Nonostante sia la quarta regione per numero di vittime, 1528 al 4 maggio, in Veneto la voce della locale Confindustria ha scandito la Fase 1 con pubbliche perentorie richieste di riapertura. Non solo: gli imprenditori hanno anche sfruttato la possibilità del decreto Cura Italia di proseguire le attività produttive in deroga, sommergendo le 7 prefetture con migliaia di richieste cui è stato impossibile rispondere. E non è peregrino il sospetto, tanto che ne ha parlato a EC il capo ufficio studi della Cgia di Mestre Paolo Zabeo, che non siano state poche le mani che hanno tirato la giacca del presidente Luca Zaia. Così, a 5 giorni dall’inizio della Fase 2, l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin ha presentato in conferenza stampa  il “Manuale per la Riapertura delle Attività Produttive“, che contiene “particolareggiate indicazioni operative per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari”.

IL MANUALE PER LA RIAPERTURA DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Lanzarin, nell’occasione, ha riferito che “degli approfondimenti fatti nel corso della redazione di questo Manuale ha fatto parte anche la sperimentazione eseguita e conclusa su otto aziende padovane per un totale di 1.274 lavoratori coinvolti e il risultato è stato confortante: solo lo 0,4% di loro è infatti risultato positivo. Una ulteriore sperimentazione, per la quale abbiamo già ricevuto numerose dichiarazioni di disponibilità, riguarderà ora un gruppo di aziende sparse su tutto il territorio regionale”. In realtà se noi consideriamo che la popolazione totale del Veneto è di circa 4 milioni e 900mila persone e che i positivi ad oggi sono 18.313 (e i tamponi sono fatti prevalentemente a sintomatici) la percentuale che otteniamo è di 0,37. Il fatto che 5 su 1.274 lavoratori che non presentano sintomi siano in realtà positivi e di conseguenza contagiosi è difficile definirlo “confortante”. Soprattutto alla luce di quanto andiamo a vedere ora.

Il manuale

Il manuale si divide in 10 diverse indicazioni operative:

Pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro.
Informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda.
Limitazione delle occasioni di contatto
Rilevazione della temperatura corporea.
Distanziamento tra le persone.
Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie.
Dispositivi di protezione individuale.
Uso razionale e giustificato dei test di screening.
Gestione degli eventuali casi positivi.
Ruolo del Medico competente.

e, come riportato negli “Obiettivi e destinatari”, verrà presto integrato con dei testi specifici relativi ai settori dell’agricoltura, dell’agriturismo, dell’edilizia, del manufatturiero, del commercio, della logistica, della ristorazione e dei servizi alla persona.

Alla sezione “Definizioni”, a proposito del “Contatto stretto ad alto rischio di esposizione” viene riportata quella del European Centre for Disease Prevention and Control, Case definition for EU surveillance of COVID-19, datata 25 febbraio 2020. Questa la definizione:

-una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19;
-una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
-una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
-una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
-una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
-un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
-una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).

I lavoratori che rientrano in questa casistica e che presentano sintomi devono essere sottoposti a controlli sanitari specifici (come previsto in generale dal Dpcm in materia). Per tutti gli altri, come si legge su “Uso razionale e giustificato dei test di screening” “non è richiesto, al Medico Competente, alcun controllo sanitario aggiuntivo dei lavoratori legato all’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2. Tuttavia, in previsione di una graduale ripresa delle attività produttive, è in corso un progetto pilota sperimentale di livello regionale finalizzato a caratterizzare la circolazione virale nella popolazione lavorativa e ad acquisire informazioni sulla validità dei diversi test diagnostici disponibili. In tale ambito, l’effettuazione di test di screening su lavoratori asintomatici da parte, o sotto la supervisione, del Medico Competente (tampone naso-faringeo, test sierologici e, se validati dalle competenti strutture tecnico-scientifiche pubbliche, test sierologici rapidi) potrà avvenire nell’ambito della sorveglianza sanitaria, con oneri a carico del Datore di Lavoro“.

E non è l’unico onere per il datore di lavoro, come si legge nella definizione di “Covid manager“: “Premesso che anche per l’attuazione delle misure di prevenzione dal contagio da SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro rimangono confermati ruoli e responsabilità previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, per ogni azienda potrà essere individuato dal datore di lavoro un referente unico (“COVID Manager”), con funzioni di coordinatore per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo e con funzioni di punto di contatto per le strutture del Sistema Sanitario Regionale. Tale referente deve essere individuato tra i soggetti componenti la rete aziendale della prevenzione ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, verosimilmente nella figura del Datore di Lavoro stesso (soprattutto per le micro- e piccole aziende) o del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), o comunque tra i soggetti aventi poteri organizzativi e direzionali”.

Le opinioni

Abbiamo chiesto a esperti di fama internazionale di commentare il documento, a partire dal professor Andrea Crisanti, tanto prezioso nella battaglia della Regione contro il coronavirus e riconosciuto autore del cosiddetto “modello veneto”, che prevede l’utilizzo massiccio dei tamponi, soprattutto per individuare gli asintomatici. Il virologo non ha ritenuto opportuno esporsi ma ha comunque sottolineato che la definizione di “contatto stretto” è “quella diffusa dall’OMS” ed è quindi formalmente corretto utilizzarla. Di diversa opinione il collega Massimo Galli dell’Ospedale Sacco di Milano, secondo il quale “sugli asintomatici quello che è scritto nel documento del Veneto è superato e che da quanto abbiamo capito è vero in contrario”. Anche lui preferisce comunque non approfondire ulteriormente il Manuale, come Roberto Burioni.

(Ph Screenshot di Metropolis – Fritz Lang)

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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