Sono in arrivo le regole per il tracciamento dei contatti in funzione anti-contagio da coronavirus tramite app. Le norme sono contenute nella bozza di un decreto sulle intercettazioni all’ordine del giorno del consiglio dei ministri convocato per le 21.30 di questa sera. Il decreto conterrà misure in materia di ordinamento penitenziario e a tutela dei dati personali in relazione alla app Immuni. Il sistema sarebbe finalizzato a rilevare i contatti “stretti” tra coloro che hanno installato la app “su base volontaria” posto che i dati dovranno essere resi “anonimi” o se non è possibile “pseudonomizzati”. E’ esclusa la geolocalizzazione.

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L’utilizzo dell’app per il tracciamento del coronavirus e i relativi dati cesseranno entro il 31 dicembre 2020, così come la piattaforma istituita presso il ministero della Salute in coordinamento con la Protezione civile, l’Istituto superiore di sanità e le strutture sanitarie pubbliche e private “per gli ulteriori adempimenti necessari al tracciamento dei contatti e per l’adozione di correlate misure di sanità pubblica e di cura”. Fonti di Palazzo Chigi specificano, inoltre, che i dati raccolti attraverso l’applicazione non potranno essere usati per finalità diverse da quella del tracciamento “salva la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini statistici o di ricerca scientifica”.

Tutto bene dunque? Aspettiamo innanzitutto cosa deciderà il governo stasera. Ma a mo’ di monito per i posteri, abbiamo chiesto a Priscilla Robledo, di The Good Lobby, cosa dobbiamo aspettarci: “Vittorio Colao, a capo della task force per la ripartenza, nel primo rapporto consegnato al premier Conte ha messo nero su bianco come sia necessaria una ‘rapida adozione della tecnologia per il contact tracing’. Ora sembra che ci siamo. Peccato che restino sul tavolo molti dei dubbi che abbiamo già espresso e che qui ribadiamo”.

“Insieme all’associazione Luca Coscioni, Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, Eumans, Associazione Lex Digital e Science for Democracy abbiamo evidenziato come la licenza che sorregge il software sia debole ed eventuali migliorie del software potrebbero essere escluse dall’open source. Le risposte sin qui pervenute non ci soddisfano. E, inoltre, aspetto importantissimo, chi gestirà i dati: lo Stato? E se sì chi all’interno dello Stato? Oppure la società Bending Spoons in appalto di servizi? Le informazioni disponibili sul sito del ministero sono lacunose. Si accenna all’opportunità della gestione pubblica, com’è ovvio; ma di indicazioni concrete ancora non ne abbiamo viste”, continua Robledo. “E ancora: l’app ha senso se inserita in una risposta sanitaria integrata – come rimarcato dal Garante della privacy – perché in caso contrario vi è il pericolo che esploda una produzione di dati senza capacità di gestione reale. Al netto degli esperimenti pilota (a quanto pare già in corso), l’app dovrebbe essere pronta da maggio. Su questo aspetto il governo come si sta preparando?”.

Altro tema che preoccupa molto è quello della sicurezza, tema del tutto non secondario vista la figura di palta con il sito dell’Inps andato in tilt (o hackerato?) per la prima erogazione del bonus per partite Iva di aprile (qui il servizio di EstremeConseguenze che lo racconta). “Il ministro Pisano è esponente di una forza politica che della trasparenza ha fatto una battaglia ideale”, sottolinea Priscilla Robledo. “Dimostri in questo caso con i fatti questo credo rendendo pubblica la relazione che ha portato alla decisione rispetto alla società Bending Spoons. Questa app è anche tema di sicurezza nazionale come dimostra l’interesse del Copasir; l’app doveva essere pronta ai primi di maggio ma qui pare di vivere una paradossale situazione da “aspettando Godot”.

“In Francia sul tema app i principali quotidiani dedicano pagine e pagine di dibattito appassionato e di approfondimento e vi sarà a breve un dibattito all’Assemblea nazionale con relativa approvazione di una legge. E’ il segno della consapevolezza di una scelta grave che tocca le libertà e i diritti dei cittadini; decisione che non può essere quindi demandata a comitati di 74 membri, a un commissario straordinario agli acquisti e a un possibile DPCM. Il Parlamento deve essere chiamato a decidere. E subito. E anche noi, espressione della società civile, vogliamo essere ascoltati. Ministro Pisano, ci convochi”, conclude Robledo.

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