Il 5 maggio, per chi ha qualche annetto alle spalle, è una poesia più che una data sul calendario. Lasceremo ai nostri venticinque lettori, l’onere di ricostruire, ognuno per suo conto, quelle giornate che li vedevano tremanti, in classi affollate, magari con il grembiulino fresco di bucato, a ripetersi, nella mente, l’ode manzoniana al defunto imperatore Napoleone. 

Come Alessandro Manzoni ci ritroviamo ad aver letto sui giornali, nel suo caso era La Gazzetta di Milano del 16 luglio 1821, della morte del condottiero, che per lui era il Bonaparte, per noi è il Giuseppe Conte. Ovviamente il confronto tra le due figure è improbo, almeno quanto è quello tra noi e lo scrittore dei Promessi Sposi.

Con il Manzoni però condividiamo un rigo e un auspicio, che traduciamo così: “non si faccia a gara per essere tra i quindici sulla cassa del morto”. Abbiamo per mesi sentito e letto gli osanna al Conte2 e ora, vedere tante novelle prefiche, a gettar discredito su “Giuseppi” è davvero immondo spettacolo. Sappiamo che la memoria a coltivarla ci si spacca schiena e occhi, però voi ex sodali dell’Avvocato del popolo, per favore, tacete e fate tacere i vostri giornaletti.

Tra le gazzette che più impressionatamene hanno mutato casacca in un “fiat”, ci sono quelle dell’altro Avvocato, dell’Agnelli tramutato il Lapo e John Elkann. Il cambio di direttori delle testate di famiglia appare ora ben congeniale alla nuova linea: “dagli al Beppi”.

I quotidiani, si sa, ormai li leggono solo in pochi e questo non può che dispiacerci, ma ancor di più ci rammarica che a leggerli siano soprattutto deputate, deputati, ministre e ministri, sottosegretarie e sottosegretari, capi di partito. È infatti incredibile come l’ordine di scuderia confindustriale dalle prime pagine sia finito sui social e sulla comunicazione della politica. 

Non lo si chiami trasformismo, però. Il vizio italico del valzer tra schieramenti e posizione politiche, è il peccato originale del Conte2, tant’è che per una volta qualsiasi capo di partito potrebbe dire: “è lui, il Presidente del Consiglio, che fa la trottola, noi stiamo fermi”. L’Avvocato del popolo, val la pena ricordarlo, il tempo di un mojito al Papete, ed è passato dalla destra becera fascio-leghista alle macerie della sinistra democristianizzata. 

Quindi nessun trasformismo, anzi. A Palazzo Chigi governava e governa Confindustria. È stato così nel Conte1, è stato così nel Conte2, nella Fase1 e peggio è nella Fase2.

Anche qui, per gli smemorati, ricordiamo che la strage della Val Seriana è arrivata su input padronale. È nei documenti, nelle interviste, nelle richieste del non chiudere le officine mentre il covid19 iniziava a mordere, fatale. E il governo alla macabra richiesta si è tenuto.

E il mercato delle vacche dei codici ATECO, cioè di quale fabbrichetta dovesse rimanere aperta e quale no, sempre la parte padronale vedeva protagonista. E non diversamente è stato per le aucertificazioni depositate dagli imprenditori in prefettura e governate da un utile silenzio assenso. I soldi, la borsa, i dané, gli schei, si dice faccian girare il mondo, certamente han fatto girare l’Italia e ancora la stanno facendo girare.

Tra la borsa e la vita, ha vinto la prima. Sia ben chiaro, non è mica colpa di Giuseppe Conte o, meglio, non è mica responsabilità solo di Giuseppe Conte. Alle spalle dei governi ci sono partiti politici, maggioranze, deputati, senatori, che questa deriva filoindustriale hanno avvallato e stanno avvallando.

Solo un miope non si accorgerebbe che se il decreto aprile è diventato decreto maggio, è solo a causa di un rinnovato, infinito, squallido mercato delle vacche di matrice confindustriale. Grave perché si sta confondendo il bene dei comparti economici, con quello dell’Italia e del suo popolo. Un po’ come quando ci si inganna che una crescita del PIL di un Paese, sia necessariamente una buona notizia per le donne e gli uomini che in quella nazione vivono.

Noi siamo tra quanti ritengono che i morti da Fase2, non siano un male necessario e neppure un danno collaterale accettabile, come siamo certi che tanti di quelli della Fase1 erano evitabili.

“Del senno del poi son piene le fosse”, ci viene rimproverato, dimenticando sempre di dare a corollario di questo proverbio, il numero almeno delle vittime ufficiali da covid19, che l’ultimo bollettino ministeriale dice essere di 29.079 decedute e deceduti. Il senno dell’oggi, o meglio la mancanza di senno, ne riempirà altre e poco ci interessa che scavar e riempire fosse sia un lavoro, che la morte, le stragi, generino PIL.

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

Commenta con Facebook