Categorie: NotizieTerza

EPPUR (QUALCOSA) SI MUOVE

Nel suo piccolo, EstremeConseguenze ha gettato un sasso nello stagno con il j’accuse di Claudia De Falco “Cinema da clausura”, pubblicato il 29 aprile. E quel nostro piccolo sasso ha generato diverse onde, facendo entrare nel dibattito sul SarsCov2 e nelle cronache dei massmedia nazionali la questione dei lavoratori di tutto il comparto dello spettacolo e della cultura. Una questione davvero drammatica, di lavoro che non c’è (quasi) più e che chissà quando ci sarà di nuovo, di ammortizzatori sociali e bonus economici che latitano, di norme farraginose e complesse per accedervi. Una questione che, vale la pena ricordarlo, riguarda all’incirca mezzo milione di addetti ai lavori. Non bruscolini.

Il coro di testimonianze e di inchieste di questa ultima settimana sta però cominciando a partorire delle risposte. La più importante arriva dal luogo deputato a darne, di risposte concrete: il Parlamento. La settima commissione della Camera ha infatti approvato all’unanimità una delibera (che trovate qui, in versione integrale) il cui titolo dice tutto: “Misure di sostegno dei settori della cultura e dello spettacolo a contrasto degli effetti dell’epidemia di Covid 19”.

Dopo una serie di lunghe (e giuste) premesse, che partono dall’assunto che “il Covid 19 e il lockdown che dall’inizio di marzo 2020 ha bloccato il Paese, hanno all’improvviso messo davanti ai nostri occhi la fragilità del mondo della cultura così come lo conosciamo” e dalla presa d’atto di come “sia ormai acclarato da numerosi studi che la cultura ha ricadute dirette su altri aspetti fondamentali strettamente connessi con il benessere dei singoli cittadini e per la crescita di una nazione, perché agisce da stimolo e modello di partecipazione attiva dei cittadini ed è portatrice potenziale di flessibilità comportamentale”, i legislatori rompono gli indugi e mandano un messaggio preciso all’esecutivo di Giuseppe Conte: “E’ dunque fondamentale assumere rapidamente decisioni sia nell’attuale fase di emergenza sia per le scelte strategiche finalizzate a una crescita e a una trasformazione strutturale nel medio-lungo periodo; appare chiaro il bisogno di pensare a una nuova governance del mondo della cultura (…) Bisogna ripartire dai musei, dai teatri, dalle imprese creative, dall’editoria, dalla musica, dal cinema e dall’audiovisivo: nessuno deve rimanere escluso (…) Senza investire in partecipazione culturale diffusa – per adesso in maniera ancora solo digitale poi anche progressivamente fisica e integrata online/offline – è impensabile dare al Paese una prospettiva di uscita e ripresa dalla pandemia che assicuri progresso civile, economico e sociale”. Applausi, sipario (ma invito i lettori ad avere la pazienza di guardarsi la delibera integrale, perché questa volta i legislatori hanno davvero fatto un lavoro egregio di riflessioni-analisi-proposte).

Ora la palla passa al governo. Il ministro Franceschini, competente per delega (è titolare del Mibact, il Ministero per i beni e le attività culturali), ha già fatto sapere che incontrerà una delegazione delle varie associazioni di settore la settimana prossima. Almeno così mi dice una fonte, perché la notizia non compare per ora da nessuna parte. La stessa fonte mi rivela che domani sera, alla cerimonia dei David di Donatello (in pratica gli oscar del cinema italiano) che andrà in diretta su Rai1 in prime time, “gli attori candidati leggeranno un comunicato Fidac (Federazione italiana delle associazioni cineaudiovisive, ndr.) e verrà mandato in sovraimpressione uno spot con le facce di tutti noi lavoratori dello spettacolo fino a riempire lo schermo”.
E sempre ieri hanno deciso di muoversi, finalmente, i pachidermi dei sindacati. Con una mail a Franceschini, alla sua collega del Lavoro Nunzia Catalfo e al presidente dell’Inps Tridico. Mail che EstremeConseguenze è in grado di pubblicare grazie alla sua preziosa fonte:

“From: Segreteria Nazionale SLC CGIL
Sent: Wednesday, May 6, 2020 4:29 PM
To: Comitato Nazionale Produzione Culturale
Subject: Ara Produzione Culturale: Troupes-Lettera ai ministeri – Nessuno escluso CONDIVISA

SLC – CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel – CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni

Roma, 6 maggio 2020

Spett.le Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo
Via del Collegio Romano 27, Roma
C.A. del Ministro Dario Franceschini
ministro.segreteria@beniculturali.it
C.A. Direttore Generale Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli
mbac-dg-c@mailcert.beniculturali.it
————————————————————————————————-
Spett.le Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Via Vittorio Veneto 56, Roma
C.A. del Ministro Nunzia Catalfo
segreteriaministro@pec.lavoro.gov.it
C.A. del Capo di Gabinetto Valeria Capone
gabinettoministro@pec.lavoro.gov.it
———————————————————————————————
Spett.le Istituto Nazionale della Previdenza Sociale
Via Ciro il Grande 21, Roma
C.A. del Presidente Pasquale Tridico
inps.presidenza@inps.it
C.A. del Direttore Generale Gabriella Di Michele
ufficiosegreteria.direttoregenerale@postacert.inps.gov.it
C.A. del Responsabile della Direzione Centrale Ammortizzatori sociali Luca Sabatini
dc.ammortizzatorisociali@postacert.inps.gov.it
Oggetto: Accesso agli ammortizzatori sociali nell’emergenza Covid-19
Nessuno escluso

