Sono almeno 4,5 milioni gli italiani che da questa mattina tornano al lavoro. In tanti, specialmente nelle grandi aree urbane, prima della quarantena erano abituati a raggiungere il posto di lavoro in treno, bus o metropolitana. Solo nell’area di Milano, sono 750mila i pendolari che ogni giorno partono dall’hinterland per raggiungere la metropoli utilizzando i mezzi pubblici. Viaggi spesso ne piacevoli ne agevoli: le cronache di quei tragitti riempiono ogni giorno chat e gruppi sui social di chi ogni giorno deve spostarsi per lavorare e studiare. A complicare le cose, poi, ci ha pensato il covid-19.

Con la fase 2 che cosa cambierà? Tra le pochissime certezze, c’è il fatto che chi viaggia sui mezzi pubblici deve indossare guanti e mascherine e rispettare le “distanze droplet”, ovvero stare almeno ad un metro di distanza l’uno dall’altro. Si potrà sedere solo nei posti consentiti, che saranno disposti a scacchiera. Tutti gli altri – circa il 30% di quelli disponibili – saranno off-limits. Queste le poche indicazioni della riunione fiume di giovedì pomeriggio fra il ministro dei Trasporti Paola De Micheli e i governatori che hanno consegnato le loro osservazioni. Tra i punti fermi, però, non ci sono nemmeno più quegli 800 milioni cruciali per il settore, promessi nel decreto aprile ma spariti dai radar.

In Lombardia la partita trasporti si preannuncia alquanto complicata. Per quanto riguarda i treni locali, su tutte le tratte di Trenord ci saranno corse ogni 30 minuti nelle ore di punta, dalle 6 alle 9.30 e dalle 16 alle 19. Ancora ridotto, invece, il servizio di navette Malpensa Express. Per evitare caos nella fase di salita e discesa, poi, saranno al lavoro 120 operatori di security, vendita, assistenza e controllo. Nelle stazioni i volontari della Protezione Civile distribuiranno mascherine messe a disposizione da Regione Lombardia. Anche chi va al lavoro bus, tram e metropolitana, potrà contare su un servizio a pieno regime. Le corse sull’intera rete di trasporti milanese di Atm – in termini di frequenze e orari – saranno al 100%. In metro, invece, l’accesso sarà regolato ai tornelli. L’invito ai passeggeri è di pianificare, per quanto possibile, i propri spostamenti, cercando di evitare gli orari di maggior affluenza.

Anche Veneto città e province si attrezzano come meglio possono per la ripresa. A Venezia parte la sperimentazione della prenotazione via app per alcune corse dei vaporetti Actv aggiuntive tra Piazzale Roma e il Lido. A Treviso si applica la stessa modalità per le linee del servizio extra urbano. In generale, la soluzione che va per la maggiore è che sugli autobus urbani salgano 9 persone anziché 97 – la capienza massima inclusi i posti in piedi – e su quelli extra urbani, lunghi il doppio, appena 15. Per velocizzare il servizio, a Padova ci saranno corsie preferenziali e si valuta un sistema a chiamata simile a quello del Nightbus. Stessa strada anche a Vicenza, dove si sta pensando ad un servizio di prenotazione attivo dal giorno prima.

In Piemonte, invece, ripartirà il 50% del trasporto pubblico. Per quanto riguarda i treni, sul sito Trenitalia è possibile monitorare l’elenco delle tratte attive, con biglietti e abbonamenti che si potranno acquistare sui canali online. Le stesse misure si applicano alle linee del Servizio ferroviario metropolitano. Sui bus ci saranno posti limitati. A Torino, saranno in servizio l’82% delle linee urbane ed extraurbane Gruppo torinese trasporti.
In Lazio, invece, oltre alle misure applicate nelle altre regioni, i comuni sono tenuti a programmare gli orari dei servizi urbani in modo da evitare flussi troppo elevati negli orari di punta e aziende e amministrazioni sono invitate ad applicare al massimo lo smart working e la rimodulazione degli orari lavorativi. Per evitare assembramenti è anche prevista la chiusura delle attività commerciali non oltre le ore 21.30, con eccezione per farmacie, parafarmacie, aree di servizio e pubblici esercizi per attività di asporto.

Anche i pendolari pensano che l’unica soluzione efficace sia quella di avere guanti e mascherine per tutti. Franco Aggio, rappresentante regionale dei viaggiatori, è preoccupato. “Non si può pensare di limitare l’accesso alle stazioni o ai treni – spiega – a meno che non si abbia l’idea di azzerare il servizio. La prenotazione obbligatoria è un non senso nel trasporto pubblico – aggiunge -: basta mettersi nei panni di chi ogni giorno arriva a Milano e prende il treno ma magari per arrivare in ufficio deve anche prendere una o due metro. Come si fa a prenotare tutta la tratta? É impensabile. Se poi un treno viene soppresso, cosa che avviene abbastanza spesso, tutti i passeggeri non possono più provare a prendere quello successivo?”. Quanto alla “app – spiega Aggio – se è intesa come un ‘semaforo’ per dire se si può salire sul treno e quando, chi deve andare a lavorare è mai possibile che debba ‘giocare al lotto’ per sapere se può farlo?”. Altro elemento di preoccupazione è il ritorno a scuola degli studenti, che costituiscono circa il 30% dei pendolari.

Per Dario Balotta, presidente dell’ ONLIT, l’Osservatorio Nazionale della Liberalizzazione delle Infrastrutture Trasporti, la chiave della ripresa si gioca su 3 pilastri. “Innanzitutto le società che gestiscono treni e bus devono garantire maggiore efficienza, aumentare le frequenze delle corse”. Tutti i mezzi pubblici, poi, dovranno “sottostare ad un’unica pianificazione da parte delle Agenzie dei Trasporti regionali – enti che esistono da alcuni anni ma finora sono stati poco utilizzati – che potranno anche utilizzare gli autobus extraurbani” come gli scuolabus e i bus turistici “ora inutilizzati per aumentare le frequenze in ambito urbano o extraurbano. In Lombardia, ad esempio, ci sono 70 aziende private con quasi 10 mila autobus”. Balotta, però, vede la crisi come “un’occasione per testare sul campo nuove soluzioni, in grado di far fare un balzo in avanti al sistema”. “A Monaco di Baviera, che per numero di abitanti e tipo di urbanizzazione è del tutto sovrapponibile a Milano, 1,2 milioni di persone usano i mezzi pubblici ogni giorno. In Lombardia i pendolari sono poco più della metà. Questo dipende soprattutto dalla qualità del servizio” che per Balotta potrebbe migliorare grazie a un’apertura del mercato a più operatori, come già avviene in altri Paesi. Opzione che il decreto ‘CuraItalia’ però, ha inibito bloccando tutte le gare.

L’alternativa è che tutti o quasi ricomincino ad andare al lavoro in auto, com’è già avvenuto in Cina. Una indagine di Ipsos ha mostrato infatti come prima del coronavirus solo il 34% dei pendolari cinesi usasse l’auto privata, mentre il 56% preferisse il bus o la metro. Adesso le abitudini si sono ribaltate: il 77% guida fino al posto di lavoro e solo il 24% prende i mezzi pubblici. Il 77% dei cinesi ritiene che l’auto sia il mezzo più sicuro per evitare infezioni e il 62% conta di comprarne una nuova nei prossimi 6 mesi. Un trend che, se fosse confermato anche in Italia, produrrebbe effetti di disastrosi per l’ambiente.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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