Sanificazione. E’ questa la parola chiave. Non pulire, non detergere, non disinfettare. Sanificare e basta. E’ questo quello che prescrive il protocollo che Governo e sindacati hanno firmato per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, per garantire la salubrità del posto di lavoro.  “Pulizia giornaliera e sanificazione periodica”, per essere precisi. Il protocollo, datato 14 marzo, attende aggiornamenti, urgenti.

Questo il testo, scaricabile da www.salute.gov.it. “L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.  Nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dell’area secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla ventilazione dei locali. Va garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse, con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi.

“Oggi,  prima di riaprire un luogo di lavoro o dopo che c’è stato un caso di Covid-19, va fatta una sanificazione. É d’obbligo”, commenta Paolo Knez, titolare e responsabile della sicurezza della Knez, una grande ditta che si occupa di sanificazioni, in Friuli Venezia Giulia. “Le operazioni di sanificazione sono descritte da una normativa di riferimento e possono essere eseguite solo da aziende con un codice Ateco specifico che al termine rilasciano una certificazione, per garantire che l’ambiente è sanificato”, spiega. Operando con l’ozono, come avviene nella maggior parte dei casi, si eliminano il 99,98% dei virus presenti. Ovviamente nel momento in cui entra già una singola persona, l’effetto scema.

Quindi la vendita dei macchinari per l’ozono, che sta avendo enorme successo, non ha senso?  “Al momento chi ha bisogno del documento di sanificazione deve rivolgersi ad una ditta certificata. Non ci sono altri sistemi. Ma la macchina va benissimo per le pulizie giornaliere”, risponde Knez.

Il trattamento con ozono opera con un apparecchio che trasforma l’ossigeno nell’ambiente in ozono: in pratica  prende 2 atomi di ossigeno e li congiunge con un terzo atomo, sempre di ossigeno, creando una molecola di ozono. Dopo 20 minuti che il generatore è spento l’ozono generato si converte in ossigeno puro, quindi non ci sono pericoli.  Chiaramente le regolazioni vanno fatte in modo preciso per agire  in sicurezza e per ottenere risultati efficaci, ma basta seguire le istruzioni. “Se prodotto in quantità adeguate, saturando l’ambiente,  l’ozono è un trattamento a copertura globale. Agisce per ossidazione, quindi non lascia residui, è veloce, garantisce alti standard di sicurezza, permette di eliminare non solo i virus, ma anche muffe, batteri, sanificando. Senza danni, anche su materiali delicati come i tessuti, poltrone,  materassi. I costi variano da uno a due euro a metro quadro, a seconda delle condizioni del sito, dal tempo richiesto all’operatore soprattutto. Ed è stato introdotto un credito d’imposta, per il  50% della spesa, sino ad un massimo di 20.000 euro, quindi i costi si dimezzano”, spiega Knez.

 

Il sistema di sanificazione va scelto dell’azienda che lo pratica.  “Ci sono molte variabili, tanto dipende dall’ampiezza dell’ambiente, da cosa contiene, da come sono disposti gli spazi”, spiega.  Nei negozi, negli hotel, nelle piccole palestre, negli uffici, nei ristoranti e nei bar l’ozonoterapia può essere l’ideale. “Nei capannoni con ampie metrature, ad esempio nel caso di un’officina meccanica, sceglieremo piuttosto una vaporizzazione a secco. Poi ci possono essere problemi diversi: dai fruttivendoli, se si opta per l’ozono,  va sempre spostata la merce, perché l’ossidazione rovina frutta e verdura. Inoltre  tutti i locali con controllo sulla sicurezza degli alimenti, con certificazione Haccp, devono essere biologicamente testati dopo la sanificazione”, aggiunge il tecnico.

 

In realtà è chiaro che una normativa più stringente in materia deve arrivare. “La aspettiamo da tanto, io vado sul portale Salute del Governo, sperando di poterla scaricare, decine di volte al giorno. Al tavolo di lavoro immagino uno scontro  vigoroso, con i  sanitari  che puntano alla sicurezza totale e i tecnici  che scuotono il capo, sapendo che i costi sarebbero improponibili”, spiega Knez. Nel frattempo fioriscono ipotesi bizzarre, come gli ascensori ad atmosfera modificata, per distruggere i virus dei clienti degli hotel, o le cabine ozonizzate nei  negozi di abbigliamento, per disinfettare i capi provati. “Ma si parla anche di sanificazioni dei negozi due volte al giorno, ad ogni riapertura. Significherebbe, solo per il diritto di chiamata, una spesa di 500/600 euro a settimana. Non credo che nessuno possa permetterselo”, aggiunge Paolo Knez. Inoltre, interpretando letteralmente il protocollo, anche i cantieri edili, che sono luoghi di lavoro, andrebbero sanificati. Anche se l’ambiente, ad esempio, viene stravolto con il demolitore o lo scavatore.

 

Intanto le varie categorie professionali stanno creando dei loro protocolli per i soci. Come “Accoglienza sicura” di Federalberghi, Confindustria Alberghi, Asshotel, presentato il 27 aprile. Dove, in realtà, nel caso della sanificazione si rimane sempre piuttosto sul vago. “Abbiamo bisogno di garantire ed essere garantiti per poter riaprire le nostre strutture e far sentire i nostri ospiti protetti come a casa propria” ha specificato Bernabò Bocca, il presidente di Federalberghi, in rappresentanza di 27.000 strutture in tutta Italia. O quello della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, inviato ai soci 25 aprile “Le nostre 50.000 aziende sono pronte a ripartire, garantendo la massima sicurezza. Ma è indispensabile che le istituzioni ci supportino economicamente”, ha commentato il presidente nazionale della Fipe, Enrico Stoppani. L’argomento sanificazione, ovviamente, è fondamentale per tutti.

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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