Viste le peculiarità del settore dello spettacolo che prevede lavori di durata variabile e discontinui nell’arco dell’anno, che il periodo dell’anno di maggior lavoro è quello che va da marzo a ottobre, l’emergenza Covid-19 ha creato una perdita di lavoro imponente nel settore e a tutt’oggi non pienamente quantificabile. Le misure messe in campo dai vari DPCM che si sono susseguiti hanno determinato una ingiustificata disparità tra i professionisti dello spettacolo e tutti gli altri settori lavorativi, lasciando scoperti il 70% dei lavoratori del settore, per questi motivi si ritiene che le suddette misure debbano essere riviste perché non in linea con le necessità di un comparto che produce reddito e grande visibilità per l’Italia nel mondo.
L’accesso all’indennità prevista per i lavoratori dello Spettacolo è subordinato al possesso di requisiti, unica tra le indennità previste dai DPCM. Questi requisiti hanno escluso la maggioranza dei lavoratori troupe, mentre il settore necessita di strumenti inclusivi, almeno nella fase emergenziale.
L’emergenza sanitaria rende ancora più impossibile il raggiungimento delle 120 giornate (ad oggi stimate mediamente a 70 giornate pro capite) di lavoro necessarie al riconoscimento dell’annualità contributiva indispensabile ai fini previdenziali.
L’art. 46 del DPCM 18 del 2020 sancisce un vero e proprio divieto di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sia esso collettivo o individuale indipendentemente dal numero dei dipendenti, per tutto il periodo che va dal 17 marzo al 16 maggio 2020. Sappiamo che il 95% delle aziende del cine audiovisivo hanno proceduto con la risoluzione dei rapporti di lavoro precedentemente al 17 marzo, quindi queste fattispecie non sono coperte dal DPCM. Questo ha di fatto generato un discrimine tra lavoratori e negato l’accesso alla Cassa integrazione in deroga ai lavoratori impiegati in quelle aziende. Per questi motivi la Commissione Welfare della delegazione dei lavoratori delle troupes del cine audiovisivo richiede un confronto urgente per la ridiscussione dei punti critici legati all’emergenza sanitaria e sociale qui di seguito elencati:

1) Prolungamento fino a fine emergenza sanitaria dell’indennità per i lavoratori dello spettacolo già esistente, abolendo qualsiasi forma di limitazione all’accesso di questa, o realizzazione in tempi brevissimi di un ammortizzatore alternativo individuale straordinario con esenzione fiscale e contributiva che faccia seguito alla necessità di allargare il più possibile la platea degli aventi diritto.
2) Prolungamento della Naspi fino a fine emergenza e senza erosione delle giornate maturate per effetto del sussidio straordinario.
3) Garantire il raggiungimento dell’annualità contributiva, ovvero riconoscere le 120 giornate di contributi figurativi nell’anno solare 2020.
4) Revisione dell’articolo 46 del DPCM 18/2020 affinché le aziende che abbiano proceduto al recesso del rapporto di lavoro tra il 23 febbraio e il 17 marzo possano revocarlo facendo contestualmente richiesta di cassa integrazione salariale in deroga dalla data di efficacia del licenziamento.

La situazione emergenziale creata dal Coronavirus ha evidenziato criticità endemiche del settore che necessiteranno di una approfondita analisi per l’elaborazione di strumenti specifici per il settore.
Annunciamo già da ora l’elaborazione di proposte per interventi di prospettiva indispensabili per la tenuta futura del settore.

Per le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL
Umberto Carretti Fabio Benigni”

Oggi si tiene invece una sorta di summit online degli addetti ai lavori di un altro settore “spettacolare”: la musica. Organizzato dalla Siedas (Società italiana esperti di diritto delle arti e dello spettacolo), vedrà riuniti attorno allo stesso tavolo virtuale, fra gli altri: Enzo Mazza della Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana), Giordano Sangiorgi patron del Mei (Meeting delle etichette indipendenti) e Michele Lionello della Rete dei festival. L’appuntamento è alle ore 18, diretta su Zoom (meeting id: 710 8892 3880; password: 004546) e su Facebook alla pagina /siedasartespettacolo.
C’è però, in chiusura, da segnalare una vera fake news che ha fatto molto arrabbiare (eufemismo…) i cinematografari italiani. L’ha lanciata con lungo servizio l’Ansa lunedì pomeriggio: “Riaprono i set, ma blindati”.

Una bufala bella e buona, risponde a nome degli addetti ai lavori incazzati la mia fonte, “i set riapriranno solo dopo la stesura dei protocolli di sicurezza. La settimana prossima è previsto un incontro tra Regione, parti sociali e associazioni per entrare nel merito delle varie problematiche, sia per un protocollo sanitario generale della regione sia di uno più specifico. Come è ormai noto anche ai sassi, il codice ateco del settore non è stato bloccato, ci si è fermati per buon senso. Le attività che hanno potuto ripartire dal 4 maggio sono quelle pre-produttive e di preparazione. Non le riprese (quindi il set vero e proprio), che invece necessitano di un protocollo unificato che precisi tutte le norme di sicurezza e la loro attuazione. La speranza è che si riesca ad avere qualcosa tra 60 giorni”.

E conclude: “Sono pronta ad andare a occupare la casa di Franceschini se non si dà una svegliata! Manco il sacco a pelo mi porto, mi infilo proprio nel suo lettone”. Ministro attento, la mia fonte non parla mai a vanvera.

maurizio pluda

Maurizio Pluda è un cronista di lunghissima data, professionista dal 1986. Ha lavorato per millanta testate, passando dalla macchina per scrivere ai mass media in versione social. Ha fatto anche tanta ma tanta politica, sempre e orgogliosamente a sinistra. Gioca a bridge assai bene. Ma soprattutto è interista, da sempre.

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