Il Friuli Venezia Giulia è la regione del Nord con il minor tasso di contagi e infettività. Lo dicono i numeri. Una politica sanitaria di approccio al covid molto diversa da Lombardia e Piemonte.

Presidente Fedriga in Fvg la situazione è migliore rispetto ad altre regioni dal punto di vista del contagio. Lei ha fatto dei passi avanti rispetto alla linea dettata dal governo.

All’inizio ho messo in campo misure più restrittive rispetto ad altre realtà italiane. Quando non avevamo ancora un solo contagiato in Fvg abbiamo applicato subito la medesima ordinanza di Veneto e Lombardia. La settimana successiva, quando il governo voleva far riaprire tutto nelle regioni senza focolai, ho emanato un’ordinanza per tenere chiuse università e scuole. Misura per la quale sono stato molto contestato dal governo. Successivamente è entrato in vigore il Dpcm che stringeva le maglie per tutta Italia e io ho proseguito con ordinanze e misure ancora più stringenti: in Fvg, ad esempio, all’inizio non si poteva uscire dalla propria abitazione se non per le proprie reali necessità, come spesa, motivi sanitari o urgenze. Questo ha permesso, insieme a un comportamento assolutamente virtuoso dei cittadini, di contenere il contagio. Avevamo 29 terapie intensive dedicate al covid prima dell’emergenza adesso potremmo arrivare fino a 140-150 posti, abbiamo portato i posti letto dei reparti covid a 400. Siamo arrivati in una regione di 1,2 milioni di abitanti a fare circa 3500 tamponi al giorno. La prossima settimana potremmo arrivare a 4500, ma il nostro obiettivo è arrivare a 10mila. Abbiamo messo il sistema sanitario in condizioni di operare senza subire l’onda devastante del contagio. La strategia che abbiamo utilizzato è stata quella di chiudere il più possibile subito per poter riaprire prima.

Quali sono i prossimi passi?

Oggi penso che possiamo ipotizzare un processo di riapertura. Il governo può dire, ed è il senso della lettera che noi governatori abbiamo mandato al presidente Conte, qual è il quadro generale da osservare in termini di sicurezza – come distanziamento sociale, mascherine, l’utilizzo di disinfettante per le mani, il divieto di assembramenti – ma chi rispetta queste norme deve poter riaprire. Non si dovrebbe nemmeno distinguere tra diverse tipologie di attività produttive. Lunedì assisteremo al paradosso di aziende manifatturiere che impiegano mille, duemila lavoratori che apriranno, mentre il negozio con un commesso e i clienti che entrano uno per volta non potranno farlo. C’è un’evidente discrasia.

Lei e altri governatori avete adottato misure ulteriori rispetto ai Dpcm. Una scelta che il presidente Conte vi ha contestato.

Come Fvg abbiamo fatto delle misure che non vanno a toccare il Dpcm, ma regolano quello che il Dpcm dice. Ad esempio in Fvg è permessa l’attività motoria all’interno del proprio comune, mentre il decreto diceva nelle vicinanze delle propria abitazione: ci sono state interpretazioni che andavano dai 100 metri ai chilometri di distanza. Noi abbiamo fatto chiarezza. Abbiamo normato il fatto che tra le ragioni per potersi spostare da casa ci sia la manutenzione delle proprie imbarcazioni, un criterio che vogliamo estendere anche alle seconde case all’interno della nostra regione. Se una persona va da sola, in sicurezza, a vedere che la sua barca non affondi o che la sua casa non crolli, per me può farlo. Tutto però deve avvenire all’interno di un perimetro di sicurezza, malgrado le affermazioni di questi giorni del governo che non sono corrispondenti al vero.

L’apertura all’attività motoria, però, non ha in qualche modo dato modo ai cittadini di essere un po’ indisciplinati? Alcuni runner sono stati sanzionati per essere stati trovati senza mascherine e a Trieste si è registrato già qualche assembramento.

