Oggi “festeggio” il 50° giorno di lockdown! Due mesi fa la mia vita sembrava assolutamente normale, avevo in vista tantissimi progetti personali e professionali per il 2020… nessuno avrebbe previsto uno scenario surreale come quello che stiamo vivendo a livello personale, nazionale, europeo… globale!

Pochi mesi fa si parlava dei primi ricoveri in Cina dovuti al nuovo Coronavirus; oggi, il contagio è globale e tuttora in aumento. Sono passati circa tre mesi da quelle prime notizie lette sul web… ma quando finirà la pandemia? Nessuno lo sa. L’impatto globale del Covid-19, a livello economico, sociale, storico, istituzionale e scientifico è e sarà profondo.

Dalla Cina all’Italia, e poi al resto del mondo in poche settimane: la velocità di trasmissione di questo nuovo virus è alta, molto più alta rispetto al SARS-CoV-1. Questa caratteristica va di pari passo con la crescente globalizzazione, perché senza aerei, treni, auto e navi, il virus non avrebbe raggiunto l’altro capo del mondo in così poco tempo, arrivando a contagiare oltre 3 milioni di persone (secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC, dal 31 dicembre 2019 fino al 30 aprile 2020 sono stati segnalati 3,130,800 casi di COVID-19 – in conformità con le definizioni dei casi e le strategie di test applicati nei paesi interessati – tra cui 227,771 decessi).

La pandemia Covid-19 è arrivata all’improvisto come un temporale d’estate. Ci ha colto alla sprovvista, ci ha trovati impreparati ma per fortuna il mondo non si è fermato a guardare. La risposta è stata globale e su tutti i fronti, ma con priorità assoluta alla salute delle persone e quella dell’economia. Pertanto, la globalizzazione, fortunatamente, ha anche un valore positivo, come si può constatare quando guardiamo alla ricerca. Il mondo è partito dalla scienza che si è mobilitata contro il SARS-CoV-2, con centinaia di pubblicazioni in pochi giorni che hanno evidenziato lo sforzo di trovare una soluzione anche grazie alla condivisione di informazioni tra i vari gruppi di ricerca.
La solidarietà e la collaborazione internazionale sono ora più che mai fondamentali. Medici, infermieri e operatori sanitari di tutto il mondo si stanno mettendo a rischio di contagio per curare i pazienti: dobbiamo agire velocemente, per il nostro bene e quello di tutta la comunità.

E quando si tratta di solidarietà, il popolo rumeno non manca all’appello! Ecco un esempio concreto: 11 dottori e 4 infermieri rumeni sono andati a rafforzare il numero di medici e infermieri di altri Paesi che stanno lavorando in questa situazione di grande emergenza per le strutture ospedaliere lombarde. Ai medici e agli infermieri giunti all’ASST di Lecco si aggiungono i 10 mila sanitari rumeni. Uomini e donne che già lavorano in Italia. E che operano quotidianamente fornendo un grande servizio all’Italia. Un aiuto ancora più apprezzabile considerato che viene offerto in un momento di tanta sofferenza anche per la Romania, che si trova nella morsa di una crisi senza precedenti. Una prova di amore e solidarietà verso l’Italia.

 

Ma vediamo cosa sta accadendo questi giorni in Romania. Il fatto che sia possibile allentare le misure costrittive dopo il 15 maggio non significa che torneremo alla nostra vita normale prima dell’epidemia, ha detto il presidente della Romania, Klaus Iohannis, martedì sera durante la sua prima conferenza stampa da quando ha decretato lo stato di emergenza nel paese.
“I miei cari, il 15 maggio, non significa un istantaneo ritorno alla normalità che abbiamo conosciuto”, ha sottolineato, aggiungendo che gli esperti non sanno quando la società tornerà alla vita prima della pandemia di Covid-19.
“Ci saranno ancora molte restrizioni in vigore. Non saremo in grado di incontrarci in gruppi più grandi di tre persone. Non potremo, per un po’, uscire al ristorante o al centro commerciale. Non saremo in grado di lasciare la località immediatamente dopo il 15 maggio, a meno che non abbiamo un motivo molto serio. Queste cose, ovviamente, saranno ancora dettagliate”, ha spiegato Iohannis.
La maggior parte delle unità economiche e delle istituzioni statali avrà qualcuno alla porta che misurerà la temperatura di tutti coloro che entreranno e non consentirà ai malati di entrare. “I grandi festival probabilmente non avranno luogo quest’anno. Non possiamo rischiare di avere un gran numero di persone riunite in un unico posto. So che ci sono in tanti che vogliono, ad esempio, riprendere le competizioni sportive. Se riprendono, c’è un’alta probabilità che si svolgano senza spettatori. ”

Il presidente ha aggiunto che le misure restrittive verranno ridotte gradualmente e sempre in base all’evoluzione degli indicatori Covid-19.
I nuovi dettagli sul previsto alleggerimento delle restrizioni Covid-19 sono arrivati dopo che il presidente aveva già annunciato lunedì che le scuole, gli asili e le università sarebbero rimasti chiusi fino all’autunno. “Abbiamo bisogno di attenzione, equilibrio e un approccio responsabile. Durante lo stato di emergenza, la maggior parte delle misure erano coercitive; sono state imposte con decreto-legge, che è stato approvato dal Parlamento. Lentamente, le autorità devono ritirarsi un po’ da questo atteggiamento coercitivo e lasciare la gente normale assumersi la responsabilità. Avremo, ad esempio, dopo il 15 maggio l’obbligo di indossare maschere quando ci troviamo in spazi pubblici chiusi, quando andiamo in autobus, metropolitana, treno e così via. Quindi, le cose cambieranno gradualmente”, ha aggiunto Klaus Iohannis.

Il presidente ha anche elogiato le autorità per i “notevoli risultati” dimostrati nella lotta contro l’epidemia, che hanno permesso alla Romania di avere un numero relativamente basso di contagi rispetto ad altri paesi. La Romania ha registrato 11.616 casi di infezione da Covid-19 confermati da test e oltre 650 decessi entro il 28 aprile. Il numero di casi per un milione di abitanti in Romania è di ca. 600, rispetto ai circa 4.600 casi per un milione di abitanti in Spagna, ha sottolineato il presidente Iohannis.

Questo è il motivo per cui le autorità, insieme ai dottori, insieme ai rumeni che si sono attenuti a ciò che gli è stato chiesto di fare, hanno finora ottenuto ottimi risultati. Non sarebbe un peccato buttar via questi risultati così duramente guadagnati? “Sono consapevole che per le persone è stato difficile rimanere a casa. È stato difficile ridimensionare la propria vita in modo totalmente inaspettato. Sono ben consapevole che è stato estremamente difficile per i medici e il personale medico, ed è ancora difficile per loro. Tuttavia, insieme abbiamo ottenuto questi risultati. E, ripeto: il pericolo non è passato. Il pericolo non è passato ed è ancora necessaria la massima cura “, ha concluso il presidente.

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collaboratrice

Georgiana Ion, 41 anni. Attualmente Senior Manager, Deal Advisory Services presso Gruppo Mazars, con un'esperienza precedente di 8 anni di Senior Investment Manager presso FINEST S.p.A. (Gruppo Friulia), società leader nell’internazionalizzazione delle imprese del NE Italia, con focus nei Paesi CEE e Mediterranei (44 Paesi). Sono appassionata di libri; d’arte; dello sport, in particolare tennis, running, barca vela; di viaggi, vino e cucina internazionale.

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