Giovedì 30 aprile, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto un discorso di quasi un’ora davanti alle deputate e ai deputati sulle iniziative del Governo per la ripresa delle attività economiche.  “Con riapertura simultanea dal 4 maggio aumento esponenziale e incontrollato del contagio”. Quindi “il governo non può assicurare il ritorno immediato alla normalità”. E ha sottolineato: “Misure enti locali meno restrittive sono illegittime”.

IL TESTO

Signor Presidente, gentili deputate e deputati,

ovviamente mi ero informato in anticipo sulle norme per quanto riguarda l’utilizzo della mascherina, tant’è che i ministri sono stati più distanziati quando ho anticipato sulla possibilità di parlare senza mascherina e rimetto al Presidente l’interpretazione autentica delle norme.
dopo nove giorni dalla mia ultima informativa alle Camere, ritorno nuovamente in Parlamento, per riferire sulle iniziative assunte dal Governo in vista della ripresa delle attività in particolare economiche.
Stiamo affrontando un’emergenza che non ha precedenti nella storia repubblicana, che sta mettendo a dura prova tutte le nostre democrazie avanzate che sono state per buona parte colpite da questa pandemia.
Siamo costretti a riconsiderare modelli di vita, le nostre ordinarie relazioni, a rimeditare anche i nostri valori, a ripensare il nostro modello di sviluppo, a programmare un rilancio del nostro sistema di vita economico-sociale, in tutte le sue dimensioni.
Sono giorni in cui è vivace il dibattito, anche critico, sulle decisioni assunte, sugli strumenti normativi con i quali queste decisioni sono state assunte, finanche sulle modalità con cui queste decisioni sono state comunicate.
La vivacità del dibattito rivela la forza e la vitalità del nostro sistema democratico di equilibri e garanzie.
Nel mio intervento illustrerò, in primo luogo, gli indirizzi del Governo assunti in questa fase di ripresa delle attività economiche, gli obiettivi perseguiti e le ragioni che hanno indotto a compiere queste scelte.
Da ultimo, mi soffermerò anche sul tema della compatibilità costituzionale della scelta di affidare allo strumento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l’adozione di misure limitative di alcune libertà fondamentali dei cittadini.

Una premessa.
Il Governo ha sempre compreso la gravità del momento e proprio per questo non ha mai inteso procedere per via estemporanea, improvvisata né tantomeno solitaria.
Le misure sin qui adoperate sono il frutto di un’attenta considerazione di tutti i valori coinvolti, di un accurato bilanciamento di tutti gli interessi, buona parte dei quali di rango costituzionale coinvolti. Tutte le misure, inoltre, sono state adottate all’esito di un’interlocuzione ampia e condivisa con gli altri membri del Governo, con i capi delegazione che rappresentano le forze politiche di maggioranza, con le parti sociali, con i Rappresentanti degli enti territoriali più volte riuniti in una cabina di regia, che ha coinvolto Regioni, Comuni e Province, a cui io stesso ho preso parte, insieme al ministro della salute, Roberto Speranza, e al ministro degli affari regionali, Francesco Boccia.
Anche il Parlamento è stato costantemente e doverosamente informato, tanto più nei passaggi più delicati, come dimostra la mia presenza – ma anche quella dei ministri – alla Camera e al Senato in questa e in varie altre occasioni.
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Come ho anticipato sin dall’inizio, il Governo ha adottato da subito un indirizzo, di metodo e di merito, che prevede il costante confronto con gli esperti del Comitato tecnico-scientifico, in modo da porre un fondamento scientifico alle decisioni di volta in volta assunte.
Qualcuno potrà legittimamente anche obiettare che lo stato della conoscenza scientifica su questo virus era lacunoso, e ancora adesso non è pienamente soddisfacente. Che gli scienziati stessi hanno espresso, come abbiamo visto anche nei mass media, una varietà di posizioni e opinioni.
Ma una cosa è assumere a riferimento delle proprie decisioni le libere opinioni, altra cosa è invece assumere a fondamento delle proprie decisioni ricerche e studi approfonditi e quindi un principio di conoscenza scientifica, per quanto questa non sia ancora pienamente consolidata.
La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva la doxa, intesa come l’opinione, la credenza alimentata dalla conoscenza sensibile, dall’epistème, la conoscenza che invece ha saldi basi scientifiche.
È direi imperativo categorico per un Governo chiamato ad affrontare questa emergenza, una sfida così complessa, un governo che deve proteggere la salute e la vita stessa dei cittadini di fronte a una minaccia così concreta e insidiosa, porre a fondamento delle proprie decisioni, non già le libere e mutevoli opinioni che si susseguono e che di volta in volta prevalgono nell’opinione pubblica, bensì le raccomandazioni frutto di meditate ricerche e riflessioni di qualificati esponenti del mondo scientifico.
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Un recente rapporto del Comitato tecnico-scientifico che è stato anche evocato all’origine di questa seduta, peraltro non è segreto, è stato pubblicato anche sui giornali e oggi verrà illustrato anche dal Prof. Brusaferro, dal direttore dell’Istituto Superiore di Sanità in una conferenza in tarda mattinata. In questo rapporto del comitato tecnico scientifico che coadiuva l’azione di Governo, viene stimato che la riapertura simultanea di tutte le attività economiche, delle scuole e di tutte le opportunità di socialità a partire dal 4 maggio porterebbe a un incremento esponenziale e incontrollato dei contagi.
La misura dei sacrifici compiuti dai nostri cittadini è riassumibile nel “R con zero”, ovvero il tasso di diffusione dei contagi, che ad oggi è stimabile in una fascia compresa fra 0,5 e 0,7.
