Centotrenta. Con quest’anno sono centotrenta volte che si celebra la Festa Internazionale dei Lavoratori. È stata istituita nel 1889 dalla Seconda Internazionale, quella che riuniva socialisti e laburisti di tutto il mondo. L’organizzazione, si sciolse con l’arrivo della Prima Guerra Mondiale, sopravvissero invece le celebrazioni del Primo Maggio che, in Italia, nel 1924, vennero anche fascisticamente spostate al 21 aprile, con la dicitura: “Natale di Roma – Festa del Lavoro”. Nel 1945, con la cacciata del dittatore Benito Mussolini, la Festa dei Lavoratori tornò al suo posto, come festa nazionale, così sentita e imprescindibile che, dieci anni più tardi, Pio XII la fece diventare anche una festa religiosa. Dal primo maggio del 1955 coincide con la Festa di San Giuseppe Lavoratore.

Ci sono tanti modi per chiamare la festa del Primo Maggio, la più antica è “Festa delle otto ore”. Il primo maggio del 1867 a seguito delle lotte operaie dell’anno prima, a Chicago, entrò in vigore la legge sulle 8 ore giornaliere di lavoro, sul non poterne farne di più. Una norma già proposta a Ginevra nel 1866 da Karl Marx e così sintetizzata nei documenti congressuali dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori: “Noi dichiariamo che la limitazione dell’orario di lavoro è la condizione indispensabile perché gli sforzi per emancipare i lavoratori non falliscano”. Il diritto al limite legale dall’Illinois, si propagò, a suon di battaglie di donne e uomini, di cortei e scioperi, in tutto il mondo. In Italia ci mise un po’: Regio Decreto del 1923.

Il principio delle 8 ore al giorno, poi 40 settimanali e, per alcuni sognatori, 35, ne nasconde, a sua volta, altri. Tra questi, quello della piena occupazione, sintetizzato nel “lavorare meno, lavorare tutti”, e quello della “redistribuzione del reddito”, schematizzatile nel fatto che oltre le 8 ore di lavoro, è un altro operaio o impiegato, a dover lavorare e guadagnare. Infine ce ne è un terzo di principio che è afferente la sicurezza sul lavoro che è garantita, oltre che da tutte le normative e le pratiche di tutela, anche dal limitare la stanchezza di chi è, per esempio, in catena di montaggio.

In questo 2020 infettato dal coronavirus, la catena di montaggio si chiama ospedale, ambulanza, studio medico di base. Sono mesi che parliamo con loro e abbiamo scoperto che queste lavoratrici e questi lavoratori, non da che c’è covid, ma da sempre, le “massimo 8 ore” non sanno cosa siano. Pensate quanto male ci si poteva fare in una filanda di metà ‘800 e riflettete ora di quanto massacrante e pericoloso per sé e per gli altri, possa essere fare l’infermiere, il medico, il soccorritore senza orario.

Con la pandemia è arrivato poi anche il carico da 90. Perché, proprio come nella peggiore tradizione dello sfruttamento senza limiti dell’uomo sull’uomo, medici, infermieri e soccorritori si sono pure trovati sguarniti dei più elementari strumenti di sicurezza sul lavoro. I dpi, dispositivi di protezione individuale. Per questo in così tanti si sono ammalati, così tanti sono morti. Pazzesco.130 anni che festeggiamo i diritti dei lavoratori e in quasi un secolo e mezzo non abbiamo imparato neppure a rispettare i più elementari.

Se fossimo un po’ meno attenti alla scaletta del Concertone, che di anni ne compie solo 30, e un po’ più ai principi di questa Festa del Primo Maggio, probabilmente ci accorgeremmo che se il mancato rispetto dei diritti è arrivato sù sù fino alla categoria dei medici, vuol dire che, anno dopo anno, a perderli sono stati, siamo stati quasi tutti.

E dire che il lavoro è il cuore della nostra Repubblica. L’articolo uno della nostra Carta Costituzionale contiene la parola “lavoro” per volere di Aldo Moro. In una prima stesura, di cui era stato estensore il deputato diellino Mario Cevolotto, mancava ogni riferimento. Il comunista Palmiro Togliatti propose la dicitura: “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori”. Venne bocciata, passò invece quella del democristiano Amintore Fanfani, con il voto favorevole di comunisti e socialisti: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Vecchia forse come la festa dei lavoratori è un canzone popolare “Le otto ore”. La cantavano le mondine. Il testo è cambiato negli anni e si è arricchito di parti che ne aggiornavano il contenuto in base agli accadimenti politici, però il ritornello è rimasto sempre uguale e fa così. “Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar e sentirete la differenza di lavorar e di comandar”.

Donne semplici le mondine, piedi nell’acqua, spesso anche fino alle ginocchia, piegate a mondare, a “pulir le erbacce” nelle risaie. Vecchie, le riconoscevi per i dolori dovuti all’artrosi, per il loro rifuggir qualsiasi umidità, e per le schiene inesorabilmente curve. Curve, ma mai ossequiosamente piegate.

Buon compleanno Festa Internazionale dei Lavoratori, occupati e non, buon anniversario Festa delle otto ore, buoni centotrent’anni.

Ph “LA HUELGA 1881” di Robert Koehler

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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