Grazie Presidente. Le parole che ci ha dedicato nel suo messaggio in apertura della cerimonia dei David di venerdì sera hanno un valore inestimabile. Soprattutto in questo momento, soprattutto in questa settimana. Una settimana che non è cominciata proprio benissimo. Dovete sapere che da quando è iniziato il lockdown ho una nuova abitudine, diciamo un piccolo lusso: la rassegna stampa a letto, bevendo caffè. Lo so che sembra una cosa normale, ma per me non lo è. Come assistente alla regia sono sempre tra i primi a dover arrivare sul set e se hai la convocazione alle 4 difficilmente il tuo risveglio è soft… Quindi ora ne approfitto, diciamo che cerco di prendere il meglio di una situazione che ha profondamente cambiato le vite di tutti noi, in cui all’improvviso sono passata da scervellarmi sugli incastri di un piano di lavorazione a farlo con decreti e bonus… da riunioni in cui pragmatismo e concretezza sono le parole d’ordine a improbabili zoom call per pseudo (nuovi) progetti senza alcun fondamento (idee 1000, budget 0). Leggo tutto, spazio, con maggiore interesse, ovviamente, per tutto quanto possa riguardarmi da vicino. Domenica, alla vigilia della tanto discussa fase 2, una notizia cattura subito la mia attenzione: “Lazio, da lunedì riaprono set cinema, ma ‘blindati” (EstremeConseguenze l’ha raccontata in “Eppur (qualcosa) si muove”, ndr )

Ci sono rimasta di sasso. Fonte l’Ansa. L’Ansa, non un qualunque blog o pagina facebook. Insomma, in teoria si presuppone che sia attendibile e infatti nel giro di poche ore è partito il tam tam, con la notizia che rimbalzava in ogni dove fino ad arrivare ai tg, addirittura al Tg1 delle 20. Wow! Fantastico, finalmente l’eco di risonanza che abbiamo sempre desiderato è realtà. Peccato che quella notizia fosse falsa. I nostri rappresentanti si sono mossi subito, hanno diramato comunicati di smentita, dichiarazioni ufficiali in cui si ritrattava il tutto, però l’errata corrige non è stata pubblica e condivisa come la fake news. In pochi hanno alzato la mano dicendo “scusate, non è proprio cosi”, in modo da spiegare a tutti che i set non possono riaprire perché non ci sono le condizioni per farlo. Non è stato piacevole, ci siamo sentiti presi in giro. Ancora una volta trattati con superficialità. Soli.
E allora abbiamo reagito a modo nostro, perché come ha ricordato anche il Presidente Mattarella, il cinema con i suoi lavoratori ha sempre saputo reagire, rialzare la testa, con orgoglio e il sorriso sulle labbra.

Dei colleghi hanno preparato l’ipotetico ODG del 4 maggio e poi l’hanno messo in rete e cercato di divulgare anche grazie alla Delegazione Lavoratori Troupes dell’Audiovisivo. L’ordine del giorno, oltre a essere un documento ufficiale, è la Bibbia di ogni set, contiene tutte le informazioni e le indicazioni per “portare a casa la giornata”. Passo giornate intere facendo la spola tra i vari reparti, per capire tempi ed esigenze, per controllare di non aver dimenticato nulla, per organizzare con la produzione ogni singolo dettaglio, dalle prove costume alle pause sfalsate, dall’intolleranza alimentare di un attore al prostetico che non è pronto perché abbiamo anticipato la scena. Per cercare di prevedere l’imprevedibile e aver pronta la soluzione per ogni possibile problema prima che si presenti. Si insomma siamo dei creativi organizzati. Ecco questo sarebbe stato l’odg n.1 della fase.