Se questo tasso tornasse anche solo a un livello poco superiore a 1 – come sottolinea il Comitato tecnico-scientifico – si saturerebbe l’attuale numero di terapie intensive, che è di circa 9000 posti letto, entro la fine dell’anno. Bisogna considerare però che non tutte le attuali postazioni di terapie intensive potranno essere utilizzate per il CVID-19, ma dovranno anche essere dedicate anche ad altre patologie. Questo significa che satureremo in pochi mesi la disponibilità di posti in terapia intensiva.
L’impatto sul nostro sistema sanitario sarebbe notevole e ciò determinerebbe, con ogni probabilità, la necessità di invertire la tendenza alla riapertura delle attività, producendo conseguenze economiche ancora peggiori rispetto a quelle che stiamo sperimentando.
Ne consegue, quindi, che il principio di precauzione, che non abbiamo inventato noi, è un principio accreditato a livello scientifico e a livello giuridico, deve guidarci anche in questa fase. Il contenimento cauto e attento del contagio è, in primo luogo, una misura giusta e necessaria per garantire la nostra salute, la salute dei nostri cittadini, dei nostri cari, ma costituisce anche – in secondo luogo – il principale strumento che abbiamo per far ripartire al meglio la nostra economia senza dolorose e forse anche irrimediabili battute d’arresto in futuro.
Gli esperti ci indicano che sono quattro i fattori principali di crescita dei contagi: a) i contatti familiari, b) i luoghi di lavoro, c) la scuola, d) le relazioni di comunità.
Questa considerazione rende evidente il motivo per cui un approccio non graduale e incauto alla riapertura porterebbe a una recrudescenza del contagio, e quindi renderebbe altrettanto chiare le ragioni sottostanti alle scelte del Governo. Consideriamo infatti che di questo ambito di rapporti e di aree, dai contatti familiari che sono quelli di più difficile controllo, e da lì provengono, per quanto riguarda la nostra situazione, un quarto dei contagi. Per i luoghi di lavoro noi, con i 4,5 milioni di persone che torneranno a lavorare, che si aggiungono a quelli che già stanno lavorando, avremo quindi sicuramente la possibilità di ulteriori occasioni di contagio. Sulla scuola stiamo puntando per un effetto contenitivo massimo, perché abbiamo chiuso le scuole e la didattica a distanza come pure all’Università. E poi ci sono le relazioni di comunità, dove ovviamente valgono le misure di distanziamento fisico e sociale per mitigare il rischio del contagio ma nella consapevolezza che dobbiamo anche lì, come abbiamo già predisposto, disporre qualche allentamento delle prescrizioni più severe.
Mantenendo costante la frequenza dei contatti familiari, è evidente che, se si riaprissero simultaneamente le scuole, se si consentisse il ritorno in tutti i luoghi di lavoro e se si autorizzassero senza restrizioni le relazioni sociali, anche quelle all’interno degli esercizi pubblici, ciò equivarrebbe a dare impulso alla crescita dei contagi attraverso tutti e quattro i principali fattori di diffusione dell’epidemia.
Per questa ragione, come illustrerò nel dettaglio, il Governo ha operato una scelta. Ha deciso di allentare le misure che avevano determinato l’arresto di molte filiere produttive. Ha scelto di ripartire dal lavoro, ovviamente nel presupposto che siano adottate tutte le misure di sicurezza sulla base di protocolli rigorosi, ai quali anche il governo ha contribuito insieme al Comitato tecnico scientifico e tutte le parti sociali, perché sono stati condivisi, lo sottolineo, dalle organizzazioni sindacali e dalle organizzazioni datoriali.
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Alla luce delle raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico, la data del 4 maggio 2020 segna l’inizio di quella che è ormai nota come “fase 2”: un graduale, progressivo ritorno allo svolgimento delle attività produttive e commerciali.
È un primo passo fondamentale e necessario per tanti cittadini, per le famiglie, per i lavoratori, per gli imprenditori, affinché tutto il Paese possa incamminarsi sulla strada della riconquista di una vita quanto più normale e serena, tenendo sempre bene a mente che questa nuova fase sarà una fase di convivenza con il virus e non purtroppo come qualcuno si era illuso, di liberazione dal virus.
Siamo ancora dentro la pandemia, non ne siamo usciti. Questo bisogna dirlo chiaro anche ai cittadini.
Il nostro Paese ha combattuto duramente, compiendo enormi sacrifici, per contrastare l’avanzata del virus. Sin dalla scoperta del primo focolaio, abbiamo via via dovuto affrontare il dolore per la perdita di più di 27.000 nostri cari, con una tendenza incrementale, che sta manifestando i primi segnali di inversione solo negli ultimi giorni, grazie alle rigide misure di contenimento sin qui adottate.
Altrettanto dura è stata la prova affrontata dai nostri operatori sanitari, a causa della drammatica pressione che la diffusione dell’epidemia ha prodotto sulle strutture ospedaliere e – più in generale – sulla tenuta del sistema sanitario nazionale che nel complesso ha risposto, e ha risposto bene.
A loro, a tutti gli operatori sanitari, rinnovo il nostro più sentito ringraziamento.
Se oggi la violenza dell’epidemia mostra i primi segnali di riduzione, perciò, non possiamo permettere che gli sforzi compiuti dai nostri cittadini, dai medici, dagli infermieri, dai lavoratori dei servizi essenziali, dalle Forze di Polizia, dalle Forze dell’Esercito, dalla Protezione Civile, da tutti coloro che hanno permesso al Paese di sostenerci, risultino vani, per imprudenze compiute in questa fase così sensibile.
Qualsiasi atteggiamento ondivago, come passare dalla politica del “chiudiamo tutto” a quella dell’“apriamo tutto”, rischierebbe di compromettere in maniera irreversibile gli sforzi fatti fin qui.
