Sanificate. Andate in pace e sanificate. E’  il dogma di queste settimane e ha generato il caos più totale. Come farlo? A chi farlo fare? Nel decreto del 17 marzo si scrive che “siano incentivate le operazioni di sanificazione dei  luoghi di lavoro, anche utilizzando  a  tal  fine  forme  di ammortizzatori sociali”. Concetto poi ripetuto, ribadito nel decreto del 10 aprile, quando  si specificano le informazioni sul credito d’imposta per le spese di sanificazione (il 50%, per un massimo di 20.000 euro). Nel dcpm del 26 aprile si norma la sanificazione dei luoghi di lavoro di tutto il settore pubblico, delle forze armate  dell’amministrazione, dalle scuole alla polizia. Poi si passa ai dispositivi medici e di protezione individuale. Saltando a piè pari i  privati, chi ha un ufficio, un negozio, un bar, una palestra o un albergo, un’officina o gestisca un qualsiasi altro ambito di lavoro. Che devono semplicemente sanificare. Una parola, per la maggioranza delle persone, sconosciuta sino a qualche mese fa.

“Il Governo semplicemente non ci ha fatto sapere nulla. La gente brancola nel buio. E questo ha causato una serie di problemi. Il primo è che chi deve sanificare si trova alla mercé di finti professionisti, senza scrupoli, che si propongono come sanificatori, non avendo le caratteristiche per esserlo. Con due gravi conseguenze immediate: la sanificazione può non essere efficace e non viene fornita la documentazione necessaria per accedere al credito di imposta”, spiega Marco Benedetti, presidente dell’Associazione nazionale delle imprese di disinfestazione, membro del consiglio di presidenza di Confindustria Servizi hygiene cleaning & facility services, labour safety solutionse direttore tecnico di Ecologic System, a Genzano di Roma.

“Ci sono ditte che si sono reinventate per quest’occasione. Società di consulenza, imprese edili, spazzacamini, autolavaggi che ora si spacciano per sanificatori. Abbiamo già presentato una cinquantina di denunce all’Agenzia delle Entrate e alle Camere di Commercio del territorio”, continua Benedetti.

Concretamente, quindi, una persona che deve sanificare, per riprendere la sua attività lavorativa, cosa deve fare? “Informarsi, non farsi convincere dal primo che passa, da un bel sito internet, da prezzi completamente fuori mercato. Il controllo deve essere preciso: il primo passo è con la Camera di Commercio locale. Va verificato se la ditta è registrata e abbia i requisiti di legge per fare le sanificazioni. Deve essere iscritta a un elenco speciale che attesta il rispetto dei requisiti stabiliti dalla legge 82/94, attuata con il Dm 274/97.  Ma può non bastare, perché alcune aziende non hanno il direttore tecnico: si tratta di una figura fondamentale e obbligatoria,  che garantisce sulla corretta scelta delle procedure di sanificazione proposte, per ogni situazione.  Quindi si tratta di un controllo incrociato. Si possono chiedere informazioni anche all’ Associazione nazionale disinfestazione (www.disinfestazione.org), che rappresenta 400 aziende della filiera”, spiega Benedetti “Concretamente, poi, i metodi di sanificazione vanno decisi, sul posto, dal professionista. “Le variabili sono tante: disposizione degli spazi, cubatura, eventuale merce contenuta, materiali, stato di pulizia dell’ambiente.  Concretamente, poi, si fanno due passaggi principali. Il primo è una pulizia di tutte le superfici, per rimuovere lo sporco, la seconda è la disinfezione di tutte le parti a contatto, da fare, in genere, con alcool,  etanolo, varechina o acqua ossigenata“.

E l’ozono, di cui si parla tanto?

“E’ una procedura ad uso esclusivo dei professionisti può essere scelto soprattutto nell’ambito di ambienti grandi, come i magazzini. Va usato da tecnici con una formazione specifica, seguendo regole precise e attente precauzioni. E’ improponibile che i macchinari ad ozono vengano venduti a chiunque per poi essere utilizzati con assoluta disinvoltura. Non è un caso se, in questi mesi di pandemia, le intossicazioni, come denunciato dal Centro Antiveleni, sono aumentate del 130%”.

Ora che c’è la corsa alla riapertura, ce la farete a soddisfare tutte le richieste? O ci saranno attese di settimane, mesi?

“Stiamo lavorando tanto, ma abbiamo una rete di professionisti in tutta Italia. Interveniamo abbastanza velocemente, non ci sono grandi attese. Ma, soprattutto in vista delle riaperture del 18 maggio e poi di giugno consiglio a tutti di muoversi per tempo”.

Un’ultima curiosità. Come si manterranno pulite le merci che, nei negozi, i clienti potrebbero toccare e non acquistare? Capi di abbigliamento, ad esempio, scarpe, libri?

“Non ci sono ancora indicazioni, come detto, però, gli apparecchi ad ozono sono improponibili”.

Leggi anche “SANIFICARE PER RIAPRIRE. COSA (NON) DICE IL DECRETO 

(Ph Sweep it under the carpet maid – Banksy)

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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