A inizio settimana abbiamo chiuso il primo dei 7 reparti Covid del Policlinico aperti in fretta e furia all’inizio di marzo. L’altro giorno abbiamo fatto un Doodle tra di noi se volevamo continuare a stare Covid e il risultato é stato schiacciante. Noi continuiamo a mettercela tutta!

Qualcosa di buono lo facciamo. Ci é arrivata questa lettera: “Con poche parole voglio ringraziare tutti gli operatori, infermieri, oss, medici , personale addetto alle pulizie,che ho incontrato durante la mia degenza. Di loro ricordo solo gli occhi, lo sguardo di chi è preoccupato, sa che ha di fronte un grande nemico, ma sono gli occhi di chi non molla. Certe notti , quando la paura era forte, lo sguardo di chi era li mi faceva capire che non dovevo mollare. Quindi voglio ringraziare tutti gli occhi che ho incontrato. Grazie”

Grazie a te e grazie a tutti i pazienti. Hanno sopportato tantissimo, quasi mai un lamento, una protesta. Li abbiamo chiusi dietro quella porta grigia, isolati, privati di cose che dovrebbero essere un diritto inalienabile. Li abbiamo sottoposti a prelievi dolorosi tutti i giorni. Penso che la paura di prendere l’infezione che ci portiamo dentro fosse percepibile a loro. Troppi non ce l’hanno fatta, ma tantissimi li abbiamo portati a casa. Con capacità, scienza e umanità.

Forse la cosa più straordinaria che mi rimarrà dentro di questo periodo in ospedale é stato come tutti si sono messi in gioco. La sensazione che ogni persona che incontravi era determinata, decisa, forte. Ci siamo messi assieme e insieme abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo. La capacità di risolvere un problema nuovo, di andare fuori dal nostro piccolo orticello dove la medicina iperspecialistica ci confina. Ci sono stati momenti di disperazione, la settimana del 20 marzo con la sensazione di essere travolti, davvero di non farcela, di non avere abbastanza letti respiratori medici infermieri. Ora la situazione é più calma, stanotte all’inizio del turno avevamo sette letti liberi che tali sono rimasti, ma vi assicuro che qua si aspetta la fase due con ansia.

Sulla fase due é stato detto tutto. Ho una sola speranza. Che non si pensi di lasciarla gestire agli ospedali. Che non ci siano biechi calcoli sui posti disponibili nelle rianimazioni. Che alla fine quella specie di Morte Nera che hanno costruito in fiera non serva a nascondere ulteriori fallimenti sul territorio. Perché qua siamo forti e resilienti, ma siamo esseri umani.

Con qualche ruga in più. I segni delle mascherine. Gli strati di cerotti che mettiamo per evitare che il buco a livello del naso diventi sempre più profondo. Le infermiere prima dicevano che la speranza é che l’ospedale regali a tutti una visita dal chirurgo plastico per riparare le cicatrici.

Poi le cicatrici peggiori sono quelle dentro. Ognuno ha le sue terapie specifiche per limitare la sofferenza. Chi tira fuori le cose e chi ostenta cinismo e indifferenza. Io come dicevo ai miei compari ho paura di finire a parlare solo di quello, di quando andavo vestito come in un film di fantascienza in mezzo a gente che non riusciva a respirare. “Ho lavorato in un reparto Covid…”. La fase 4, il ritorno a come eravamo prima e come lo faremo sarà durissima.

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ematologo - Policlinico di Milano

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