Dal vostro cronista in strada a Milano – Oggi è il GIORNO. Sarà il 25 aprile, la Liberazione, o una dannata follia da “fuori tutti” e virus di nuovo galoppante fra una quindicina di giorni? Senza pretese di oggettività statistica, ecco una semiseria fotocronaca di una mattinata a zonzo per le strade di zona 2, che si stende alle spalle di piazzale Loreto. La NoLo (acronimo che significa per l’appunto Nord di Loreto) della Milano place to be, che al di là delle etichette da gentifricazione imperante è uno storico quartiere milanese. Qui viveva la servitù delle case dei ricchi sciur di corso Venezia: camerieri, cameriere, cuochi, cuoche, uomini e donne delle pulizie, che non avevano diritto a risiedere nelle stesse magioni prestigiose dei loro datori di lavoro. E che in questa zona avevano trovato comode (a piedi siamo a mezzoretta da corso Venezia) case e appartamenti.
Ma bando alle ciance e via di fotocronaca (mi scuso per la qualità non eccelsa delle immagini, ma sono fatte con il mio smartphone privato che è tutt’altro che di gran marca e di gran prezzo, quindi ha le ottiche che sono quel che sono…)

ore 10.40, fatto colazione, sbarbato e ripulito, il cronista si prepara a superare l’androne del suo palazzo e a scendere in strada. Sarà folla folle ebbra di libertà?

 

  

ore 10.41, via Marco Aurelio, la strada è deserta, sembra un ferragosto anni Settanta (pure il clima mite, con sole e cielo splendidamente azzurro aiutano la suggestione). Ma ci sono anche i primi segni di “de-lockdown”: due anziani residenti a ciciarare (chiaccherare, in milanese) sul marciapiedi, con tanto di sedia per stare più comodi.

 

ore 10.42: via Marco Aurelio angolo via Crespi, anche per questo piccolo cantiere di zona la clausura non è per niente finita. Niente operai al lavoro e niente da guardare per i nostri “mutarel” di zona (i mutarel sono gli anziani pensionati che passano le loro giornate a osservare i cantieri, rigorosamente in piedi, con le mani giunte dietro la schiena, che danno continuamente consigli non richiesti agli operai su come fare meglio il loro lavoro.

 

ore 10.42, sempre Marco Aurelio/angolo Crespi, il negozio di elettrodomestici ha tirato su la clére. Bottega a conduzione familiare, marito e moglie, da una vita in zona: “Finalmente si dovrebbe ripartire. Noi abbiamo fatto un mese di chiusura, poi abbiamo riaperto già nelle scorse settimane. Sinceramente oggi non c’è alcuna differenza: fase 1, fase 2… qua si continua a non vedere una lira… Mi scusi, l’abitudine: a vedere un euro… E di gente in giro, almeno finora, pochissima”.

 

  

ore 10.43, via Crespi, la musica comincia a cambiare, primi segni di vita che torna in zona. Fila di residenti per entrare dal tabaccaio/bar di zona; operai edili di piccola impresa che stanno prendendo dal loro camioncino il necessario per lavorare: “Stiamo ristrutturando un appartamento in questo palazzo, finalmente si torna a lavorare”, mi dice uno di loro, in italiano perfetto con accento da subcontinente indiano (hanno però chiesto di non comparire nella foto); la pescheria che riapre, ovviamente solo per consegne a domicilio.

 

   

ore 10.45, ecco viale Monza, un altro mondo. Macchine tante, gente in cammino per la strada tanta, ciclisti (per fortuna) altrettanti… ma senza troppi eccessi, a onor del vero. E zero controlli di forze dell’ordine. L’amministrazione Sala evidentemente si è affidata alla buona coscienza civica (o alla paura di uscire, che almeno qui in zona e a quest’ora mattutina sembra aver vinto sulla prevista euforia da “di nuovo liberi”…).

 

 

fra i negozi che riaprono oggi i battenti dopo mesi di lockdown, le agenzie immobiliari e soprattutto quelli di cannabis legale (questi ultimi inopinatamente tenuti chiusi finora, come se non vendessero un bene essenziale per sopportare stress e disagi da clausura forzata)

 

  

ore 10.46, viale Monza, lo storico mercato comunale (eletto “luogo del cuore” dai residenti nel sondaggio Fai), prezioso presidio dei negozi di prossimità durante tutta la fase 1. In ordine di apparizione: l’entrata con tanto di “buttadentro/buttafiori” e sanificazione obbligatoria, il panettiere Marco Piazza sotto cellophane, le istruzioni da seguire per i clienti sul distanziamento sociale e uno dei corridoi del mercato (stamani senza folla, le misure di filtro all’ingresso funzionano egregiamente).