Le misure che abbiamo dato sono di carattere precauzionale e permettono non dico una vita normale ma una vita da condurre in sicurezza. È chiaro che il messaggio che do alla cittadinanza è che se non si rispettano le norme e i contagi dovessero avere una nuova impennata, dovremmo mettere in campo misure nuovamente restrittive. Mi auguro che ciò non avvenga. È importante la responsabilizzazione di tutti e io mi voglio fidare dei cittadini e delle imprese. Se non rispettiamo le regole, rischiamo non solo di avere un nuovo problema sanitario ma anche di non poter sfruttare un vantaggio di tipo lavorativo ed economico dato dalla riapertura. Per questo tutti devono osservare il distanziamento e indossare guanti e mascherine. In Fvg ne abbiamo distribuite di lavabili e riutilizzabili fino a 20 volte.

 

Preoccupato per una riapertura ampia lunedì, soprattutto per i casi sommersi?

Di casi sommersi certamente ce ne saranno dappertutto, ma noi siamo tra le regioni che, come il Veneto e il Trentino, hanno fatto il maggior numero di tamponi. Abbiamo un grande numero di controlli, malgrado i pochi contagi. Noi stiamo controllando la popolazione anche aldilà delle indicazioni del governo che dice di fare il tampone solo ai sintomatici. Ad esempio nelle comunità chiuse, come per le Rsa, abbiamo fatto tamponi a tappeto sia agli operatori che agli ospiti.

Per quanto riguarda i test sierologici, che a livello nazionale sono ancora visti in maniera controversa, come vi state organizzando?

Anche su questo in Fvg faremo una sperimentazione ad hoc rispetto alle indicazioni del governo. Allo stato attuale, però, i test sierologici non mi convincono ancora del tutto perché, parlando con i nostri esperti, è emerso che danno ancora problemi di affidabilità e di livelli di immunizzazione. I test, inoltre, servono soprattutto per fare un’indagine di tipo epidemiologico e non danno allo stato attuale un risultato abbastanza indicativo rispetto ad un arco temporale prolungato durante il quale la persona che si sottopone all’esame può aver contratto il virus. Se riuscissimo a trovare un test abbastanza rapido e affidabile, però, avrebbe senso per determinate categorie di persone come medici e operatori sanitari, ripeterlo ogni tre o quattro giorni per capire se siano stati esposti al contagio o meno.

L’ospedale Burlo Garofalo e la Salus di Trieste hanno già avviato una sperimentazione per abbinare il test sierologico al tampone naso-faringeo e hanno raggiunto risultati interessanti. Questo metodo individua effettivamente dei falsi negativi nelle prime 72 ore, ma poi riesce ad trovare molti più casi positivi rispetto ad altre tecniche.

Ho avuto modo di vedere i primissimi risultati, ma bisogna procedere con prudenza perché si tratta di uno studio ancora sperimentale che però si basa su test ematici ma veloci. È estremamente utile e ringrazio chi l’ha ideato, ma finché non c’è qualche certezza in più utilizzerei tutte le cautele necessarie per i test sierologici. Dopodiché appena ce ne sarà uno validato, saremo i primi ad utilizzarlo.

Conte alla Camera ha detto che sarà il ministero della Salute, con un decreto, a definire “criteri e soglie di allarme in ciascuna area del Paese, sulla base del quale si potrà anche concordare un allentamento delle misure restrittive, circoscritto su basi territoriali laddove la soglia epidemica sia meno critica”. Lei si aspetta che l’Fvg abbia criteri più morbidi rispetto ad altre regioni?

Mi aspetto che il governo recepisca quanto chiesto dalla lettera inviata ieri da noi governatori di 12 regioni più la provincia autonoma di Trento, che vengano determinati i parametri di emergenza in base a valutazioni fatte su criteri realistici. Se calcoliamo il numero di positivi rispetto al numero di tamponi fatti, ad esempio, si rischia di premiare le Regioni che hanno fatto pochi tamponi. E questo non mi sembra particolarmente utile come parametro per stabilire maggiori aperture o chiusure. Il risultato cambia molto anche in base a dove i tamponi vengono fatti: se il test viene eseguito nelle case di riposo, è chiaro il numero di positivi sarà più alto rispetto a un campione preso a caso trai passanti nel centro di Trieste. Il governo ci deve anche dire quali sono i comportamenti che nella vita di tutti i giorni o nelle attività lavorative è necessario mettere in campo, in modo da stabilire se un’azienda può tornare a produrre oppure no.