Preferisco dirlo forte e chiaro, qui in Parlamento, a rischio di apparire impopolare: il Governo non può assicurare il ritorno immediato alla normalità della vita precedente.
Ci piacerebbe consentire un pieno ripristino di tutte le ordinarie abitudini di vita dei cittadini. Ma dobbiamo avere consapevolezza che il virus sta continuando a circolare nella nostra comunità. Abbiamo 105.000 casi positivi accertati, senza considerare i casi di contagiati asintomatici non accertati, che secondo ragionevoli proiezioni statistiche sono, in realtà, anche molti di più.
Vorrei ricordare che questa emergenza mondiale è partita da un primo caso in Cina, cioè una sola persona ha poi contagiato il mondo intero. Quindi potete immaginare cosa accadrebbe con 105.000 casi positivi accertati, se non usassimo la massima precauzione.
Sarebbe semplice – dal punto di vista del consenso – tentare la strada della riapertura totale e immediata di tutte le attività produttive e commerciali, eliminando anche tutte le restrizioni applicate alle relazioni sociali, ai trasferimenti, agli spostamenti, o consentendo un immediato ritorno a scuola.
Questo è invece un piano che persegue esclusivamente l’interesse generale, anche con misure impopolari, non è un programma elettorale destinato a raccogliere il consenso. Dal primo giorno io, insieme e tutti i ministri, abbiamo messo al primo posto la difesa della salute e la vita dei cittadini, che sono diritti fondamentali della nostra architettura costituzionale.
D’altra parte, nessuno – fra i Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia – ha pensato di adottare una strategia di apertura simultanea e immediata di tutte le attività economiche e il ripristino di tutte le attività sociali.
La graduale riapertura delle attività produttive richiede, nei prossimi giorni, un attento monitoraggio degli andamenti epidemiologici, in base a tre fattori: a) il controllo giornaliero dell’andamento dell’epidemia, con il potenziamento della disponibilità dei test; b) la verifica del grado di saturazione del sistema ospedaliero, non soltanto con riferimento alle terapie intensive ma anche ai posti letto dedicati al Covid-19; c) la disponibilità di dispositivi di protezione individuale, gel e materiali di protezione.
La logica della sperimentazione è quella che dovremo adottare nelle prossime settimane, facendo leva sul sistema di monitoraggio complessivo della diffusione dei contagi, incrementando la tecnologia di contact tracing, che comprende anche la app Immuni, di cui ho riferito nell’informativa alle Camere dello scorso 21 aprile.
Ieri il Governo, all’esito del Consiglio dei ministri, ha adottato un decreto-legge che tra le altre cose contiene anche una copertura normativa di rango primario alle procedure di tracciamento dei contatti con funzioni di monitoraggio del virus.
Il corpus di disposizioni, su cui il Parlamento potrà intervenire in sede di conversione in legge del decreto, ha lo scopo di chiarire e rafforzare la disciplina del particolare trattamento dei dati, in coerenza con quanto ha precisato il Comitato europeo per la protezione dei dati personali e recependo le raccomandazioni emanate dalla Commissione europea il 16 aprile 2020.
In particolare, si prevede che il titolare del trattamento sia il ministero della salute e che l’attività sia limitata al tracciamento effettuato tramite l’utilizzo di un’applicazione istallata su base volontaria e destinata alla registrazione dei soli contatti tra soggetti che abbiano scaricato l’applicazione. È anche introdotta una disciplina puntuale, che potrà essere ulteriormente integrata dal ministero della salute, volta a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi per i diritti e le libertà degli interessati. La piattaforma dovrà operare nel nostro territorio nazionale e dovrà essere affidata ad amministrazioni pubbliche o società a totale partecipazione pubblica.
L’app non raccoglierà nessun dato di geolocalizzazione degli utenti.
L’applicazione potrà essere scaricata gratuitamente e volontariamente e utilizzerà codici che non permetteranno di risalire all’identità dell’utente.
Nel mese di maggio procederemo, inoltre, a effettuare 150.000 test seriologici su un campione di cittadini selezionati dall’Istat, il che ci consentirà di avere un quadro più chiaro sul reale impatto del Covid-19 nel nostro Paese.
Il complesso di queste iniziative ci consentirà di disporre di un patrimonio informativo ben più ampio, in modo da valutare più efficacemente la diffusione dell’epidemia.
Dovremo essere pronti, se e laddove necessario, a intervenire con misure tempestive nelle zone in cui si dovesse verificare una particolare crescita dei contagi, puntando a bloccarne l’avanzata in tempo utile, eventualmente adottando nuove misure restrittive, ma mirate e geograficamente ben circoscritte.
Nelle prossime ore, il Ministro della Salute emanerà un provvedimento, come previsto dal dPCM del 26 aprile, proprio al fine di definire criteri e specifiche soglie di allarme che consentiranno una valutazione accurata della tendenza al contagio in ciascuna area del Paese.
Una volta acquisiti questi strumenti di valutazione potremo concordare con le Regioni e le Province autonome un allentamento delle misure restrittive che sia circoscritto su base territoriale, in modo da tenere conto delle Regioni dove la situazione epidemiologica appare meno critica.
In questo modo potremo operare differenziazioni geografiche anche nella fase di allentamento delle misure, con riaperture delle attività basate su un piano caratterizzato da precisi presupposti scientifici, che ci consentano di avere un monitoraggio efficace, sotto controllo, la curva epidemiologica. Non già quindi un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali.
Voglio ricordare che, allo stato delle previsioni vigenti, iniziative di Regioni che comportino l’introduzione di misure meno restrittive di quelle disposte su base nazionale, non sono possibili perché in contrasto con le norme del decreto legge n. 19 del 2020 e quindi sono da considerarsi, a tutti gli effetti di legge, illegittime.
