Lunedì scorso ho ricevuto una chiamata da una cliente allarmata, che qualche anno fa ho conosciuto in occasione di un incontro per redigere un testamento pubblico. La poveretta mi ha spiegato che da due mesi non vede il suo compagno che vive in un Comune diverso dal suo. Dopo la conferenza stampa del premier Conte, in cui si annunciavano i principi regolatori della fase 2 dell’emergenza covid, si era arrovellata tutta la notte per capire come poter superare i divieti e recarsi dal suo amore.

E’ o non è un congiunto, mi chiedeva? Nel dubbio però aveva elaborato un piano B: portare in macchina con sé una copia del testamento in cui aveva nominato suo erede il fidanzato, pronta ad esibirlo in caso di controllo per giustificare il loro rapporto affettivo.

Dato che il testamento è il più segreto degli atti e non ha alcun effetto vincolante fino alla data della morte, ho sconsigliato alla signora questa soluzione, augurandole lunga vita e suggerendole di attendere che si chiarisse la portata del termine “congiunto”, non del tutto univoca.

In effetti nel codice civile questo termine è sconosciuto: si tratta di rapporti che sorgono per effetto di parentela, di filiazione, di adozione, di affinità (i rapporti che legano ai parenti del proprio coniuge) ed anche di convivenza, ma non vi è alcuna traccia dei “congiunti”. Cercando al di fuori del codice civile si trova la disciplina dell’unione civile, introdotta da una legge del 2016. Mentre è solo in ambito penale, ed in particolare in tema di assistenza ai colpevoli di cospirazione o banda armata, che compare finalmente la figura del congiunto, per precisare che non è punibile chi aiuta fornendo vitto, alloggio, ospitalità o trasporto ad un proprio “congiunto”.

Non proprio un ambito “popolare”. In questo frangente, ad ogni modo, si considerano congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, l’unito civilmente, i fratelli, gli affini nello stesso grado, gli zii ed i nipoti.

Resterebbero esclusi quindi i semplici conviventi, i fidanzati e i compagni, i cugini, gli ex coniugi, giusto per citarne qualcuno.
Non manca però chi ha cercato di colmare la lacuna cercando spunti nei precedenti giurisprudenziali. Sono infatti diverse le sentenze in cui i togati hanno fatto passi in più per definire il significato sociale del termine “congiunto”.

In particolare, in una sentenza del 2014 riguardante un risarcimento danni da incidente stradale, la Corte di Cassazione penale ha definito “congiunti” i soggetti legati da una “solida relazione affettiva”, definizione alquanto ampia che ricomprenderebbe non solo i soggetti legati da vincoli “familiari” o relazioni “amorose”, ma anche rapporti affettivi più genericamente intesi.

Sembra comunque di prossima pubblicazione un chiarimento da parte di Palazzo Chigi, così come annunciato nelle scorse ore, volto a dipanare i dubbi di tanti italiani, testimoniate da un innalzamento vorticoso dei dati sulle ricerche effettuate su Google a partire dalla serata di domenica 26 aprile, guarda caso dopo il discorso del premier.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:
Maria Adelaide Amati Marchionni e’ nata e vive a Bologna. Dopo un’esperienza universitaria a Madrid si e’ laureata nella facolta’ di giurisprudenza della sua citta’ ed ha poi perfezionato gli studi post universitari tra Roma e Napoli. Esercita con passione l’attivita’ di Notaio a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna. Collabora come docente con la scuola notarile Rolandino de’ Passaggeri.

Commenta con Facebook