Negli ultimi tre mesi il covid-19 ha fatto una strage nelle Rsa di tutta Italia, che si sono trasformate in una trappola per i loro ospiti. Sono morti oltre 7000 anziani, la metà dei quali in Lombardia. “Vittime collaterali” di un’epidemia che ha colpito duro soprattutto i più fragili. E proprio i più fragili, per Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia delle vittime del Trivulzio, a fronte di un’inerzia colpevole da parte delle Regioni, andavano e vanno protetti con “un intervento urgente da parte del governo”.

In che modo il comitato che lei ha fondato è diventato un punto di riferimento a per i parenti di ricoverati nelle Rsa su tutto il territorio nazionale?

Dalla mia personale esperienza, purtroppo, e dalla solidarietà dei parenti dei ricoverati al Pio Albergo Trivulzio è nato il nostro comitato che ha cercato di dare visibilità ad un urlo d’aiuto rispetto ad un’emergenza che è tutt’ora in atto in tutta Italia. Ci sono tutt’ora decine e decine di vite da salvare oggi all’interno delle Rsa. Noi del Trivulzio siamo saliti nostro malgrado all’onore delle cronache e abbiamo acquisito una triste visibilità. Questo ha fatto sì che molti parenti nella nostra stessa situazione, magari con i loro cari ricoverati in Rsa più piccole di tutta la Lombardia e in altre regioni, ci abbiano contattato per avere confronto, aiuto e per essere orientati in questo drammatico momento in cui le Rsa si sono trasformate da luogo di cura, che avrebbe dovuto garantire e tutelare la salute dei nostri cari, in lazzaretti in cui il virus ha potuto correre indisturbato. Sono evidenti le carenze procedurali per quanto riguarda il contenimento dell’epidemia. Il risultato è che oggi in Lombardia abbiamo il più alto tasso di mortalità al mondo. La nostra battaglia non è solo una questione di ricerca delle responsabilità: noi auguriamo alla magistratura di poter fare il miglior lavoro possibile per poter individuare le catene di comando che hanno potuto fare sì che tutto questo accadesse. Il dramma delle Rsa è ancora in corso, nelle case di riposo ci sono anziani, in questo momento gravemente malati, che vengono seguiti da operatori sanitari malati a loro volta, che non riescono a fornire loro le cure adeguate. Le case di riposo non sono strutture ospedaliere e dunque non hanno le apparecchiature per provvedere ai diversi singoli casi, anche gravi.

Che tipo di intervento chiedete al governo? E che cosa dovrebbe fare Regione Lombardia che finora non ha fatto?

Visto che l’emergenza nazionale sta portando a un numero di decessi che è già fuori controllo e visto che la Regione Lombardia sembra non voler reagire, nonostante da due settimane stiamo denunciando questa situazione, ci siamo rivolti al governo perché emetta un decreto d’urgenza in modo che a tutti gli ospiti delle Rsa che necessitano di cure sia permesso di essere trasferiti in ospedale. Ad oggi in Regione Lombardia vige una norma che è stata emanata il 30 marzo del 2020 che sostanzialmente vieta a tutti pazienti over 75 delle Rsa di essere portati in strutture adeguate. Oggi gli ospedali seppur sono stati stravolti dalla pandemia, hanno posti liberi, ma Regione Lombardia non ci sente. Questa è una norma che noi riteniamo anticostituzionale perché nega il diritto alla cura.

Quali sono le realtà peggiori in cui purtroppo vi siete imbattuti e dove sono?

Noi abbiamo testimonianze dirette di una miriade di Rsa dove si sono registrati casi analoghi a quelli del Trivulzio. Ad esempio nella Rsa di Baggio a Milano su 40 ospiti ricoverati prima dell’emergenza sanitaria, ne sono rimasti vivi solo 10. Vogliamo occuparci di questi 10 in modo tale che li facciamo sopravvivere? Sempre a Milano ci hanno segnalato una realtà molto allarmante alla Rsa di Famagosta. E lo stesso vale anche per la Rsa di Legnano e per l’istituto Don Gnocchi di Palazzolo. Però esistono anche a Milano realtà dove non è morto nessuno, come ad esempio la casa di riposo per gli artisti Giuseppe Verdi o la Anni Azzurri. Noi abbiamo intenzione di diventare una realtà nazionale per dare solidarietà anche ai parenti degli ospiti di altre Rsa di altre aree d’Italia.

Il dramma del Pio Albergo Trivulzio si poteva evitare?

Non ci vengano a dire che era uno tsunami inevitabile. Se veniamo a sapere da testimonianze dirette che fino al 20 di marzo al Pio Albergo Trivulzio veniva vietato agli operatori l’utilizzo delle mascherine, se sappiamo che arrivavano nelle Rsa pazienti covid in convalescenza dagli ospedali e sono stati distribuiti per i reparti e non isolati in aree dedicate e se sappiamo che gli operatori sanitari transitavano da un reparto all’altro facendosi veicolo per il virus, si capisce che non c’è nessuna inevitabilità. Non c’è stata, come viene detto, una permeabilità a cui non si poteva fare fronte. Qui ci sono state delle responsabilità gravi e chiediamo alla magistratura di andare a verificare.

Come stanno andando le indagini?

La mole di materiale in mano alla procura è ormai immensa. Noi cerchiamo di collaborare al massimo, fornendo le informazioni che a nostro avviso sono maggiormente rilevanti. Abbiamo piena fiducia e attendiamo che i controlli e le verifiche facciano il loro corso. Il problema adesso è che dramma delle Rsa è tutt’ora in corso.

Come Comitato Verità e Giustizia delle vittime del Trivulzio che cosa chiedete?

Il nostro obiettivo è quello di salvare più vite possibile, solo questo. Non c’è solo il Pio Albergo Trivulzio, dove tante persone si sarebbero potute salvare, ma ci sono tante piccole realtà sul territorio che sono abbandonate.

La sua battaglia è partita perché la sua madre, malata di Alzheimer e da due anni ricoverata al Pat, è stata molto male. Adesso come sta?

Mia madre ha avuto una fortuna che è stata quella di non avere gravi sintomi respiratori nonostante abbia avuto la febbre e sia risultata positiva al virus. Ho capito che mia madre ha cominciato a rifiutare cibo e acqua ed ha rischiato una grave disidratazione e denutrizione ed è rimasta molto debilitata e scioccata e oggi ha contratto una infezione da stafilococco che ne mette tutt’ora in pericolo la vita.

Con un quadro clinico così complesso, è riuscito a farla trasferire in pronto soccorso?

Assolutamente no, mia madre ha 76 anni e in base all’ordinanza regionale non ha diritto a essere curata in ospedale. Ma al Trivulzio co sono anche persone più gravi di mia mamma, che avrebbero bisogno di cure respiratorie urgenti che però non vengono seguite adeguatamente. Noi quelle che chiamano morti collaterali non le possiamo assolutamente accettare. Non possiamo accettare che ci siano persone che, dopo aver causato l’epidemia, abbiano deciso di sottodimensionare il fenomeno e adesso neghino le cure a chi ne ha bisogno. Questo mina alle fondamenta lo Stato di Diritto e le basi di una società civile.

 

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

Commenta con Facebook