“Il turismo è sicuramente uno dei settori più colpiti perché difficilmente potrà rimediare a quello che è accaduto e a tutte le conseguenze pregiudizievoli. E probabilmente avvertirà lo scotto di queste misure restrittive per vari mesi”. Queste le parole di Giuseppe Conte, il 30 aprile, alla Camera. Il sottosegretario all’economia  Pier Paolo Beretta ha annunciato  un bonus da 500 euro per le vacanze in Italia, a disposizione delle famiglie con redditi bassi. Dovrebbe far parte del decreto in approvazione. Ma al momento non si sa nulla di più. E, concretamente, si è fatto poco.

 

Sulle spiagge, intanto, monta la rabbia. Rabbia perché mancano le informazioni, perché tutto è ancora immobile. “Perché è tardi”, ribadiscono tutte le categorie coinvolte. Il settore balneare, insieme a quello culturale, è il traino del turismo italiano.  Un prodotto che si vende bene, da sempre, anche perché nel nostro paese c’è la tradizione della vacanza sulla spiaggia. E’ una nostra caratteristica, un vanto tutto italiano.  Non vengono proposti  solo mare, ombrelloni e  il baracchino dei gelati. “Ci sono cura e servizi. Spiagge dove trovare ristoranti,  assistenza ai bambini,  sport,  balli,  aperitivi, ma anche  biblioteche, incontri culturali”, spiega Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari e titolare di uno stabilimento a Margherita di Savoia, in Puglia. Le concessioni demaniali in Italia sono 30.000, gli stabilimenti balneari 28.000 circa. Le Lavoratrici e i lavoratori  coinvolti sono circa un milione. Sanno che la stagione sarà una rincorsa al tempo, una rincorsa al cliente, spesso  affezionato. Al momento frastornato e impaurito.

“Sono state indicate più volte date ipotetiche di riapertura che hanno creato solo aspettative e poi delusione. L’allestimento della spiaggia è un’operazione complessa, che richiede dai 20 ai 40 giorni . E potremo partire solo dopo aver ricevuto delle linee guida per svolgere il nostro lavoro in sicurezza, sia per i bagnanti che gli addetti ai lavori. Ma non basta. Quest’anno, c’è la necessità di un’unica ordinanza balneare, anche in materia di sicurezza, valida tutto il  territorio nazionale e non per singola località o uno specifico compartimento marittimo. Siamo in attesa anche su questo”, commenta Capacchione.

 

“Il comparto è fatto di tanti protagonisti, tutti legati uno all’altro”, aggiunge  Gabriele Nastro, ristoratore a Cattolica, sulla riviera romagnola. “Senza linee guida non sappiamo, semplicemente, a cosa andremo incontro. Se si limitano gli ombrelloni sulla spiaggia, ci sarà anche meno lavoro per gli albergatori, che non potranno vendere il pacchetto all inclusive. Quindi ci saranno anche meno persone che potrebbero venire nei ristoranti, nei negozi, nei locali” spiega. E poi si tratta di riorganizzare gli spazi. “Nelle sale, ovviamente, capendo quanti coperti poter fare. Ma anche in cucina: siamo abituati a lavorare in team, letteralmente a contatto: per cambiare dobbiamo organizzarci”, spiega Nastro, proprietario del ristorante Gambero Rozzo.  “Intanto il personale è in cassa integrazione, affitti e bollette vanno pagate, le derrate alimentari vanno a male. E abbiamo  il problema pressante della liquidità, proprio per far fonte a questi problemi. Ma i 25.000 euro del decreto salva-imprese, non si vedono.  Altre categorie , come i fornitori o gli addetti alle pulizie, sono in crisi con noi”, spiega. “Ci stiamo organizzando con il delivery, ma lavorando con pesce non è facilissimo. Almeno, però, rimaniamo vicini ai nostri clienti abituali”, commenta Nastro.

Insieme ai timori sul futuro, sul lavoro che al momento non riparte, c’è anche quello per la salute. “Siamo una cittadina di 17.000 abitanti, in piena stagione le presenze sono 100.000: speriamo davvero che si possa fare tutto il possibile per mantenere  bassissimi i contagi”, aggiunge. In Romagna  il virus ha colpito duro, solo in provincia di Rimini i casi , sino al primo maggio, sono stati 2009. “Tutti sono molto scossi, ma hanno bisogno di ripartire.”, conclude.