Con il dPCM del 26 aprile 2020 abbia assunto essenzialmente questa importante decisione: riavviare in sicurezza il sistema produttivo ed economico.
In presenza di un quadro epidemiologico ancora critico non è stata una scelta timida, tutt’altro. Questa scelta, da sola, mobiliterà 4 milioni e mezzo di italiani, che torneranno a spostarsi, con autobus, metro, treni, auto per recarsi sul posto di lavoro, e sarà un test di fondamentale importanza per accertare la solidità e la tenuta del sistema.
Certamente, la decisione assunta in questo ambito ha costretto ad essere prudenti sul fronte delle relazioni di comunità, rispetto alle quali le aperture sono state inevitabilmente più contenute, seppure non trascurabili e comunque limitate alle prossime due settimane, al termine delle quali avremo più chiaro il quadro sanitario conseguente alla riapertura delle filiere produttive e potremo, senza azzardo e in piena consapevolezza, procedere a un più completo allentamento delle misure contenitive.
Per quanto riguarda la mobilità delle persone, dal 4 maggio ci si potrà muovere all’interno della propria Regione – oltre che per motivi di lavoro, salute e necessità – anche per andare a trovare i propri cari.
Si potrà fare attività sportiva e motoria non più solo nei pressi della propria abitazione, purché evitando assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza.
Gli atleti di sport individuali di interesse nazionale possono tornare ad allenarsi a porte chiuse.
Se nei prossimi giorni la curva dei contagi non dovesse crescere oltre la soglia critica prudenzialmente individuata, allenteremo ulteriormente le misure, assicurando la riapertura in sicurezza del commercio al dettaglio, della ristorazione, dei servizi alla persona, certamente nel rispetto delle regole di distanziamento sociale con le quali – dobbiamo esserne consapevoli – convivremo ancora per certo periodo di tempo.
Guardiamo ovviamente con apprensione anche al mondo dello Spettacolo, del teatro al mondo della musica, del cinema. Questa mattina il ministro Franceschini avrà un incontro con una delegazione rappresentativa. Siamo disponibili a lavorare anche con tutti gli esponenti del mondo della cultura, dello Spettacolo, del cinema, che ci sta molto a cuore ovviamente.
E poi c’è il settore del turismo. Settore del turismo che sarà sicuramente, all’esito del bilancio che faremo, uno dei più colpiti. Anche perché difficilmente potrà recuperare e rimediare a quello che è accaduto e a tutte le conseguenze pregiudizievoli sul piano economico. E probabilmente avvertirà per vari mesi lo scotto di queste misure restrittive.
Sappiamo quanto questa crisi stia colpendo queste attività, e tutti i lavoratori del settore. Il Governo è profondamente consapevole della necessità di consentire la riapertura degli esercizi commerciali al pubblico e dei servizi alla persona non appena l’andamento dei dati epidemiologici lo consentirà. E quindi, lavoreremo nei prossimi giorni per definire, con la massima accuratezza, i protocolli specifici e necessari ad una ripresa in piena sicurezza.
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La riduzione dell’intensità dell’emergenza sanitaria – una tendenza che ci auguriamo possa confermarsi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi – porta con sé, tuttavia, l’intensificarsi di un’altra grave emergenza, quella di natura economica e sociale.
Il Documento di economia e finanza (Def) per il 2020, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 aprile scorso, aggiorna il quadro macroeconomico del Paese alla luce dell’impatto del Covid-19 sull’attività economica e dà la misura della gravità dello scenario che abbiamo di fronte.
La previsione ufficiale del PIL per il 2020, infatti, viene abbassata da un aumento dello 0,6% previsto nella Nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre a una contrazione significativa dell’8%. È una previsione che sconta, al momento, una caduta del PIL di oltre il 15% nel primo semestre e che tiene conto di una possibilità di rimbalzo nella seconda metà dell’anno, seguita da una crescita del PIL del 4,7% prevista per il 2021.
Il Def stima, inoltre, uno scenario di rischio ulteriore che non possiamo escludere, in cui l’andamento e la durata dell’epidemia sarebbero più persistenti, portando a una contrazione del PIL fino al 10,6% nel 2020 e una ripresa più debole nel 2021, pari al 2,3%, con maggiori aggravi sulla finanza pubblica.
Di fronte a questa difficile situazione, il Governo ha varato una serie di misure volte a limitare le conseguenze economiche e sociali della chiusura delle attività produttive e del crollo della domanda interna e mondiale, nonché a potenziare la capacità del Sistema Sanitario Nazionale e a garantire flussi di liquidità aggiuntiva e garantita per tutto il mondo produttivo. Tali misure sono contenute nei decreti-legge cosiddetti “Cura Italia” e “Liquidità”, sui quali ho riferito diffusamente nelle informative alle Camere del 25 e 26 marzo scorsi e del 21 aprile scorso.
Il prolungamento della chiusura di molte attività produttive e l’esigenza di preservare quei settori dell’economia che saranno maggiormente sottoposti a vincoli operativi rendono necessaria l’adozione di ulteriori provvedimenti, che assumeranno la forma di decreto-legge sottoposti al Parlamento.
Il primo decreto-legge conterrà ulteriori misure di sostegno a lavoratori e imprese, per continuare ad accompagnarli nella fase di transizione verso la riapertura delle attività economiche.
