La Giornata Mondiale dell’infermiere, quest’anno è stata dedicata “a tutti coloro che sono caduti per il covid-19”. Questo 12 maggio, però, per gli infermieri italiani non è solo un momento per celebrare l’abnegazione e la professionalità di chi in corsia ci va ogni giorno, ma anche per “rivendicare tutta una serie di riconoscimenti necessari alla nostra professione”, spiega Stefano Barone segretario del sindacato degli infermieri NurSind di Roma. “Grazie al lavoro fatto in questo periodo di emergenza da tutti gli infermieri e alla vita che poi qualcuno purtroppo ha perso – spiega – risalta ancora di più l’eroismo quotidiano degli infermieri nel portare avanti una professione che merita di avere il giusto riconoscimento a livello sociale ma soprattutto a livello istituzionale. Riconoscimento che passa attraverso un contratto solo per gli infermieri, alla sicurezza nei posti di lavoro”.

I problemi che gli infermieri affrontano quotidianamente sono tanti. “Abbiamo passato un periodo iniziale in cui guanti e mascherine non c’erano proprio – aggiunge  Barone – e questo la dice lunga su come negli ospedali si viva alla giornata”. Adesso la situazione è migliorata, ma al capitolo di Dpi si aggiunge anche tutto il problema della sicurezza negli ospedali. “Noi infermieri abbiamo passato periodi bui dove ci dovevamo difendere dalla rabbia degli utenti” dei pronto soccorsi e dei reparti, infastiditi da ritardi nelle terapie e disservizi vari. “Questo caos – prosegue Barone – è il frutto della politica degli ultimi anni, dei tagli del budget, dei tagli del personale e del blocco del turn over durato oltre 10 anni, della riduzione dei posti letto negli ospedali e della mancanza cronica di materiale idoneo a farci lavorare in maniera adeguata”.

Parole a cui fa eco anche l’Usb Sanità, che parla di “una carenza strutturale di circa 80mila infermieri per essere in linea con altri paesi europei”. “Nel nostro Sistema Sanitario – spiega il sindacato di base –  sono stati tagliati altri 12.000 infermieri dal 2006. Un dato che rappresenta bene ciò che denunciamo. Al pari dei 5000 medici in meno, e di una riduzione complessiva di 49mila lavoratori del Sistema sanitario nazionale. Ma anche 135mila posti letto in meno dal 1996 che mettono l’Italia in coda alla classifica europea dei posti letto per abitante. Numeri che dicono che questa situazione non va trattata come un’emergenza, passata la quale si possa tranquillamente tornare alla condizione precedente”. Non è nemmeno giusto compensare  chi è stato in prima linea con un compenso extra, perché questa “sarebbe una pezza calda su una ferita sanguinante e che agevolerebbe l’oblio” una volta tornati alla normalità.

Stefano Barone, segretario del Nursind di Roma.

“Il modo migliore per celebrare questa giornata – conclude l’Usb – non è discutere quale elemosina elargire per il lavoro svolto durante l’emergenza ma avviare una politica salariale degna a partire dal rinnovo del contratto già scaduto oltre che rimettere il diritto alla salute al centro del dibattito sulla sanità e attorno a questo fare riforme e investimenti, che pongano definitivo rimedio ai danni arrecati al sistema attraverso i tagli che sono stati la vera causa dell’impatto devastante della pandemia sul nostro Paese, in particolare nelle regioni dove i processi di privatizzazione e tagli ai servizi territoriali sono più cospicui ed evidenti. Lombardia docet”.

Nella lista nera, però, non c’è solo la Lombardia, ma anche tante altre regioni tra cui il Lazio. A Roma, ad esempio, gli ultimi concorsi per gli infermieri in ordine di tempo sono stati quelli dell’Umberto Primo e del Sant’Andrea, le cui fasi di selezione sono durate tre anni.

“Per anni è scelto di ridurre solamente gli organici –  riprende Barone – e nel frattempo la media dell’età degli infermieri si è alzata a 53 anni e i reparti sono stati ridotti al minimo assistenziale. È una condizione che dovrebbe verificarsi solo nelle giornate di sciopero, mentre adesso è la normalità. Il servizio è stato a lungo garantito dagli straordinari e dai doppi turni degli infermieri, finche l’Unione Europea non è intervenuta e ha posto dei limiti. Il personale, però, è ancora troppo poco di fronte a un lavoro immane”. Tutti temi che gli infermieri, eroi loro malgrado, vogliono portare all’attenzione non solo della politica ma dei tanti italiani che in questi mesi si sono affidati alle loro cure.

“A noi va bene essere considerati eroi, ma vorremo esserlo sempre – aggiunge  Barone – . Vorremo che tutti ricordassero che all’interno del Sistema Sanitario Nazionale ci sono dei professionisti che sono eroi ogni giorno dell’anno perché sono a disposizione dei cittadini che hanno la necessità di essere assistiti e curati in modo dignitoso. Non ci dimentichiamo quello che abbiamo vissuto negli anni passati, con il sovraffollamento dei pronto soccorsi, i letti in corridoio, una condizione che crea rischi professionali molto elevati sia all’arrivo del paziente, sia nei reparti, sia sulle ambulanze”.

Anche per questo gli infermieri “anche dopo il decreto Gelli, sono stati costretti ad assicurarsi perché periodicamente vengono denunciati dai pazienti o dai loro familiari. Spesso non si tratta di errori professionali, ma di problemi causati proprio da carenze organizzative negli ospedali”.

La lezione che le amministrazioni devono imparare dal covid-19, secondo Barone, è quella di “snellire i percorsi di assunzione, che devono essere fatti senza troppe trafile. Solo l’emergenza ha consentito in molti casi di far entrare il personale necessario. Bisogna soprattutto cambiare paradigma: le strutture sanitarie vanno amministrate sempre con un occhio ai costi, ma non solo quelli del personale. Se ancora pensiamo che i risparmi si debbano fare sulle risorse umane, allora nostro Sistema Sanitario Nazionale non cambierà mai”.

 

(Foto graffito dello streat artist Alessio-B a Padova)

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Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

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