“È per colpa vostra se si suicidano gli imprenditori, è per colpa vostra che i baristi stanno fallendo e a Brescia…”. L’ultima accusa non si capisce. Il brusio di voci che sino ad allora ha fatto da colonna sonora alla giornata di sole milanese, si tace improvvisamente. Le conversazioni si interrompono, gli occhi si alzano dai libri, le teste si girano.

La donna ha urlato contro un gruppo di venti, trentenni. Più venti che trenta. Lei venti, trentenne, più trenta che venti. Al suo fianco il marito e un ragazzino. Quest’ultimo abbandona padre e madre e se ne va cinquanta metri un po’ più in là, forse spaventato, certamente a disagio. Il compagno dà ragione alla moglie, unendo la sua voce a quella di lei, ma la trascina via, mentre questa continua a inveire. A denunciare. A dare dei pirla. A dire, “ma almeno la distanza”.

I giovani, ammesso che, quanto i trent’anni sono in vista, ancora giovani si possano dire, replicano senza urla. Non si sente precisamente come argomentino dall’ombra dell’albero conquistata, il loro tono è normale, non c’è strillo. Ma qualsiasi cosa stiano dicendo, il parco dà loro ragione. Gli abitanti occasionali di questo angolo di verde con ruscelletto e chiesona da sfondo, lo dicono per forza, perché quel che loro, “i giovani”, stanno facendo, tutti stanno facendo. Identico.

Il brusio che fino a poco prima imitava il frinire dei grilli, non è altro che la somma di infinite conversazioni, le mascherine abbassate, teste e orecchie a distanza di voce, in alcuni casi di confessione o di sussurro, nessun compasso a tracciare il confine della zona di sicurezza tra le persone.

Qui non c’è struscio. Un po’ più in là si. I bambini corrono. Si festeggia, non si capisce cosa. Un fumogeno rosa fa scrosciare un applauso. Le giubilanti urla “è femmina, è femmina” rivelano che oggi, o per lo meno oggi qui, il sesso dei bambini appena concepiti si scopre con la puerpera bendata a scegliere tra due razzi di segnalazione, l’accensione del prescelto poi rivela la colorata verità, premonizione. Una fumata alla “habemus papam” per futuri genitori, papessa a questo giro.

Non abbiamo idea se questa gravidanza sia stata voluta o conseguenza di una qualche mascherina strappata o difettosa. E già perché la mascherina non è altro che un preservativo che ci mettiamo in faccia, i guanti alle mani somigliano, è vero, un po’ di più, comunque i dispositivi di protezione personale altro non sono che questo, dei condom che servono a preservare dal virus.

Però funziona a senso unico. Nel senso che se chi ha il virus non la usa infetta l’altro. Torniamo all’HIV, se ce l’hai e non usi il goldone, probabilmente condanni a morte la persona che ti sta concedendo di non usarlo.

In Italia le persone affette da HIV, sono 130 mila. Uno su dieci non lo sa, cioè 15 mila persone non sanno di essere sieropositive. I nuovi contagiati sono 4 mila ogni anno. 3.600 di questi per via di rapporti sessuali non protetti.

Il nostro Paese è quello che spende meno e compra meno preservativi tra quelli europei. La metà degli inglesi, per intendersi. Perché accade? Perché far l’amore o anche una scopata con il “guanto” è meno bello che farlo non indossandolo. È un fatto. Senza è più bello, se ti va male, muori.

Con il covid19 va uguale. Non rispettare le norme anti contagio ti permette di avere una vita normale, senza il filtro di plastiche e tessuti in faccia, ma, per contro, rende la vita meno divertente. Anche in questo caso, senza è più bello, se ti va male, muori.

Ma non è sempre stato così, con i preservativi. C’è stato un tempo, anche nel nostro Paese, che non si andava neppure in chiesa senza averlo nel portafogli o in borsetta. Lo dicono i numeri. I consumi dei goldoni sono in costante calo, a botte di centinaia di migliaia in meno ogni anno. È colpa della “fase2”, quella dell’HIV. Le persone, a furia di parlare di convivenza con il virus, di mortalità ridotta, di bollettini non più affissi a ogni mass media, pensano che sia bella passata l’emergenza. Per la cronaca, i morti di aids in Italia sono stati dall’1982, inizio del contagio, ad oggi, 45 mila. Gli ultimi dati disponibili dicono che ora in Italia siamo intono ai 2 decessi al giorno.

Un duecentesimo dei morti quotidiani da covid19, con l’avvertenza che il coronavirus si prende con una chiacchierata non protetta e non con un rapporto sessuale completo. E per quanto “italians do it better” a parlantina battono sicuramente tutti.

Quindi distanziamento sociale e mascherine? Con l’Hiv è più facile, i preservativi salvano nel 97% dei casi. Il covid è un po’ diverso. Il distanziamento di un metro molti studi dicono essere troppo poco, ma il vero problema sono le mascherine. Molte di quelle in giro sono tutt’altro che sicure. Sono dei preservativi bucati, inutili a qualsiasi protezione. Poi ci sono le ordinanze assurde che dicono che ce le si può fare in casa o che basta un foulard, che è un po’ come dire che basta mettersi una sciarpa intorno al pisello o farsi un goldone con la plastilina per evitare di essere un giorno sieropositivi. E se questa frase vi ha strappato un sorriso, ce ne scusiamo, perché vuol dire che abbiamo contribuito a farvi scordare che i morti da coronavirus sono purtroppo e ormai più di 30 mila. 45 mila quelli di HIV in 38 anni. 30 mila quelli covid in meno di 3,8 mesi.