E’ dello stesso parere Vincenzo Delprete, albergatore della riviera romagnola. “Al momento cerchiamo di immaginare, immaginare un nuovo modo di lavorare. Anche se il tempo non è dalla nostra parte. La stagione è alle porte e noi siamo ancora fermi. Di certo dovrò riposizionarmi sul mercato perché il mio hotel, il Nautilus, è dedicato alle famiglie, offre animazione per i più piccoli , sale giochi, servizi baby: tutte cose che, probabilmente, non saranno proponibili quest’estate. C’è poi il problema degli spazi: passerò da 180 a 60/70 ospiti al massimo? Allora dovrò riorganizzare anche la sala da pranzo, proponendo magari un menù alla carta, non più la mezza pensione, e lavorando solo su prenotazione”, aggiunge. Chi non ha ancora disdetto attende di sapere se da giugno potrà fare vacanza. “Noi saremo flessibili al massimo, disponibilissimi a spostare le prenotazioni, anche all’anno prossimo”, aggiunge Delprete. “E visto che molti eventi estivi sono stati posticipati tra ottobre e novembre, speriamo di allungare la stagione. Anche perché ci mancheranno gli anziani, che da sempre ci permettevano di tenere aperto in autunno”.

 

C’è anche il problema delle spiagge libere, gestite dai Comuni. Come aprirle? Come limitare l’accesso per garantire la corretta distanza tra tutti, come sanificare? Legambiente si è candidata per affiancare le amministrazioni locali nell’organizzazione di un piano di gestione. “Pensare di cedere a privati spazi di litorale libero in cambio di sorveglianza e controllo delle regole o, addirittura, ipotizzare la chiusura delle spiagge libere perché non si è in grado di assicurarne una corretta fruizione, sarebbe una resa, una presa d’atto che il pubblico non è in grado digestire il bene comune”, spiega Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente. “Al contrario, abbiamo davanti una straordinaria occasione: è il momento giusto per i Comuni di ritrovare  quel rapporto di confidenza con il proprio territorio, di riappropriarsi di luoghi troppo spesso dati per scontati”, spiega.

 

C’è poi l’alternativa delle vacanze in barca. Le attività diportistiche sono ferme, ma si freme per farle ripartire. E gli operatori sono pronti, perché una viaggio in barca, con la famiglia,  potrebbe essere una soluzione semplice per mantenere le distanze sociali, per limitare i contatti. Garantendo la sanificazione dei mezzi e check in digital. “Proponiamo in genere imbarcazioni medio grandi, tra i 13 e i 20 metri. La larghezza è intorno ai 15 metri, ci sono in pratica 2 piani, il ponte e le cabine. Insomma, spazio comodo per 8 persone. Viaggiamo in tutta Italia, speriamo già quest’estate  di riuscire a raggiungere anche Croazia e Grecia”, commenta Francesco Rizzi, business develomepent per BeBlue tour operator e agenzia specializzata in viaggi in barca a vela. Le opzioni sono tante. Si può semplicemente noleggiare un’imbarcazione, se si ha a bordo qualcuno esperto, con la patente nautica, o ci si può affidare completamente al tour operator per la scelta dell’itinerario, la gestione dell’imbarcazione, con uno skipper e la scelta di vari extra. I costi? Dai 500 ai 1200 euro a settimana a persona.

Intanto, di fronte alle lungaggini del Governo  alcune Regioni hanno deciso di iniziare a muoversi. Come la Sicilia, dove il turismo vale il 15% del Pil regionale, e la Puglia dove genera investimenti per 9 miliardi in termini di valore aggiunto.  Dire che sia cruciale, è banale. In Puglia il governatore Emiliano ha affidato all’epidemiologo Pierluigi Lopalco, responsabile della task force per l’emergenza Covid-19 in regione, il compito di tracciare, con l’assessorato all’industria turistica e culturale, un percorso per la fase 2 dell’emergenza , il “Manuale della ripresa”. Obiettivo: la tutela della salute pubblica garantendo il riavvio delle categorie produttive. “Le partenze devono essere omogenee, non si può consentire, in una filiera, di far partire prima una Regione. Rischieremmo una concorrenza sleale”, ha dichiarato in conferenza stampa Emiliano, cautamente.  Allo stesso tempo si vogliono stabilire regole precise, a garanzia della salute di tutti, senza rischiare la bancarotta. “Il  turismo è distribuito su tutto il territorio regionale,  segmentato secondo diversi modelli di accoglienza. Dovremo prepararci  ad ospitare meno persone di quelle che il comparto potrebbe, ma l’auspicio è che tutte le aziende riescano a raggiungere il pareggio con i costi”, ha spiegato il Governatore.

La Sicilia ha puntato, invece, su “Special Guest” un progetto di marketing e supporto alla commercializzazione del turismo, nato proprio per il breve periodo, la fase 2.  Un progetto voluto dalla Regione, con una forte identità siciliana, dove i classici pacchetti turistici sono arricchiti da benefit e offerte sul territorio, create ad hoc per rilanciare la voglia di far vacanza.

Il dubbio più grande però resta il mindset: nella testa delle persone c’è la voglia di viaggiare, di frequentare alberghi e ristoranti, di concedersi giornate di relax in posti splendidi ma, magari, più affollati, con meno distanza sociale? Questo l’enorme quesito che tutto il comparto si trova ad affrontare. Perché della crisi di chi vive con il turismo, alla fine, a chi viaggia importa ben poco.

(Ph Beach scenes – Eric Fischl)

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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