 

   

ore 11.14, viale Monza, raggiunta la fermata Rovereto della metropolitana linea 1 (la rossa, per i milanesi). All’ingresso nessuna coda, l’edicolante (anche lui dietro protezione di spesso foglio di cellophane) conferma: “Nessuna differenza con i giorni scorsi, anzi sì: meno gente ancora, avranno preso tutti la macchina per andare al lavoro”. La hall sotterranea della fermata conferma: non c’è letteralmente anima viva ai tornelli… Esco a rivedere le stelle (in questo caso il sole).

 

ore 11.20, via Popoli uniti, davanti al tabaccaio, si fuma ovviamente.

 

ore 11.21, via Venini, un rider ritira la consegna. Loro non si sono mai fermati.

 

  

ore 11.22, sempre via Venini allo slargo con via Martiri oscuri. La meritoria zona 30 è deserta: aperta l’anno scorso, fa parte del piano di riorganizzazione “umanista” dell’urbanistica cittadina. Le zone 30 sono aree pensate per rallentare (il limite di velocità è per l’appunto fissato a 30 chilometri orari) e ridurre il traffico delle automobili, facilitare pedoni e ciclisti, creare delle aree di relax e divertimento (con panchine, tavoli fissi da ping pong, un po’ di verde urbano e colorazione vivace delle sedi stradali) sulle pubbliche vie, spesso in prossimità di scuole elementari e medie. Qui la zona 30 è davanti alla scuola elementare pubblica Maddalena di Canossa, ovviamente chiusa.

 

  

ore 11.28, al capolinea del tram numero 1 di Greco Rovereto. Un pezzo di storia di Milano, il tram è lo storico Breda a carrelli degli anni Trenta, vanto dell’industria meneghina, esportato in tutto il mondo e meritoriamente riportato in auge dall’Atm qualche anno fa pure sulle nostre strade, dopo un lungo periodo di oscuramento. I tram e i suoi tranvieri sono un classico milanese, come il panettone, per capirci. “Oggi? Addirittura meno pubblico viaggiante” dice il tranviere, “credo perché viaggiano molti più mezzi delle settimane scorse”. E la sua impressione su questo giorno 1 della fase 2 dal suo privilegiato punto di vista, la cabina di guida del tram? “Un sacco di macchine in più e pure tantissimi podisti” e qui ride e commenta la nuova passione jogging dei milanesi da lockdown con parole irriferibili per pubblica decenza (detto con umile sincerità, giudizio che condivido sul boom della corsetta in epoca di clausura da SarsCov2).

 

ore 11.40, via delle Leghe. La libreria di quartiere non ha ancora riaperto, aspetta le ultime e dettagliate istruzioni dal sindaco per farlo.

 

ore 11.41, via Varanini. Le pizzerie invece riaprono, per ora solo per l’asporto. Ma è una gran bella notizia per gli appassionati consumatori della vera margherita (perché quelle che abbiamo fatto in casa con le nostre mani in questi mesi sono buone, per carità… ma niente hanno a che vedere con la pizza del pizzaiolo doc).

 

ore 11.42, di nuovo su viale Monza, traffico, ma non troppo.

 

ore 11.42, sempre viale Monza. La cartolibreria ha invece riaperto. E la gente fa la coda per entrare. “In decenni di attività non mi era mai capitato, speriamo sia di buon augurio per questa ripartenza”, dice sorridendo dietro la sua mascherina il titolare.

 

ore 11.48, via Giacosa. L’area cani finalmente e desolatamente vuota (non serve più la scusa del cane per uscire).

 

ore 11.48, sempre via Giacosa. L’area giochi per bimbi chiusa, non c’è ancora l’autorizzazione, troppi i rischi di assembramento.

 

 

ore 11.49, sempre via Giacosa. La bocciofila, ritrovo usuale di pensionati incalliti. La pista ancora vuota perché la fase 2 non prevede la riapertura di queste strutture (sono potenziali pericolosissimi focolai per una categoria di cittadini particolarmente a rischio: gli anziani) ma pronta per quando sarà e quella invece ormai ricoperta dalle erbacce. Piccolo memento di ciò che fa la natura quando l’attività umana si ferma: si riprende gli spazi.

 

   

ore 11.52, slargo su via Giacosa, anche questa area 30. Le porte del parco Trotter finalmente aperte, il polmone verde della zona è di nuovo a disposizione dei residenti. Ma non dei piccoli studenti delle scuole che qui hanno sede dal primo dopoguerra. La casa del sole del Trotter (e le sue sorelle) sono un altro dei vanti milanesi. Per saperne di più, clicca qui 

 

ore 12, il vostro cronista di strada è tornato a casa, le sue scarpe stanno sul pianerottolo, misura indispensabile di sanificazione dopo averlo portato in giro per la zona. Perché così fanno (facevano) i cronisti di una volta: si consumavano le suole delle scarpe per trovare le notizie e raccontare i fatti dopo averli visti di persona. Con i loro occhi. Buona fase 2 a tutte e tutti.

 

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

giornalista

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

Commenta con Facebook