Dal mio ultimo, circa 10 giorni fa, la situazione è molto cambiata. L’Ucraina aveva solo circa 5 mila persone positive al covid-19, ma all’inizio di maggio questo dato è esploso e adesso i contagiati sono oltre 10 mila. Secondo fonti ufficiali, abbiamo raggiunto il plateau. Ma è difficile da credere, perché ho letto che il numero reale di pazienti positivi potrebbe essere molto più alto rispetto alle statistiche ufficiali. Dato che ultimamente vengono eseguiti più test, sempre più spesso si registrano casi di coronavirus. Ma oltre a questo aspetto, ce n’è anche un altro da tenere in considerazione. È la crescente fatica per la quarantena e per le sue conseguenze.

Dopo 50 giorni di lockdown, il Consiglio dei Ministri dell’Ucraina ha dovuto affrontare proteste di massa tra gli imprenditori. Durante il blocco, le azienda subiscono la maggior parte delle misure restrittive e desiderano tornare a produrre il più presto possibile.
Inoltre, cosa fare con i disoccupati, il cui numero sta aumentando, è ancora una domanda senza risposta. Alla fine di aprile, il 28 parile per la precisione, il numero dei disoccupati iscritti al Servizio per l’impiego statale ammontava a quasi 438 mila persone, il 40% in più rispetto allo stesso giorno del 2019. Dall’inizio della quarantena, il12 marzo scorso, oltre 135 mila persone hanno ottenuto lo status di disoccupati. Circa 5 mila il numero delle domande che arrivano ogni giorno.

Il caso più discusso della settimana, però,  riguardava i lavoratori stagionali che vogliono lasciare l’Ucraina, diretti per la maggior parte nei Paesi dell’Ue. Il motivo è molto semplice: andarci, guadagnare soldi per le famiglie in Ucraina e poi tornare. La quarantena sta aumentando ulteriormente questa disponibilità a causa dell’elevato numero di disoccupati.

I Paesi europei sono interessati ai lavoratori stagionali ucraini e vorrebbero persino organizzare voli charter speciali da Kyiv. Tuttavia, non tutti gli ucraini sono stati in grado di andare a lavorare all’estero prendendo i voli che volevano. Il governo ha detto che non desidera esporre i propri cittadini a inutili rischi di contagio, inviandoli in Paesi in cui l’epidemia di coronavirus è ancora piuttosto elevata. Quindi, di conseguenza, il 29 aprile un volo charter per Londra è stato, almeno temporaneamente, cancellato. Ukraine International Airlines (la compagnia che opera su questa tratta)  in un primo momento ha spiegato che l’ente dell’Aviazione Statale dell’Ucraina non ha aveva il via libera al decollo.
Alla fine, a causa dell’elevata copertura mediatica della vicenda e delle critiche dell’opinione pubblica, l’ente per l’Aviazione Statale ha capitolato,  permettendo ai lavoratori stagionali di raggiungere Londra. Dopo aver aspettato nove ore all’aeroporto di Boryspil, gli ucraini finalmente hanno potuto raggiungere la Gran Bretagna per prendere servizio il giorno successivo.

Il caso della Gran Bretagna ha anche alcune peculiarità. Dopo la Brexit, il Paese ha dovuto affrontare un deflusso di manodopera legato al settore agricolo perché la maggior parte degli addetti del settore erano bulgari e rumeni. Per colmare questo gap, il governo britannico ha persino autorizzato diverse agenzie di collocamento ad assumere cittadini di altri Paesi per lavorare nelle fattorie. Questo programma pilota è stato lanciato un anno fa per consentire alle aziende agricole britanniche di operare pienamente dopo aver lasciato l’Ue. Certo, si è aperta una possibilità per i lavoratori ucraini.

Questa storia ha spinto il Consiglio dei Ministri a riflettere e riconoscere che diverse migliaia di lavoratori stagionali lasceranno l’Ucraina nelle prossime settimane. Di conseguenza, per aiutare queste persone, il governo aiuterà a organizzare voli charter gestiti da vettori ucraini. Lo ha annunciato il 1 maggio il vice primo ministro per l’integrazione europea ed euro-atlantica Vadym Prystayko, indicando alcuni requisiti da seguire per i Paesi europei. Il Consiglio dei Ministri si aspetta:

– domande centralizzate da parte di quei Paesi interessati ai lavoratori stagionali ucraini;
– contratti garantiti per almeno tre mesi;
– la partenza e l’arrivo di gruppi di lavoratori coordinati e organizzati (con possibili voli charter);
– l’osservazione, i test e altre misure di sicurezza sanitaria disponibili sia nel Paese di arrivo dei lavoratori sia in Ucraina;
– un pacchetto di previdenza sociale per i lavoratori, soprattutto sul piano dell’assistenza medici;
– alloggi e salari adeguati.

“Stiamo parlando di migliaia di persone che si sposteranno per lavoro, stiamo parlando di diverse centinaia di voli che le nostre compagnie aeree dovranno predisporre per trasportarli“, ha spiegato il vice presidente Prystayko. Polonia, Germania, la Repubblica Ceca, l’Austria e Israele hanno già espresso il loro interesse per i lavoratori stagionali ucraini.

La quarantena sta dimostrando sempre più che governo e società sono spesso lontani e vivono in realtà diverse. Di conseguenza, alcune restrizioni, imposte dalle autorità centrali e locali, non hanno che rafforzano il divario tra il governo e la società. La storia i lavoratori stagionali non finisce certo qui. Sentiremo sicuramente parlare di storie come questa nelle prossime settimane, quando l’Ucraina terminerà il lockdown e dovrà pensare alle sue prospettive economiche future. Mi viene da dire che è una delle tante storie della nuova normalità in Ucraina, ma anche in tanti altri Paesi investiti dal covid. 

(Ph Aerei in volo – Giulio D’Anna)

 

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Victoria Vdovychenko è professore associato, PHD. Collabora con l’Ukranian Prism del Consiglio di politica estera per quanto riguarda la politica estera italiana nell'UE. E’ anche fondatrice della School of Good Governance: il progetto Advocacy è stato assegnato dall'Alumni Engagement Innovation Fund (2015). Scrive per diverse testate ucraine e internazionali. Alcune sue pubblicazioni sono legate all'analisi dell'integrazione europea ed euro-atlantica dell'Ucraina. Inoltre, i suoi interessi di ricerca riguardano gli Stati membri dell'UE e la loro analisi e impatto a livello dell'UE (ad esempio, il ruolo dell'Italia e della Francia nell'Unione europea) nel contesto delle sfide globali in materia di sicurezza ed economia. Trai temi di cui si occupa, la politica estera italiana, la politica estera dell'Ue, l’integrazione europea, l’integrazione euro-atlantica e comunicazione strategica.

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