Il confine corre tra le case, i parchi, le piazze: Gorizia è così, una città sul confine, non di confine. Le preposizioni, in questo caso, contano parecchio. Con l’emergenza Covid-19, il confine, però, è stato chiuso. E a Gorizia questo non vuol dire bloccare semplicemente alcuni accessi. Significa strappare in due la città. Erigere una barriera in un luogo simbolo, piazza Europa. Lì dove Italia e Slovenia si uniscono, si abbracciano. Una piazza liberatasi da confini e propusnice, il lasciapassare che si usava da queste parti per accedere ai valichi secondari, nel 2004.  Chiusa dal 10 marzo 2020. Prima con delle barriere di calcestruzzo, alte un metro e mezzo circa. Poi, visto che non parevano sufficienti, con delle recinzioni di  rete metallica, fissate a terra con supporti in cemento. Un muro che attraversa tutta la piazza, alto quasi due metri.

“ll 14 aprile abbiamo inaugurato la nostra prima mostra sulla barriera, “Simple Pleasures”.  Un modo per trasformare una elemento di separazione, una ferita, un dolore, in un’occasione per fare arte, per regalare un momento di riflessione, un pensiero positivo”, spiega David Verlic di Photo Action, un gruppo internazionale di fotografi, tutti legati a Nova Gorica. “Non è stato facilissimo allestirla: io non potevo muovermi, a causa delle restrizioni nei movimenti tra i comuni sloveni, a causa della pandemia, quindi ci hanno pensato Ana Geršak e Mateja Nikolic, due socie del nostro team”, spiega.

Nel frattempo, con il solo valico di Sant’Andrea/Vrtojba aperto, quello sull’autostrada, piazza Europa diventava l’unico spazio di condivisione, anche se attraversato dalla barriera, delle due città. “Io ci vado regolarmente: mi siedo a terra e chiacchiero con una mia cara amica che vive a Nova Gorica. Manteniamo le distanze di sicurezza, tra noi e tra gli altri, ma intanto possiamo vederci”, spiega Lucia Mian, che vive a Gorizia. “La prima volta abbiamo pianto: un po’ per l’emozione, dopo tante settimane di separazione, un po’ per la tristezza di vedere un luogo emblema di pace, di unione, diventato simbolo di separazione”, spiega.

 

La zona è frequentata, anche la polizia lo sa, e passano spesso per verificare che non ci siano assembramenti. E’ un concentrato di mondo, un contenitore di storie, di emozioni”, aggiunge Lucia. “C’è la famiglia separata, con il papà che sta in Slovenia e mamma e bimbo in Italia. Ho visto padre e figlio abbracciarsi tra le reti, davvero straziante. Ci sono coppie di fratelli e sorelle che pranzano insieme, ci sono giovani e anziani, persone che vogliono scambiarsi informazioni o anche prodotti: chi prende pane e pizza in Italia, chi porta la birra dalla Slovenia”, aggiunge.

 

Nel contempo a Gorizia si respira un’aria pesante. C’è chi odia gli sloveni perché “hanno chiuso i confini”, come se fossero loro  causa del disagio in città. “Perché da loro si gira senza mascherine, i locali sono aperti, perché la gente è più libera”, spiega Lucia. Intanto è montata la polemica perché una pizzeria e un pub sloveni consegnano in piazza Europa, anche agli italiani. La pizzeria, però, è  gestita da italiani. Ma questo non si sa.

 

Ricordando che Gorizia e Nova Gorica, insieme , si sono candidate per essere Capitale Europea della Cultura del 2025 il gruppo di Photo Action continua a fare arte. “Il 4 maggio abbiamo inaugurato una seconda esposizione “Il tempo del virus”, con 14 opere, foto e dipinti,  7 appesi dal lato italiano, 7 da quello sloveno, insieme a Kud Goriška Paleta. Il 5 maggio sono andato in piazza Europa, per vedere se tutto era ok, ed è stata un’esperienza surreale: la gente si avvicinava, per guardare, creando assembramenti, quindi la polizia italiana ha cacciato tutti e mi sono ritrovato da solo in piazza. E’ stato intenso, davvero doloroso”, commenta David.  L’11 maggio tutte le opere saranno spostate, in modo che si possano vedere da entrambi i lati della rete, per far conoscere a italiani e sloveni tutte le foto, tutti i disegni.

Poi, spesso, la sera, c’è Matej, con la sua chitarra, per accompagnare con la musica i tanti incontri alla barriera di piazza Europa. Canta in inglese, per essere compreso da tutti. E spesso sono canti di libertà.

 

Si parla, intanto, di una possibile riapertura di un valico pedonale tra le città, in via San Gabriele, utilizzabile anche con le biciclette, fondamentale per i tanti lavoratori transfrontalieri. Per discuterne è arrivato a Nova Gorica il ministro dell’interno, Aleš Hojs, inviato dal sindaco Klemen Miklavic.  L’obiettivo era fargli capire quanto la disponibilità di un unico passaggio, esclusivamente automobilistico, sia insufficiente. Considerando che  magari chi vive a pochi passi dall’ufficio in cui è impiegato deve infilarsi in autostrada per raggiungerlo. Proprio lì, nell’ex casermetta che ospitava la dogana di via San Gabriele,  Photo Action ha allestito una mostra, con 12 fotografi. Un buon auspicio, magari. Arte che si fa ambasciatrice della voglia di riunificarsi, di reincontrarsi. Quasi banale, ma reale: per abbattere le frontiere.

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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