Tre ore per chiedere notizie dei propri cari, morti o ancora intrappolati al Pio Albergo Trivulzio. Tre ore per parlare con il professor Fabrizio Pregliasco, nominato a fine aprile direttore scientifico della struttura dove da inizio anno sono morti 400 pazienti. Tre ore per tentare di farsi ascoltare da chi ha definito “panna montata” l’inchiesta sul Pat e “demenziali” le tante denunce di familiari e infermieri che rischiavano di essere licenziati se avessero indossato le mascherine.

È questo il tempo che una ventina di parenti degli ospiti della “Baggina” hanno avuto a disposizione per cercare di ottenere qualche risposta. “Appena nominato, Fabrizio Pregliasco si è proposto come interlocutore estraneo a quanto accaduto in precedenza e teso a dare garanzie sulle condizioni di sicurezza all’interno del Pat”, spiega Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio. E proprio per questo il comitato ha “chiesto subito un incontro”, che è arrivato solo a distanza di una ventina di giorni.

Giorni che sono serviti certamente a Pregliasco per farsi un’idea della situazione. Dopo aver tracciato un quadro dettagliato in una conferenza stampa con l’avvocato Vinicio Nardo, legale del Trivulzio, il virologo ha tenuto a precisare che “comprende il dolore e la sofferenza dei parenti, angosciati perché non avevano riscontri diretti della situazione clinica” dei loro cari. Da comprendere, per Pregliasco, anche “l’angoscia degli operatori sanitari, spaventati perché lavorano in condizioni critiche”, spesso senza avere le mascherine che “all’inizio dell’emergenza non c’erano”. E “tutt’ora non ci sono” in misura sufficiente alle esigenze di tutte le strutture, travolte dal virus che ha colpito duramente Milano (il tasso di mortalità in città è stato del 130%) e il Trivulzio (dove la mortalità è stata “solo” del 61%). Su un punto, però, Pregliasco non ha avuto dubbi: al Trivulzio, nei mesi scorsi “non sono stati fatti errori, ma solo scelte in base alle informazioni che si avevano in quel momento”. Tutto normale, insomma, in una situazione del tutto anormale.

Una ricostruzione che è in rotta di collisione rispetto alle tante denunce che stanno emergendo in queste ore. “Al Trivulzio lavorano tanti bravi professionisti e la situazione poteva e doveva essere gestita, mentre non è stato così”, racconta Pietro La Grassa, coordinatore Cgil del Pat. Lui l’allarme lo aveva lanciato già il 12 marzo con una mail destinata alla direzione sanitaria del Pat, nella quale chiedeva come mai nel bollettino interno del 24 febbraio, quando già il contagio bruciava in Lombardia, i vertici comunicavano che si era “cautelativamente provveduto alla distribuzione di Dpi e mascherina ffP2 al personale considerato a rischio soggettivo (soggetti immunodepressi o affetti da diabete mellito in terapia insulinica)” indipendentemente di loro incarichi. Per tutti gli altri niente. Il sindacalista metteva anche in guardia su una possibile ecatombe. L’allerta La Grassa l’ha lanciata anche il 31 marzo con un’altra mail indirizzata all’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. La risposta non è mai arrivata. E anche dopo che è partita l’inchiesta, “all’interno Trivulzio non è cambiato un granchè – spiega La Grassa – . Al momento abbiamo 520 pazienti negativi al covid-19 e 303 positivi” . E di coronavirus i pazienti all’interno della struttura continuano a morire ogni giorno.  Attualmente in un reparto, da quanto ha raccontato un altro dipendente a Estreme Conseguenze.it, ci sono “21 pazienti covid in otto stanze, con il personale stremato e ridotto al lumicino. Di notte c’è un infermiere soltanto con l’incarico fare prelievi e terapie e rilievi dei parametri vitali”.

La difesa di Pregliasco non ha convinto nemmeno i familiari dei ricoverati. “Basta guardare le carte per comprendere le ragioni per cui il professor Pregliasco non è un consulente neutrale – spiega Azzoni – : nella determina del DG n. 31/2020 del 8 aprile, con la quale il direttore generale Calicchio, richiamando l’incarico professionale già conferito all’avvocato difensore del Trivulzio, e attestando la necessità di affiancare al legale un consulente in possesso di idonee competenze in occasione delle verifiche ispettive del Ministero, conferisce l’incarico al Pregliasco come consulente tecnico di parte, in ausilio alla difesa legale della società e del direttore generale”.

