«Ormai il nostro governatore è in tv ogni giorno e parla senza un reale contraddittorio su ogni argomento. Da settimane va dicendo che la sua amministrazione è vicina alle richieste dei piccoli imprenditori e dei piccoli esercenti che rischiano di essere spazzati via dai cascami della emergenza sanitaria che a causa del Covid-19 stiamo vivendo, ma della mega-lottizzazione Amazon che «vedrà la luce» a scavalco tra Veneziano e Trevigiano il più amato dei veneti non dice nulla. Con buona pace dei gestori delle attività che tanto lo amano». Non ha peli sulla lingua Romeo Scarpa.

Nativo del Cantone di Neuchâtel nella Svizzera francese, Scarpa è cresciuto nel Veneto orientale dove ha combattuto le sue «battaglie in difesa del paesaggio e dell’ambiente»: cinquantasette anni, sposato con figli, ingegnere, con un cognome che più veneziano non si può, Scarpa, che vive nella Marca è uno dei volti più noti di Italia nostra nel Veneto, che ha retto per molti anni quale presidente della sezione trevigiana della quale è ancora vicepresidente. Scarpa alcuni giorni fa ha indirizzato una lunga lettera aperta al presidente della giunta regionale del Veneto, il leghista Luca Zaia. Al quale chiede chiarezza rispetto alla maxi lottizzazione che dovrebbe sorgere tra i comuni di Casale sul Sile nel Trevigiano e Quarto d’Altino in provincia di Venezia.

Scarpa come mai lei ha sentito l’esigenza di indirizzare al governatore una lettera caratterizzata da tinte tanto fosche?
«Vorrei anzitutto chiarire che la mia è stata una iniziativa a titolo personale. Quanto allo specifico vorrei semplicemente dire che in realtà Zaia passa in diretta tv più tempo di Fidel Castro dei tempi d’oro. Da settimana pontifica di Covid-19 dicendo alcune cose esatte, alcune ovvie e dicendo anche svariate fesserie: tuttavia di quella mostruosità che prenderà la luce nel comprensorio del basso Sile non dice un cavolo. In un Veneto zeppo di capannoni dismessi ci voleva altro consumo di suolo? Stiamo parlando di una superficie di piano di 500mila metri quadri, molti dei quali dovrebbero essere utilizzati da un centro logistico griffato Amazon e non solo».

Perché lei è così arrabbiato o quanto meno preoccupato?
«Ma che cosa dovrei dire? Se è vero che Zaia ha conquistato la fiducia dei veneti, anche perché è decisamente scaltro sul piano della comunicazione, allora non può rifuggire dalle responsabilità che gravano sul suo ruolo».

Ovvero?
«Zaia deve dire una volta per tutte da che parte sta. Vuole la tutela del paesaggio, del sistema ecologico, come dicono i titoli, solo quelli per vero, delle leggi regionali? Oppure ritiene che il modello di sviluppo basato sul cemento, sulle merci mosse ad ogni costo, sia il futuro? In quest’ultimo caso deve avere le palle di dircelo sul serio. Deve uscire da quelle quattro mura in cui tiene le conferenze stampa a Marghera e venire sul territorio. Deve avere il coraggio di dire gli ambientalisti hanno torto, abbiamo ragione noi della Lega e chi la pensa come noi, che abbiamo fondato la nostra ricchezza e questo tipo di prosperità sull’assunto per cui il territorio e l’ambiente vanno trasformati in denaro e quindi in benessere. Non può, a seconda delle circostanze essere tutto e il contrario di tutto, salvo poi non dire nulla su quello che sta accadendo tra Quarto e Casale».

Ma la giunta regionale sulla cosa non ha preso posizione rispondendo ad una interrogazione presentata dal consigliere democratico Andrea Zanoni?
«In realtà quella risposta non dice nulla. Zaia da questo punto di vista si conferma un doroteo doc».

In che senso?
«La peculiarità di certi democristiani e soprattutto dei dorotei era quella di non avere una idea precisa di società. A loro bastava assecondare le spinte che giungevano dai settori più strutturati e con più potere della società, grande capitale, piccola imprenditoria, garantendo però un minimo di ridistribuzione della ricchezza. Con la globalizzazione però anche quel minimo che era garantito alle classi medie e basse sta venendo meno. La crisi da coronavirus ha solo accelerato questo processo. E sono le scelte come quella del centro Amazon che ci danno il segno dei tempi, il segno di chi comanda».

Senta Scarpa lei viene da un mondo quello delle professioni tecniche che in qualche modo fa parte della vera galassia del potere che è quella della tecnica e soprattutto della finanza. A questo punto i politici vanno considerati come soggetti portatori di una vera autonomia o alla fin fine sono solo coloro che ad alto livello finiscono per dare attuazione ai modelli economici e sociali sintetizzati nella zona alta della piramide sociale?
«Senza dubbio è vero che i politici sono spesso lo strumento in mano alle lobby. Il che può tranquillamente avvenire senza violare le leggi sia chiaro. Il punto è un altro. Se Zaia ad ogni piè sospinto si dice il paladino dei piccolissimi imprenditori come spiegherà loro che quell’ecomostro complice anche la crisi post Covid-19 li metterà all’angolo? Come è possibile che in queste settimane i piccoli commercianti veneti abbiano indirizzato ogni tipo di critica e organizzato ogni tipo di flash mob virtuale o meno contro il governo, mentre ad oggi nulla della stessa portata è stato fatto contro quella lottizzazione? A questo punto io lancerei una sfida».