In primo luogo, il decreto-legge riprenderà tutti gli interventi del cosiddetto “Cura Italia”, rafforzandoli e prolungandoli nel tempo. Saranno prorogate, con un impegno finanziario di circa 25 miliardi, le vigenti misure di sostegno al lavoro, all’inclusione e al reddito, quali la cassa integrazione, l’indennità per il lavoro autonomo, due mensilità aggiuntive dei sussidi di disoccupazione (Naspi), e gli indennizzi per colf e badanti.
Stiamo studiando anche l’introduzione di nuove forme di protezione sociale, di cui il Paese avrà assolutamente bisogno, perché si stanno creando nuove povertà e nuove disuguaglianze sociali. Quindi utilizzeremo meccanismi di erogazione rapidi ed efficaci.
Non possiamo permettere, infatti, che l’emergenza sanitaria ed economica possa aggravare, oltre misura, l’emergenza sociale: il Governo non intende lasciare nessuno indietro, e lavorerà con ogni mezzo disponibile a questo scopo.
Saranno confermate anche le misure per la salute, la sicurezza e gli Enti territoriali, e sarà dato ampio spazio agli interventi per la liquidità e la capitalizzazione delle imprese.
Per quanto riguarda le misure fiscali, saranno riproposte le sospensioni, le semplificazioni e le agevolazioni già disposte, e saranno inoltre rinviati alcuni adempimenti, come quelli in materia di accisa per l’istallazione dei dispositivi necessari alla trasmissione telematica dei corrispettivi, al fine di contenere l’impatto sugli operatori economici, in particolare sui più piccoli.
Saranno anche individuate nuove e specifiche cause di esclusione per l’applicazione degli indici sintetici di affidabilità, prevedendo anche modifiche ai parametri attualmente in vigore, per tenere conto degli effetti straordinari dell’emergenza.

Daremo anche un riconoscimento. Cercheremo di fare in modo che questo riconoscimento sia significativo per le province più colpite dal Covid19.

Al fine poi di assicurare alle imprese e ai professionisti la riscossione dei crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni per forniture, appalti e prestazioni professionali, saranno sbloccati 12 miliardi di euro, attraverso anticipazioni di liquidità della Cassa Depositi e Prestiti in favore di Regioni, Province, città metropolitane, Comuni ed enti del Servizio Sanitario nazionale.
Tra gli interventi di supporto ai settori produttivi più colpiti dall’emergenza, è allo studio uno schema di finanziamento a fondo perduto per le piccole imprese, che potrà essere legato alla perdita di fatturato.
Per le PMI al di sopra di una certa soglia sono poi allo studio interventi volti ad assorbire parzialmente le perdite, con capitale pubblico che possa trasformarsi in sostegno a fondo perduto attraverso erogazioni di liquidità o schemi di agevolazione fiscale.
Complessivamente, destineremo a questi interventi circa 15 miliardi.
Per le imprese medio-grandi è allo studio un intervento significativo da parte della Cassa Depositi e Prestiti, con un ingresso temporaneo nel capitale a fronte dell’indebitamento.
Si sta valutando, inoltre, il potenziamento del credito d’imposta per i canoni di locazione delle attività produttive e commerciali, per estenderlo anche alle categorie di pubblici esercizi ad oggi non coperte dall’agevolazione.
Il Governo è anche determinato a sostenere tutti quei settori qualificanti per la competitività del Paese che, purtroppo, stanno risentendo in misura maggiore della portata globale dell’epidemia, con particolare riguardo al turismo, che rimane un comparto particolarmente esposto.
Cercheremo di favorire il turismo interno, anche attraverso forme di sostegno alle imprese turistiche e, parallelamente, a un incentivo alle famiglie al di sotto di particolari soglie di reddito e con figli a carico, sotto forma di un bonus da spendere nelle strutture ricettive del Paese.
Inoltre, il Governo ha deciso di includere all’interno del decreto-legge l’eliminazione degli aumenti dell’Iva e delle accise previsti per il 2021 dalla legislazione vigente. Un aumento dell’imposizione indiretta di tale portata, infatti, neutralizzerebbe gli sforzi che stiamo compiendo per ricostruire la fiducia dei consumatori, delle famiglie e delle imprese, e striderebbe con la fase di difficoltà che il Paese sta attraversando. In una fase caratterizzata da un elevato grado di incertezza, l’intonazione della politica fiscale dovrà essere espansiva, sia pure nei limiti di una gestione oculata della finanza pubblica.
Per questo, con lo scostamento autorizzato dal Parlamento aumenteremo gli investimenti, e per favorire la loro mobilitazione stiamo lavorando a una drastica semplificazione.
Fra le molte categorie della popolazione italiana che hanno dovuto modificare sensibilmente il proprio stile di vita, a causa delle misure di restrizione degli spostamenti e del lockdown, ce n’è una che merita di ricevere dalla politica tutta l’attenzione necessaria, anche con provvedimenti dedicati.
Mi riferisco soprattutto alle nostre bambine e ai bambini, alle nostre ragazze e ai ragazzi che stanno vivendo queste settimane in casa: una condizione che, se unita alla situazione di difficoltà economica in cui versano – purtroppo – diverse famiglie, rischia di amplificare ancor più le diseguaglianze sociali.
Non possiamo ignorare, ad esempio, che per molti bambini il pasto nelle mense scolastiche è, di norma, il più completo della giornata; oppure, ancora, che in molte famiglie mancano strumenti informatici adeguati per consentire ai figli di poter continuare a studiare anche a distanza, particolarmente in alcune aree del Paese.
Al contempo, se le mura domestiche sono per molti ragazzi un luogo di amore e conforto, per altri esse possono peggiorare situazioni già a rischio, rispetto alle quali la frequenza scolastica è un potente presidio di inclusione.
Per questo, il Governo intende dedicare alle famiglie e ai minori lo spazio che meritano all’interno dei prossimi provvedimenti normativi: occuparsi di loro, facendo in modo che nessuno resti indietro, significa occuparsi del futuro della nostra Patria.
