Partiamo semplici, Fabrizio Pregliasco, il virologo cui è stata affidata la supervisione scientifica della gestione dell’emergenza covid al Pio Albergo Trivulzio, si deve dimettere, non oggi, ma ieri. Vale a dire quando ha rilasciato l’intervista a Stefano Baldolini dell’Huffingtonpost, che poi l’ha pubblicata con il titolo “Le accuse sul Trivulzio sono panna montata”.

Strenui difensori della libertà d’espressione, sosteniamo però che le parole si pagano. Si pagano le conseguenze di ciò che si afferma. Se per esempio affermi, come Pregliasco fa, che le accuse mosse dai parenti delle vittime della gestione coronavirus al PAT sono “demenziali”, poi te ne vai.

Durante l’intervista il virologo, al di là delle cose dal sen sfuggite, fa il gioco delle tre carte dei morti del PAT, arrivando ad un’inquietante conclusione: non sono poi così tanti. Inutile dire che, nessuno di quanti è uscito cadavere dal Pio Albergo era un suo parente o amico.

Il professore, ormai troppo abituato all’esposizione mediatica, scorda di dire che “vittima del covid” non è solo chi è deceduto, ma anche chi si è ammalato. Perché di coronavirus si muore, ma, ormai è letteratura, chi sopravvive ha buone possibilità di dover fare i conti con danni permanenti agli organi interni. Che poi sarebbero polmoni, fegato, reni, cuore e cervello.

Ma Pregliasco tutto questo non lo sa, come ignora che mentre al PAT si moriva, mentre per analoghi motivi gestionali in altre RSA italiane ci si infettava e poi si usciva in una cassa da morto, in altri luoghi, come alla Casa di Riposo per Musicisti Fondazione Giuseppe Verdi, applicando “banali” regole salvavita, non ci si ammalava affatto.

Il virologo, poi ci regala una perla, che poi è un’accusa: “è presumibile che su 1500 operatori qualcuno non sia stato all’altezza”. Capito? Al Pio Albergo, tutto bene, certo gli operatori, monelli, magari han fatto cose che non bisognava e ci siamo persi qualche degente.

Quanto all’affermazione che le mascherine non c’erano in tutta Italia e quindi neppure al PAT, informiamo Pregliasco che le mascherine c’erano, lo abbiamo documentato: dove i lavoratori si sono impuntati i DPI sono saltati fuori. Magari non a buonissimo mercato, ma sono saltati fuori.

L’intervista a Fabrizio Pregliasco è una porcheria e, in questo, il virologo non c’entra. C’entra invece l’HuffingtonPost che questa robaccia ha pubblicato dichiarando l’estensore: “inciso indispensabile: questo è un pezzo che dà la parola alla difesa del Trivulzio”. Una nota alla quale rispondiamo che noi di EstremeConseguenze invece stiamo dall’altra parte, che sarebbe quella delle vittime. Ognuno decide da che parte stare, ma soprattutto ognuno decide a chi dare voce senza contraddittorio.

Deve necessariamente essere un caso che nella neo testata della famiglia Agnelli, tanto spazio si dia a un alfiere pro PAT, caso emblematico di quella gestione sanitaria regionale lombarda che tanto piace ai colleghi dell’Huffington post e che così poco rischia di piacere agli elettori della prima regione italiana per morti da covid19, per dirla con Pregliasco, 15 mila morti, morto più, morto meno.

(Foto Tempi Lontani – Angelo Morbelli)

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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