L’impressione è che la pandemia non abbia avuto particolare influenza, almeno per ora. Chi ha ceduto, probabilmente, era perchè si trovava già in una situazione psicologica di grave disagio. Di solito il suicidio non ha mai un’unica causa, ma è generato da una serie di fattori, io li definirei suicidi “di covid”, non “per covid”. Le vittime erano già in una situazione critica e si sono fatti travolgere dall’ansia e dall’isolamento con esiti fatali. Sicuramente su questo in Italia ha pesato la disorganizzazione del sistema sanitario: dove i cittidini si sentono più sicuri perchè vedono meno vittime vivono anche meglio, come in Germania. Di converso pensiamo alla situazione negli Stati Uniti, dove la sanità è privata: lì c’è il rischio che gli strascichi psicologici saranno pesanti”. 

Lo raccontava a EC Mattia Vitiello, ricercatore del Cnr, poco meno di un mese fa. Purtroppo il suo “almeno per ora” era corretto. Solo nelle ultime 24 ore la stampa ha riportato più di una decina di casi di suicidio e tentato suicidio, da Mira, nel Veneziano, a Quiliano, Savona, da Santa Maria a Vico, Caserta, fino a Cairate, in provincia di Varese. In quest’ultimo caso la polizia locale e il sindaco del paese, accorso sul posto, sono riusciti a far desistere un uomo dal gettarsi da un cavalcavia. Le sue parole di ringraziamento sono state: “Non sapevo che mi avreste ascoltato. Non sapevo a chi chiedere aiuto”.

Ma nelle ultime ore il suicidio che ha scosso l’opinione pubblica è stato quello dell’industriale napoletano Antonio Nogara, trovato privo di vita in uno dei capannoni della sua azienda. Un’immagine che ha riportato a galla la tragica stagione dei suicidi degli imprenditori del Nordest, nel 2012. Una strage che, al 2017, contava quasi 800 vittime. E le motivazioni erano quelle di “Tonino”: la paura di non potercela fare, di lasciare sul lastrico la propria famiglia e anche quelle dei dipendenti, che cercava di chiamare ogni giorno. Quanti altri Tonino ci saranno per la crisi economica causata dalla pandemia mondiale? Non lo sappiamo, ma Emilia Laugelli, la veterana del numero verde anti-suicidi del Veneto e ora al servizio di chi soffre per i disagi di Covid, aveva lanciato un appello: “La crisi economica del 2008, paradossalmente, ci aveva trovati più preparati, perché era un quadro dato da una serie di fattori precedenti. In questo caso, invece, è successo tutto all’improvviso. In Veneto la situazione sta lentamente migliorando e si può cominciare a guardare con speranza alle prossime settimane. Un invito vorrei fare alla classe economica e politica, anche a livello europeo: che si parlino, che trovino una via comune per accompagnare i cittadini verso l’uscita, perché non sarà indolore. E’ l’unica cosa che, al momento, possiamo dire con certezza”. Sono parole del 10 aprile. Cadute nel vuoto.

Sempre Laugelli aveva sottolineato che molte attenzioni vanno e soprattutto andranno riservate al personale sanitario che fisicamente ha dovuto farsi carico della cruenta prima ondata del virus: ad oggi si contano ufficialmente due vittime di suicidio per Covid, una a Jesolo e una a Monza.

(Foto: La morte di Chatterton – di Henry Wallis)

 

 

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Giornalista

Giulia Guidi ha collaborato con numerose testate sia venete che nazionali in diversi settori, ma soprattutto in cronaca. Dopo l'inizio con Canale 68, ha scritto per L'Espresso, L'Unità, Il Manifesto con corrispondenze sul caso della base usa Dal Molin, Altraeconomia (Mose, Autostrade), Il VIcenza, Il Giornale di Vicenza e Vicenzatoday con cronache locali, CNR Media sul nazionale. Attualmente lavora a Vvox.

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