Sarà cruciale, infine, preparare e sostenere progetti territoriali da attivare nella “Fase 2” dell’emergenza, per tutelare il diritto al gioco e all’attività motoria dei minori, senza compromettere le norme di distanziamento sociale che dovranno essere mantenute anche dopo la riapertura delle attività produttive e commerciali e l’allentamento delle restrizioni agli spostamenti.
In particolare, condivido l’urgenza di ripensare gli spazi educativi in forma dilatata, anche tramite una nuova progettazione degli ambiti urbani e l’utilizzo, laddove possibile, degli spazi di prossimità.
Occorrerà valutare la possibile riapertura, in modalità sperimentale, di nidi e scuole dell’infanzia, oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative destinate a nostri bambini.
Una specifica attenzione dovrà essere riservata al tema della disabilità.
Anche dal punto di vista economico. Per quanto riguarda l’ultimo Dpcm abbiamo previsto e lavorato con le associazioni, una riapertura dei centri diurni così detti semi-residenziali. Ovviamente il tutto con dei protocolli che saranno siglati a livello di patti territoriali in modo da garantire alle persone con disabilità, ai loro familiari e a tutti gli operatori che lavorano con loro, la massima sicurezza.

Dobbiamo riservare una quota di risorse per incrementare il Fondo nazionale per l’autosufficienza, per potenziare l’assistenza, i servizi e i progetti di vita indipendente; incrementare il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per potenziare i percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine ovvero per la deistituzionalizzazione; istituire un Fondo di sostegno per le strutture semi-residenziali per persone con disabilità.
La difficoltà dello scenario che abbiamo di fronte non deve impedirci di intravedere anche le opportunità di cui il nostro Paese può beneficiare, con tutta la maturità, la coesione, la creatività che l’Italia ha dimostrato, ancor più in queste settimane molto complicate.
Ed è proprio per offrire al Paese una prospettiva più ampia, più strutturale e più ambiziosa che il Governo intende predisporre un secondo decreto-legge, è già in preparazione, quindi subito dopo quello sulle misure economiche arriverà questo nuovo decreto legge, che è un provvedimento per una rinascita economica e produttiva dell’Italia.
La crisi sanitaria ha colpito il nostro Paese in una fase di fragilità, che da anni ne frena il potenziale di crescita e che rende precario il quadro della finanza pubblica.
A maggior ragione, siamo obbligati a mettere in campo una risposta pubblica che sia in grado non soltanto di sostenere la domanda nella fase recessiva, ma anche e soprattutto a rinnovare le infrastrutture del Paese, aumentarne la produttività, la competitività, la capacità di produrre innovazione “verde”, l’innovazione digitale.
In queste settimane, tutto il Paese ha dovuto riorganizzare tempi e stili di vita con una rapidità che non ha eguali. Penso al ricorso al lavoro agile nelle aziende e nella pubblica amministrazione, penso anche alla didattica a distanza, che hanno aumentato in brevissimo tempo la pressione sulle nostre infrastrutture digitali e di connettività.
Sono – questi – tutti esempi che ci mostrano l’urgenza di riattivare il motore degli investimenti pubblici e privati, con l’opportunità di un’agenda pubblica in grado di predisporre un ambiente normativo ed economico quanto più favorevole ad essi, riducendo le complessità interpretative della disciplina vigente e studiando meccanismi efficienti di risoluzione delle controversie.
Perciò, intendiamo proseguire i lavori avviati durante la fase di definizione dell’Agenda 2023, per conseguire una drastica semplificazione delle procedure amministrative in settori cruciali per il rilancio degli investimenti: appalti, edilizia, commercio, legislazione civile.
L’obiettivo è quello di ridurre i tempi di attraversamento delle opere pubbliche, per far sì che le risorse pubbliche stanziate si trasformino quanto prima in capitale fisico, capitale infrastrutturale.
Questo processo riformatore sarà importante, e sarà importante anche il vostro contributo, perché ha un’ampiezza tale da non poter essere progettato e concluso rapidamente, ce ne rendiamo conto. Tuttavia, nelle more della sua piena implementazione può essere considerato, quantomeno per un campione specifico di opere, il ricorso a iter autorizzativi semplificati, con tutti i presidi, con tutti i controlli rigorosi del caso.
E un’ulteriore direttrice di azione che sarà fondamentale intraprendere, già a partire dal prossimo provvedimento, è una strategia di selezione degli investimenti strategici e di potenziamento della capacità progettuale del Paese.
Un grande ruolo, in tal senso, può essere svolto dall’azione coordinata delle grandi aziende a controllo pubblico e dalla capacità di mettere a sistema tutte le strutture di governance attualmente disponibili a livello centrale.
Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per attrarre – ad esempio – le risorse europee disponibili volte a finanziare progetti negli ambiti del Green New Deal, dell’innovazione digitale, dell’edilizia scolastica, della ricerca di base e applicata nei settori, in particolare ma non solo, della meccanica, dell’alimentazione, della farmaceutica.
Contiamo anche di recuperare, all’interno dei prossimi provvedimenti utili, un intervento di complessivo potenziamento delle detrazioni fiscali a beneficio del settore dell’edilizia e della sostenibilità. Stiamo studiando e vogliamo inserirlo già nel prossimo decreto-legge, quello sulle misure economiche, l’applicazione di un articolato meccanismo che offra a tutti i cittadini di potere procedere a interventi di riqualificazione energetica e di efficientamento antisismico arrivando a beneficiare di sconti pari al costo pressoché totale dei lavori effettuati.