Voi governatori di centro destra, nella lettera inviata al governo, chiedevate un ritorno alla centralità delle Regioni. La Lega ha occupato al Camera per chiedere che il premier e l’esecutivo rispettino maggiormente la Costituzione. Secondo lei in questa fase cosa non va?

Per noi è fondamentale che, soprattutto nella fase 2, si torni ad un rapporto di reale collaborazione e rispetto della Costituzione tra governo e Regioni, perché altrimenti sembrerebbe alquanto atipico che con un Dpcm o con un decreto legge si vadano a modificare competenze previste dalla Costituzione. La proposta contenuta nella nostra lettera era di rispettare le reciproche competenze e il quadro generale, all’interno del quale ogni Regione dipinge la sua immagine in base alle esigenze specifiche dei diversi territori. Esigenze che possono essere differenziate anche da provincia a provincia: la situazione a Milano è ben diversa rispetto a quella di un paese delle valli bergamasche.

Fino a che punto secondo lei la compressione delle libertà costituzionali è giustificata dall’esigenza sanitaria? Fino a che punto può durare?

Credo che in un momento emergenziale sia stato giusto fare tutti questi sacrifici per contenere al massimo il contagio e permettere anche di organizzarsi in termini sanitari. Adesso però dobbiamo passere dall’epoca dei divieti a quella delle regole. Basta dire che non si possono fare determinate ose, ma occorre spiegare come si debbano fare.

Il governo finora è stata vago, molto vago. È emblematica la definizione di congiunti indicati dal nuovo Dpcm

È davvero molto strano dire ai cittadini che non possono andare nelle loro seconde case in montagna o al mare, ma se hanno un amico nello stesso paese di montagna o di mare allora possono andare a trovarlo. Per questo dobbiamo stabilire delle misure di buon senso e comprensibili ai cittadini, perché altrimenti si crea quella rabbia sociale che evidentemente sta aumentando in modo molto forte e che mi preoccupa molto. C’è una forte tensione nel Paese, acuita anche dalla crisi economica e dagli aiuti economici da parte del governo che ancora tardano ad arrivare. L’alternativa è che le persone escano comunque, senza nessuna regola perché ormai l’insofferenza è norme, oppure farle uscire con delle regole. Altrimenti l’alternativa è che quelle regole non ci saranno nemmeno e rischiamo addirittura di peggiorare la situazione sanitaria. In questo momento l’idea di tenere ancora tutti in casa e tutto chiuso non credo che esiste nella realtà dei fatti.

Si potevano prendere a modello altri Stati europei, penso all’Austria, alla Germania, per affrontare l’emergenza covid?

Io non ritengo che il modello italiano non abbia funzionato, ritengo però che dobbiamo giocarci bene la fase 2, su cui rischiamo molto. Come abbiamo fatto in Fvg, dobbiamo fare molti più controlli e molti più tamponi anche a tutte le persone vicine a chi si ammala e dobbiamo anche essere pronti a nuovi lockdown se la situazione dovesse malauguratamente peggiorare.

Per concludere, una domanda più leggera. Toscana ha riaperto alla caccia, la Puglia alla pesca sportiva, l’Fvg quando pensa di riaprire alla nautica da diporto?

Lunedì emanerà una nuova ordinanza dopo l’uscita del Dpcm rispetto alle attività che riteniamo coerenti con la nuova normativa. Per me, lo ripeto, non ha senso che si dica che non si possa andare in una seconda casa ma a trovare un amico che abita in quel paese sì. Ribadirò la questione del comportamento virtuoso, delle mascherine, dei gel igienizzanti per le mani. Serve fiducia ma servono misure coerenti e comprensibili da parte dei cittadini. Misure contraddittorie e confusionarie peggiorano solo la situazione e rischiando di creare solo anarchia.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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