Quale?
«Mi aspetto che organizzazioni potenti come Coldiretti e soprattutto Confcommercio e Confesercenti impugnino davanti al Tar l’iter appena cominciato».

Che cosa non va in quella procedura?
«Ci sono tante cose che non vanno. Anzitutto la giunta di Casale sul Sile ha detto sì al piano stante il parere contrario degli uffici comunali. Poi c’è quel codicillo di una legge regionale che alla faccia dei buoni propositi ambientali permetteva di considerare diritti acquisiti i piani urbanistici non solo adottati ma solo presentati. Il che è un abominio sul piano etico; il che per di più contrasta con i pronunciamenti del Consiglio di Stato».

E poi?
«E poi non c’è chiarezza sui reali appetiti fondiari. La vicinanza di quei lotti al passante di Mestre pongono le basi per mire speculative nel comprensorio delle quali non sappiamo nulla».

Lei vede il rischio che nel tessuto economico-urbanistico si insinuino forze oscure, capitali mafiosi?
«Questa è una domanda che va posta alla magistratura e alle forze di polizia. Preferirei non aggiungere altro. Dico solo che la popolazione non è stata coinvolta a dovere. Il che è una aberrazione rispetto alla vastità dell’intervento. Ovviamente in questo caso le responsabilità non vanno cercate solo in regione; anche le amministrazioni locali vanno guardate ai raggi X».

Ma questo progetto come è stato visto dalle opposizioni a palazzo Ferro Fini?
«Ci sono alcuni consiglieri nonché alcuni gruppi sul territorio, comprese alcune voci di Confcommercio, che hanno fatto sentire la loro per carità. Ma se il centrosinistra, se si parla di forze politiche, si limita a proporre la via socialdemocratica al capitalismo andrà a sbattere a un muro».

E che cosa servirebbe a questo punto?
«Qui serve un cambio di paradigma, per tutti. Altrimenti dopo il Covid-19 arriveranno il Covid-20, il Covid-21: il tutto mentre il mondo si deteriora. Ecco ab absurdo se io fossi in un ragazzo veramente mi verrebbe da tifare coronavirus in modo che stecchisca quei vecchi che non solo hanno ridotto il mondo ciò che è, ma soprattutto che lo stanno compromettendo alle nuove generazioni».

E quindi?
«Ma davvero Zaia e tutti i sostenitori del cartello sviluppista, a destra come sinistra, vogliono che nel futuro dei loro figli e dei loro nipoti ci sia un futuro in un centro logistico Amazon dove ti contano i passi e le volte che vai al cesso? Se è così lo dicano».

Lei ha avuto modo di fare qualche riflessione in particolare durante questa serrata generalizzata?
«Ho riletto Philip Dick e ho capito perché dai suoi libri sono stati tratti dei capolavori cinematografici come Blade runner. In quegli scritti c’è il segno della crisi che la nostra società sta vivendo: e quella veneta non fa eccezione, anzi è una delle punte di lancia».

Può fare qualche esempio?
«Io faccio l’ingegnere. Ho potuto parlare con diversi imprenditori. Molti di questi non erano tanto preoccupati per la pausa forzata in relazione ad una diminuzione del fatturato. La preoccupazione era che si smetteva di lavorare. Cioè il pericolo era in qualche modo insito nel fatto che per un certo periodo di tempo quella persona non si sapeva concepire in modo diverso dal lavoro».

Smettere di lavorare ci obbliga a sondare i nostri pensieri?
«Questo è il punto. Ammesso che tutti ne abbiano questo stop improvviso deve avere messo in grande imbarazzo più di qualcuno che è stato più o meno obbligato a scrutarsi dentro».

È un po’ come l’assunto nicciano: se guardi dentro l’abisso, l’abisso guarderà dentro di te. Vero?
«Diciamo di sì».

Sì però il Veneto è una delle regioni italiane in cui si fa più volontariato. O no?
«Appunto e questa in realtà è la prova di un dissidio esistenziale che ci attanaglia».

E perché mai?
«Primo il volontariato è spesso praticato non per il valore intimo che sottende a questa nobile scelta ma su base esclusivamente quantitativa. Secondo perché spesso costituisce un alibi per non mettere in discussione il modello di sviluppo che permea le nostre esistenze».

(Foto: Crono divora i suoi figli – Francisco Goya)

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Giornalista

Marco Milioni, classe 1973, è giornalista pubblicista dal 2002. È stato per molti anni firma fissa de Il Gazzettino e corrispondente da Vicenza per Radio Rtl Venezia ed Rtl 102,5. Ha all'attivo collaborazioni con Alganews.it, Globalist.it, Il Fatto quotidiano, Canale 68 Veneto, Vicenzapiu.com, Radio Vicenza, Vvox.it e con il gruppo Citynews.

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