Puntiamo molto su questo strumento, perché lo riteniamo particolarmente efficace per valorizzare gli immobili, sostenere il settore delle costruzioni e per generare occupazione.
Questi provvedimenti che vi ho elencato saranno adottati e presentati qui al Parlamento nei prossimi giorni. D’altra parte, la mole dell’intervento e l’ammontare delle risorse che è in grado di sprigionare richiedono attenzione nella definizione e nella selezione delle misure.
Dobbiamo procedere con speditezza, anche per realizzare la completa “messa a terra” di quanto già stanziato con i precedenti decreti-legge. Penso anche al decreto liquidità. Dobbiamo tutti monitorare, ciascuno per le proprie competenze e per la propria capacità di intervento, perché quel decreto possa avere applicazione effettiva efficace e possa quindi effettivamente offrire un polmone finanziario a tutti gli imprenditori.
I cittadini italiani meritano risposte efficaci, meritano risposte tempestive.
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Vengo all’ultima questione, quella che coinvolge lo strumento sin qui adoperato del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Non mi sfugge affatto la portata dei rilievi che sono stati mossi, con particolare riferimento agli istituti – ben conosciuti – della riserva di legge e del principio di legalità, che la nostra Costituzione pone a baluardo dei diritti fondamentali della persona.
Ritengo, tuttavia, che quei presidi di garanzia non siano stati trascurati né affievoliti nella loro portata.
Innanzitutto, con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 31 gennaio scorso, vorrei ricordarlo, a volte il dibattito pubblico lo dimentica, è stato deliberato – per la durata di sei mesi – lo stato di emergenza di rilievo nazionale, dal quale discendono precise conseguenze giuridiche, come prevede il Codice di protezione civile, che lo ricordo è una fonte di rango primario e di carattere generale, la cui legittimità è stata peraltro vagliata e filtrata al vaglio della Corte costituzionale, che ha ritenuto giustificata l’adozione di misure eccezionali, al ricorrere di gravi emergenze, quando l’ambiente, i beni, in questo caso la stessa vita delle popolazioni sono in pericolo.
A questa prima base di legittimazione, se ne è aggiunta un’altra, quella dei decreti-legge n. 6 e n. 19 del 2020.
In particolare il decreto-legge n. 19 ha offerto un’ampia e articolata copertura di legge, suscettibile, a mio avviso, di superare indenne ogni possibile vaglio di costituzionalità.
La copertura offerta dalla dichiarazione dello stato di emergenza e la codificazione – nel decreto-legge n. 19 – delle misure che possono essere adottate per fronteggiare l’epidemia integra, in modo esaustivo, il rispetto del principio di legalità, nella consapevolezza che la fonte primaria possa disciplinare solo fino a una certa misura le risposte che l’ordinamento è chiamato ad offrire per contrastare una situazione di carattere eccezionale e straordinario, che richiede inevitabilmente di preservare un certo grado di discrezionalità all’autorità amministrativa.
Tanto più questo è vero considerando – come è stato autorevolmente e acutamente osservato anche in dottrina – che una pandemia come quella che stiamo vivendo non è un fatto, come un’alluvione o un terremoto che si verificano una volta per tutte. La pandemia è un processo, che si sviluppa secondo una continua e imprevedibile evoluzione. Questo impone necessariamente una maggiore tolleranza circa il grado di determinatezza delle norme primarie che legittimano la normativa secondaria.
Il diritto costituzionale – lo ricordo innanzitutto a me stesso – è equilibrio: equilibrio nel rapporto tra poteri, equilibrio nel bilanciamento dei diritti e delle garanzie.
Quando – come in questa stagione di emergenza – sono in gioco il diritto alla vita e il diritto alla salute, beni che oltre a vantare il carattere fondamentale costituiscono essi stessi il presupposto per il godimento di ogni altro diritto, le scelte per quanto “tragiche”, come direbbe Guido Calabresi, diventano addirittura obbligate.
Sono ben consapevole della responsabilità che mi sono assunto ogni qual volta ho posto la firma su un atto che, appena entrato in vigore, era destinato a produrre effetti sì incisivi su diritti fondamentali dei cittadini.
Ogni qualvolta ho apposto la mia sottoscrizione, tuttavia, ho avvertito sempre la piena consapevolezza di agire in scienza e coscienza, per la difesa di un bene primario, di valore assoluto, rispetto al quale altri diritti, per quanto fondamentali, non possono che recedere.
Come giurista e anche come persona cresciuta ed educata ai valori democratici avverto come profondamente ingiusta l’accusa di avere irragionevolmente e arbitrariamente compresso le libertà fondamentali.
Per un tempo determinato, che ci auguriamo tutti quanto più breve e limitato possibile, sulla base di solidi presupposti giuridici, si è deciso di ricorrere allo strumento che, per il suo carattere di generalità e grazie anche al grado di coinvolgimento di molti soggetti, poteva assicurare la più elevata garanzia, unita all’elasticità necessaria per potersi adattare a una situazione in rapida e imprevedibile evoluzione.
Alcuni hanno avanzato l’opinione secondo cui – nell’adozione di misure così sensibili, che incidono su beni primari e diritti fondamentali – il Parlamento non sarebbe stato adeguatamente coinvolto.
E’ stata anche avanzata la proposta che il Parlamento possa intervenire non solo successivamente all’adozione dei dPCM, come già prevede il decreto-legge n. 19, ma anche in via preventiva, eventualmente prevedendo un obbligo di trasmissione alle camere degli schemi di decreto, affinché le commissioni parlamentari competenti, entro un determinato termine, possano esprimere un parere.