Come potete notare se davvero lunedì ci fossero state delle riprese sarebbe stato il caos e l’improvvisazione totale. Vale a dire l’esatto opposto di un set che invece è come un orologio, un meccanismo di ingranaggi che devono per forza combaciare, incastrarsi alla perfezione affinché tutto funzioni.
L’errore più grande che si può fare in questo momento è sottovalutare tutto il lavoro, le accortezze, necessari per poter ricominciare. Farsi prendere dalla fretta, dalla volontà di ripartire al più presto, dallo sconforto e dalla delusione per il sostegno promesso e non ancora arrivato. C’è un episodio emblematico che spiega bene quanto questo rischio sia reale e palpabile sia all’esterno che, purtroppo, all’interno dell’industria cinema. Giovedì pomeriggio c’è stato un incontro tra associazioni datoriali e organizzazioni sindacali per avviare il processo che porterà alla stesura di un protocollo condiviso sulle misure da adottare alla ripartenza dell’attività di produzione cineaudiovisiva. In generale l’esito del confronto è stato molto positivo e produttivo, tra le altre cose ha evidenziato come in tema di salute e sicurezza sul lavoro nel nostro settore ci siano delle falle che quest’emergenza ha evidenziato e la determinazione di voler porre rimedio, trovare una soluzione condivisa.

Però, eh si perché c’è un però, durante la riunione, una produzione, che si era fermata a marzo, ha reso noto di volersi avvalere dell’attuale normativa in vigore per poter ricominciare le riprese da lunedì 11 (cioè, domani). Questo non deve succedere. Tutti vogliamo, abbiamo bisogno, di ricominciare a girare, ma non possiamo farlo finché non saremo sicuri di sapere come tutelarci. Questo non è il momento di frazionarsi, trincerandosi dietro le singole difficoltà. E’ un sacrificio enorme, ma non c’è alternativa. Ne vale della salute di tutti noi e di chi ci sta intorno. Dobbiamo ricominciare, ma dobbiamo farlo per bene. E dobbiamo restare uniti e compatti. Altrimenti ci faremo malissimo.
Ecco perché la serata di venerdì è stata così importante. Perché nella sua anomalia forse per la prima volta è riuscita a trasmettere a tutti la vera essenza del cinema: il cinema è un lavoro di squadra.
Non è stata la solita festa spensierata degli altri anni, c’era sì la gioia di celebrare i candidati, i vincitori e il cinema tutto, di rendere omaggio ai grandi del passato e lanciare i talenti del futuro, ma sempre velata da un po’ di malinconia. Dalla voglia di far sapere a tutti che nonostante tutto ci siamo ancora, pronti a rimboccarci le maniche, a lottare, uniti, fianco a fianco. Questo il significato del flashmob di tutte le sale cinematografiche d’Italia che, per la prima volta da due mesi a questa parte, hanno riacceso contemporaneamente le loro insegne, illuminando simbolicamente la notte dei David (guarda la fotogallery dell’Ansa).

Per questo registi, attori, sceneggiatori, collegati dalle loro case, hanno voluto raccontare e ricordare momenti di set, Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’accademia, con le sue parole e mandando in onda uno spot realizzato da Fidac, e la Rai stessa con un servizio di apertura, hanno voluto porre l’accento sul nostro lavoro, su come un film sia un mosaico, un puzzle in cui ogni pezzo è fondamentale per il risultato finale. Inizialmente ero un po’ scettica sulla serata, non lo so, trovavo strano, quasi ipocrita, volerla fare a tutti i costi. Mi sbagliavo. La 65sima edizione dei David di Donatello è stata l’edizione del senso di appartenenza, della dignità. Io l’ho vissuta così.

Un’ultima, mia personale considerazione sull’intervento del ministro Franceschini. Vede caro ministro continuiamo a sentirLe dire che nessuno verrà lasciato indietro, che sta/state lavorando 24h al giorno per pianificare la ripresa del settore, promesse, che spaziano dalla creazione di fondi, alla definizione di protocolli di sicurezza, agli incentivi alla produzione ecc. E noi vi crediamo, vogliamo e dobbiamo crederci. Allora lunedì, quando incontrerà “il mondo del cinema”, ci dia un segnale concreto. E’ stato bello ed emozionante sentirsi vicini, considerati, rispettati. Da tutti. Faccia in modo che non resti solo l’illusione di una notte. Non deludeteci.

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Claudia De Falco, milanese di nascita ma romana d’adozione, interista, di sinistra, appassionata di cinema. Dopo aver ricoperto più o meno tutti i ruoli della trafila-gavetta nel reparto regia, negli ultimi 10 anni è 2nd AD per produzioni nazionali e internazionali di commercial, serie tv e film. E’ socia dell’Aiarse (Associazione aiuto registi segretarie di edizione)

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