Trecento ospiti del Pio Albergo Trivulzio sono morti tra gennaio e aprile. Il 61% in più rispetto ai 5 anni passati: dal 2015 al 2019, in media, i decessi registrati nello stesso periodo all’interno della più antica struttura per anziani di Milano sono stati 186. In particolare, ci sono stati oltre 200 morti negli ultimi due mesi, con il triste record di 133 vittime del covid-19 ad aprile. A questi si aggiungono i 30 decessi della Rsa Principessa Jolanda e i 75 della struttura di Merate. Un’ecatombe, che ben rappresentano il dramma che si è consumato nella Rsa della Lombardia e di tante altre regioni italiane dove il contagio ha potuto correre silenzioso e letale.

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Non è un quadro facile da rappresentare quello che ha tracciato il virologo Fabrizio Pregliasco, nominato da fine aprile supervisore del Pat, che ha definito “doveroso” l’avvio di un’inchiesta giudiziaria. Insieme a lui, in una video conferenza stampa,  c’era l’avvocato Vinicio Nardo, legale dell’ente e del dg Giuseppe Calicchio, accusato di epidemia colposa e omicidio colposo

Sia il virologo che il legale hanno elogiato la “professionalità” di medici e personale del Pat e l’avvocato Nardo sottolineato anche come una “ondata mediatica si è abbattuta come uno tsunami per primo e soprattutto sul Trivulzio”. Inoltre, Pregliasco ha sottolineato come al Trivulzio ci sia stato un “adeguamento a disposizioni nazionali e regionali, con tutti i limiti che” in Lombardia e a Milano e “a livello nazionale c’erano” in una situazione di emergenza, garantendo comunque “l’assistenza” agli ospiti.

Alla ‘Baggina’, poi, “nessuno ha mai detto o messo per iscritto che non di dovevano usare le mascherine per non diffondere il panico”, ha spiegato l’avvocato Nardo, sottolineando anche la “penuria” di mascherine nella prima fase dell’emergenza. Inoltre, ha riferito il legale, pure “le forniture ordinarie del Trivulzio sono state dirottate” verso gli ospedali in quel periodo. In una nota dell’ente si specifica che il Trivulzio ha seguito le “indicazioni istituzionali sulle modalità di uso contingentato” delle mascherine “fino al 23 marzo, quando si è potuto metterle a disposizione di tutti gli operatori”.

Inoltre, sulla gestione e lo spostamento dei pazienti nei vari reparti “c’è sempre stata attenzione”, ha spiegato Pregliasco, sottolineando che sono sempre state seguite “le indicazioni operative che si sono succedute via via” e “dal momento in cui si è potuto eseguire i tamponi è ovviamente stata garantita maggiormente la sicurezza, ma l’assistenza è sempre stata data con professionalità”. Infine, tra febbraio e aprile il Trivulzio ha inviato “pazienti nei pronto soccorso, 30 ad aprile, 11 a marzo e coloro che erano positivi non sono rientrati”. Quello che è avvenuto al Trivulzio rientra, ha detto, in un “contesto più ampio e tristissimo, in cui l’aspetto più doloroso è quello dei decessi”. Il Pat è finito nell’occhio del ciclone per i suoi numeri dovuti alla “sua dimensione”, ma c’è stato un “numero alto di morti ovunque”. Il Trivulzio, tra l’altro, “come è giusto che fosse in tempo di pace”, era una “struttura molto permeabile dall’esterno, prima della chiusura mille persone dovevano entrare e c’era un interscambio di circa 250 pazienti al mese”. Allo stesso tempo, però, per Pregliasco il Trivulzio è “una struttura competente che aveva ben chiaro cosa si doveva fare” e i dati delle morti sono stati “tristemente in linea con la situazione che c’era”. Già da febbraio, ha aggiunto, “è stato osservato ogni caso sospetto, sono stati posti sotto attenzione i pazienti, in un quadro di difficoltà di approvvigionamento, che ci sono anche oggi”. 

Nella conferenza stampa è stata ricordata “l’atipicità e la complessità dei servizi e delle prestazioni prestate dal Pat, che vanno dagli ambulatori specialistici, alle strutture di riabilitazione, alle Rsa, alle Rsa Alzheimer, fino all’Hospice, non confrontabili dunque con quelle di una normale Residenza Sanitaria Assistenziale”. Senza contare che il “covid-19 a Milano e in Lombardia circolava già tra alcune migliaia di persone” tra gennaio e febbraio. In città, poi, il tasso di mortalità è stato del 135% superiore rispetto agli altri anni, mentre tra gli ospiti del Trivulzio è stato comunque più contenuto.

Il 10 marzo, infine, “il giorno prima che l’Oms dichiarasse covid-19 una pandemia, venne decisa la chiusura totale degli accessi di parenti e visitatori e la chiusura totale di tutte le attività ambulatoriali del Day Hospital, del Centro diurno e dell’Assistenza Domiciliare Integrata”. 

Una difesa a tutto campo, che non convince i membri del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio che ha fatto sapere, tramite il portavoce Alessandro Azzoni, che ”nei 300 decessi dichiarati è evidente che non sono compresi tutti gli anziani che in marzo sono stati trasferiti in ospedale oppure rimandati a casa, poi risultati positivi al covid-19, che in molti casi hanno contagiato i familiari e sono morti“. Azzoni ha poi sottolineato come ci sia “ancora poca chiarezza da parte del Pio Albergo Trivulzio: dalla conferenza stampa di oggi non abbiamo avuto dati concreti e rassicuranti su quanto avvenuto finora all’interno della struttura. Purtroppo la gestione non oculata avrebbe provocato anche il contagio di molti pazienti, molto spesso anziani, che usufruivano di servizi di fisioterapia, in decorso post operatorio o con patologie multiple aggravate. La struttura – conclude – si è dimostrata molto fragile nel bloccare l’accesso di pazienti esterni e nell’uso dei dispositivi di sicurezza grazie ai quali si sarebbe potuta arrestare la diffusione del virus, come avvenuto in molte altre Rsa in Italia”.

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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