Pur consapevole delle prerogative del Parlamento, ricordo che le misure adottate in queste settimane sono state l’esito di decisioni ispirate non solo ai principi di proporzionalità e di massima precauzione. L’emergenza in atto ha richiesto che a questi due fondamentali principi se ne affiancasse un altro, forse ancora più importante: la tempestività, condizione imprescindibile perché misure così incisive fossero realmente efficaci. Questo vale non solo per i primi decreti adottati. Si pensi alla manciata di ore che il Governo ha avuto a disposizione per istituire la prima zona rossa.
Anche l’ultimo decreto, in realtà, che pure è destinato a produrre effetti dal 4 maggio, non poteva che essere adottato con estrema urgenza, in modo da consentire alle imprese interessate di avviare e completare in tempo utile le procedure di sanificazione e di messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, come prescritto dai rigorosi protocolli di sicurezza.
Il Parlamento – non sono certo io a doverlo ricordare in quest’aula – dispone di tutti gli strumenti per poter controllare e indirizzare l’azione di governo: gli istituti di sindacato ispettivo (interrogazioni, interpellanze, mozioni), come pure le attività conoscitive che le commissioni competenti possono avviare su specifici aspetti, e gli atti di indirizzo accolti dal governo o approvati in Commissione o in Assemblea.
Il Governo sarà sempre molto attento ai contributi che le camere vorranno apportare. Lo sarà ancor di più in questa seconda fase, che si avvia il 4 maggio, la fase del progressivo allentamento delle misure, del riavvio delle attività economiche, la fase del ritorno alla vita.
Concludo. Alcune aziende specializzate hanno segnalato come i valore reputazionale del nostro Paese all’estero sia cresciuto notevolmente. L’immagine dell’Italia è cresciuta secondo queste indagini, percepita come migliore all’estero. Ma questo non è tanto merito del governo, è merito dei cittadini italiani.
Noi li dobbiamo ringraziare per i sacrifici fatti, per i comportamenti virtuosi posti in essere. Se siamo sin qui riusciti a piegare la curva del contagio che sembrava destinata a salire inesorabilmente è tutto merito loro.
Non ci è dato conoscere l’indice R0 delle prossime settimane. Non lo troviamo scritto da nessuna parte e nessuna previsione scientifica può spingersi a predirlo con sicurezza. Esso dipenderà dalla nostra capacità di vivere questa seconda fase con pari senso di responsabilità. E io sono fiducioso.
Grazie.

IL VIDEO

LE OPPOSIZIONI

Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia): “Lei ha fatto una conferenza stampa, ha reso noto il DPCM e poi è venuto a informare il Parlamento delle sue insindacabili determinazioni. Non è più ammissibile. Lo abbiamo tollerato all’inizio, ma sono passati tre mesi dallo stato d’emergenza, due mesi dal primo decreto, e non c’è ragione di continuare se non per il governo di accrescere il suo potere e la visibilità personale. Dieci conferenze stampa in due mesi, sempre a ridosso dei Tg, e omettete di dire che con quelle conferenze stampa il governo comunica agli italiani i loro diritti. Non fanno più fede la Costituzione, la legge, i decreti, ma i Dpcm. Ma l’Italia non è un reality show, e non consentiremo che lo diventi. Si sta creando “un precedente pericoloso e quando si comincia così, si può arrivare ovunque. Ma io dico che la misura è colma. Noi siamo il Parlamento della Repubblica e nulla può accadereche riguardo i diritti dei cittadini italiani senza che venga discusso e votato da questo Parlamento. Se il problema sono i tempi, fate per Dpcm le misure economiche e lasciate il Parlamento decidere sui diritti. Con questo virus dovremo convivere per anni, ormai è chiaro, ma non vogliamo sacrificare le nostre aziende, il nostro lavoro, e neanche la nostra libertà e la nostra democrazia”.

Claudio Borghi (Lega): “Una sola cosa doveva essere fatta, inondare l’Italia di liquidità a fondo perduto, pagare stipendi e cancellare le tasse. Tutti hanno subito stanziato le risorse necessarie, noi no, noi abbiamo dovuto aspettare. Mentre da altre parti fluivano miliardi abbiamo dovuto vedere Conte e Gualtieri andare senza nessun mandato a domandare pietà all’Unione europea, implorando per avere le cose sbagliate. Presidente, è’ nota la sua riluttanza a studiare dossier, ma se avesse deciso di seguire la legge e venire in Parlamento con un atto di indirizzo avrebbe potuto sentire cose interessanti, magari dalla sua stessa maggioranza. Si è passati da eurobond sì e Mes no, a eurobond no e Mes sì perché lo vuole la Spagna: cosa non vera perché la Spagna, il Mes, non lo vuole. Il Recovery fund non è un’idea nostra, ma francese”.

Roberto Occhiuto (Forza Italia): “La sua relazione sembrava quella di uno dei tanti virologi, lei ci ha detto di essere un mero esecutore delle indicazioni del comitato tecnico scientifico e persino nella seconda parte del suo intervento lei ha parlato come se fosse stato incaricato ieri ma lei governa da due anni, lei doveva venire qui a rendere conto di quanto fatto dal governo, non annunciare un ennesimo decreto, a quanti siamo? A 16 decreti? 4500 articoli che non hanno prodotto un euro per le nostre imprese che rischiano di morire. Non contesto i Dpcm, ma siccome lei non e’ stato votato dagli italiani, se avesse avuto un po’ di pudore avrebbe dovuto decidere di passare dal Parlamento prima di comprimere la liberta’ degli italiani, passare da questo parlamento che le ha dato la fiducia. Ma la pazienza di Forza Italia e’ finita, noi le abbiamo offerto la nostra collaborazione, restando all’opposizione, ma lei ha risposto fregandosene del Parlamento e dell’opposizione. Ora la misura e’ colma”

 

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