Tra poche ore il Veneto proietterà sulla giornata del primo maggio il mix di ansia, rabbia e speranza distillato nelle ultime settimane dopo la esplosione del contagio da coronavirus. Le piazze potrebbero cedere il posto alle tradizionali celebrazioni del mondo del lavoro nella sua accezione sindacale per dare spazio al lamento di un altro settore del mondo del lavoro, quello del commercio, provato come altri o piú di altri da giorni e giorni di «lockdown»: percepito a torto o a ragione come una imposizione di un governo nazionale «romano» insensibile al Nordest che ama lavorare.

In un contesto del genere, al netto dei giochi in corso sullo scacchiere internazionale che pesano anche sulle terre della ex Serenissima, il governatore leghista Luca Zaia, anche per dare un po’ di sfogo ha fatto, un po’ a parole un po’ coi fatti, alcune concessioni. Tra queste ci sono quelle sulla possibilità di raggiungere le seconde case: formalmente per effettuare riparazioni, de facto per garantire copertura a una trasferta fuori porta, per chi ha la fortuna di avere una seconda casa tutta sua. Nel Veneto non ci sono stime precise al millimetro, ma incrociando i dati della agenzia del territorio e altre fonti aperte come l’Osservatorio de Il Sole 24 ore (che parla di 74mila seconde case solo nel Veneziano) si arriva ad un monte di 250-300mila unitá per un calcolo che è molto complesso da elaborare anche per via del gioco delle proprietà degli immobili che non di rado sono in mano a persone giuridiche e che spesso vengono affittati anche per ragioni turistiche o di residenza universitaria come accade a Padova.

Da una giornata come quella del primo maggio sarà interessante capire quanta di questa tensione accumulata dalle fasce piú agiate del Veneto, ossia coloro che possono osare una scappata piú o meno furtiva verso il litorale della Laguna, verso il Garda, verso le montagne vicentine e bellunesi, verso i colli euganei o berici ascolteranno la campana della protesta o quella della fuga dalle città del lockdown. Si tratta di una scelta in cui per varie ragioni le opzioni di possono sovrapporre. Zaia questa cosa la sa e «con accortezza» dicono i suoi la sta cavalcando anche se col governo e con la linea del rigore il presidente della giunta regionale «ha lasciato un canale aperto». Il motivo Zaia lo ha fatto arrivare in diretta televisiva ai suoi concittadini, «ma usando lo stratagemma di chi parla a nuora perché suocera intenda», il messaggio è stato soprattutto diretto agli stake-holder regionali, Confindustria e Confcommercio in primis: in questo momento la Regione è al vostro fianco cercando di attenuare il più possibile le restrizioni che arrivano da Roma. Me se in autunno i reparti di infettivologia e le terapie intensive tornano a riempirsi perché le attività economiche non hanno eseguito con scrupolo i compiti a casa (i reparti ospedalieri peraltro sono stati resi un po’ più efficienti, al contempo la macchina medica della diagnostica e del contrasto al virus è stata oliata ma si è distanti anni luce dal raddoppio o dalla triplicazione dei posti ospedalieri auspicati da chi vorrebbe combattere l’emergenza con una sanità pubblica formato prussiano), allora per la produzione e per le attività economiche in genere saranno dolori. Detto in altri termini si potrebbero aprire i cancelli a misure draconiane calate da Roma.

Tanto che Zaia ha fatto capire, senza tanto dare nell’occhio, che si potrebbero chiudere anche interi distretti che di fatto fino ad ora sono solo stati sfiorati dalla crisi: cose al limite dell’inconcepibile per un pezzo della classe dirigente regionale. E questo gli operatori economici «o lo sanno o hanno incominciato a intuirlo» si vocifera a palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale. Tanto che da giorni seppur sotto il pelo dell’acqua «sono cominciate le diatribe in seno al settore terziario». Coloro che sono in grado di mettere in campo un certo qual gradiente di sicurezza (negozi in cui si entra in pochi o in uno alla volta, alimentari e altri consimili) stanno già mandando segnali precisi alla ristorazione, ai bar, alle discoteche e via dicendo. E il messaggio è semplice e alla grezza suona così: “se per colpa vostra il contagio riparte e per colpa vostra fanno chiudere anche noi scordatevi il sostegno che vi stiamo dando in questo momento”. Ovviamente solo il tempo potrà dire se in questa partita a poker col coronavirus la puntata del Veneto si rivelerà un rischio ben calcolato oppure un banale azzardo.

(Ph Gioconews Poker)

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Giornalista

Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.

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