una volta perché le banche, in modo non legittimo, interpretano la norma in modo ancora giù restrittivo».

È possibile fare un esempio concreto?
«Basta leggere il Mattino di Padova del 26 aprile a pagina 29 in cui papale papale sta scritto che un credito di centomila euro da rifondere in cinque anni chiesto a Intesa San Paolo può costare fino al 14% di interesse all’anno: il che significa che in cinque anni quel prestito costerà la bellezza di decine di migliaia di euro, forse 40-50mila. Ma stiamo scherzando? Sarà davvero un bel business per le banche, italiche o straniere che siano: alla faccia di chi si riempie la bocca con la tutela del risparmio o con quella delle piccole imprese».

Sul piano più generale quali potrebbero essere le conseguenze?
«Alla fin fine quando in autunno il fieno in cascina di molte famiglie finirà ci sarà una ecatombe di piccole imprese e di partite iva, di pensionati al minimo. E questo genererà malcontento a spruzzo».

Sul serio?
«Assolutamente sì. C’è il rischio di tensioni sociali, c’è il rischio che molti disperati finiscano in pasto alla criminalità più o meno organizzata che coi capitali di cui dispone potrà accaparrarsi per quattro soldi beni immobili e attività: mentre sullo sfondo rimane la partita della acquisizione degli asset strategici da parte degli stranieri che rischia di palesarsi come avvenne in Grecia e di trasformare l’Italia in un discount in saldo. Questo, e torno al punto, è uno dei motivi veri per cui a nostro avviso i servizi di sicurezza hanno lanciato l’allarme».

Potremmo essere di fronte ad un autunno caldo quindi?
«Sì. Io ascolto ogni giorno gli sfoghi dei nostri associati. In molti sono sfiniti e sfibrati. C’è chi si trova sul margine dello strapiombo della disperazione. Fra i veneti, che tendono a percepire questa situazione come un fallimento personale e non il risultato di una condotta banditesca da parte di molte banche, aumenteranno ancor più i suicidi, che già sono moltissimi».

E altrove?
«In altre parti d’Italia potremmo assistere a disordini di ogni tipo nei quali le mafie sono bravissime a intrufolarsi per perseguire obiettivi propri e di altri ambienti apparentemente insospettabili o dei quali nemmeno conosciamo l’esistenza».

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Giornalista

Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.

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