Le domande dei familiari dei pazienti restano. Riguardano il controllo del contagio, la gestione del rischio e l’accesso alle informazioni per favorire la massima trasparenza. Sono tante, 31 per la precisione. E aspettano ancora una risposta. Eccole qui:

1. Quanti posti letto sono attualmente occupati, in totale e scomposto per singole aree (ricovero ordinario, ricovero in post acuta, cure intermedie, hospice, stati vegetativi)? ;
2. Qual è il numero dei deceduti, totale e scomposto (per struttura, reparto, piano), in ogni settimana dal primo febbraio ad oggi, nel confronto con lo stesso periodo del 2018 e 2019; e il numero dei decessi di persone dimesse dal Pat verso ospedali o verso la propria residenza?
3. Qual è numero dei degenti dimessi dal 1 febbraio ad oggi?
4. In quali reparti sono stati smistati e come sono stati isolati i pazienti provenienti da altri ospedali dal primo febbraio ad oggi (per esempio, i 17 pazienti provenienti dall’Ospedale di Sesto San Giovanni)?
5. Quanti ospiti sono stati dimessi senza essere sottoposti a tampone pur presentando sintomi e senza avvertire i parenti del pericolo del contagio?
6. Quali sono i numeri dei deceduti covid positivi previo tampone e di quelli diagnosticati covid senza somministrazione di tampone?
7. Quali sono i numeri dei tamponi somministrati ai degenti e al personale eseguiti finora al Trivulzio, in ciascun reparto?
8.  Quai sono i numeri dei degenti attualmente ospiti della Rsa. I sintomatici covid acclarati, i sospetti covid in osservazione, i casi gravi con polmonite; a principessa Jolanda e Frisia?
9. Quanti sono gli ospiti presso il Pat, e di quelli provenienti dal Pat e ricoverati in una struttura ospedaliera che risultano positivi al covid in seguito a tampone?
10. Quali sono i numeri relativi al personale attualmente presente nella struttura e il numero del personale attualmente in malattia (scomposto per medici, caposala, infermieri, fisioterapisti, psicologi e operatori sanitari), reparto per reparto e per ciascun turno?
11. Da che data, all’interno della struttura, è iniziata una divisione tra pazienti con sintomatologia covid e sani in assenza di tamponi? Quali reparti sono stati coinvolti da questa divisione?
12. Il personale che effettua servizio ai pazienti covid lo fa in modo esclusivo o viene in contatto anche con i pazienti e personale non covid? Può entrare e uscire girando nei vari reparti o ci sono infermieri, operatori, fisioterapisti, persone delle pulizie distinti per settore covid o non covid?
13. Perché si è aspettato solo il 16 di aprile per effettuare i primi tamponi? Ci comunica i dati attuali di positivi e non?
14. Con quale criterio si stanno eseguendo i tamponi? Si tratta di tamponi singoli o che vengono ripetuti per escludere i falsi negativi?
15. Perché si è aspettato troppo tempo prima di ricoverare in ospedale pazienti le cui condizioni si stavano aggravando?
16. A oggi sono stati fatti i tamponi a tutti i degenti e al personale presente per individuare i contagiati, anche eventuali asintomatici, ed evitare che possano infettare pazienti e personale ancora negativi?
17. Quando e da chi sono stati fatti i tamponi ai pazienti e al personale? Quali sono gli esiti?
18. Sono in programma altri tamponi? A chi e quando? Perché gli ospiti Covid negativi non possono essere dimessi?
19. C’è personale sufficiente per assistere i degenti e attuare nella prassi questa divisione? È stato assunto nuovo personale in sostituzione del personale in malattia?
20. Perché gli ospiti bisognosi di cure (per esempio fisioterapiche) non sono stati trattati mettendo perfino a rischio la loro vita? In questo momento sono previste cure di sostegno, fisioterapiche, psicologiche?
21. Perché i pazienti negativi al tampone vengono trattati da personale sanitario, operatori e medici che non hanno fatto il tampone?
22. Quali sono le terapie in atto per gli ospiti covid, quali i diversi protocolli per Sintomatici e Asintomatici.
23. Con quali criteri si decide di inviare i pazienti bisognosi di urgenti trattamenti sanitari in Pronto Soccorso?
24. Per i casi gravi covid o con sintomi covid, è ancora valido il decreto che impedisce a chi ha oltre i 75 anni di andare al pronto soccorso negli ospedali? Quali procedure segue il Trivulzio? Come vengono curati?
25. Perché sono stati chiamati in piena allerta sanitaria anziani con patologie per ricoveri posticipabili?
26. Perché si sono fatti entrare nuovi pazienti sani per fisioterapia quando era già iniziato il contagio e perché non si sono dimessi quelli già presenti nella struttura? Quali precauzioni sono state prese?
27. Quali tra le direttive contenute nella delibera dell’ordinanza della Regione Lombardia del 30 marzo scorso vengono seguite?
28. Quando sono stati messi in uso dispositivi di protezione? Sono attualmente disponibili i camici monouso? Perché alcuni operatori sanitari non usano ancora le mascherine nei reparti?
29. L’accesso immediato dei parenti alla cartella clinica e alla scheda nosologica dei propri congiunti, anche di quelli ricoverati al Pat e poi deceduti in ospedale;
30. La comunicazione regolare ai parenti delle informazioni sui protocolli in atto relativi al trattamento in corso sui propri cari, sulle terapie somministrate, sulle cure necessarie per la loro salute;
31. Le date dei tamponi eseguiti e da eseguire su congiunto, sui degenti e sul personale medico-sanitario del reparto di accoglienza.

(Foto The death and the maiden – Egon Schiele)