Non siamo ancora oltre la Bossi-Fini. Essere “clandestini” è ancora un reato. Non siamo nemmeno oltre i “decreti sicurezza” di Salvini. Ma per almeno mezzo milione di persone può iniziare un percorso di “regolarizzazione“ temporaneo. Piuttosto che niente, come si dice, meglio piuttosto.

Art.110-bis
Emersione di rapporti di lavoro

1.Al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in
conseguenza della contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa alla calamità
derivante dalla diffusione del contagio da Covid 19 e favorire l’emersione di rapporti di
lavoro irregolari, i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione
europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno previsto
dall’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni,
possono presentare istanza, con le modalità di cui ai commi 4, 5 e 6, per concludere un
contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero
per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini
italiani o cittadini stranieri. A tal fine, i cittadini stranieri devono essere stati sottoposti a
rilievi fotodattiloscopici prima dell’8 marzo 2020 ovvero devono aver soggiornato in Italia
precedentemente alla suddetta data, in forza della dichiarazione di presenza, resa ai sensi
della legge 28 maggio 2007, n. 68; in entrambi i casi, i cittadini stranieri non devono aver
lasciato il territorio nazionale dall’8 marzo 2020.

2. Per le medesime finalità di cui al comma 1, i cittadini stranieri, con permesso di soggiorno
scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, possono
richiedere con le modalità di cui al comma 13, un permesso di soggiorno temporaneo, valido
solo nel territorio nazionale, della durata di mesi sei dalla presentazione dell’istanza. A tal
fine, i predetti cittadini devono risultare presenti sul territorio nazionale alla data dell’8 marzo
2020, senza che se ne siano allontanati dalla medesima data, e devono aver svolto attività di
lavoro, nei settori di cui al comma 3, antecedentemente al 31 ottobre 2019, comprovata
secondo le modalità di cui al comma 13. Se nel termine della durata del permesso di
soggiorno temporaneo, il cittadino esibisce un contratto di lavoro subordinato ovvero la
documentazione retributiva e previdenziale comprovante lo svolgimento dell’attività
lavorativa in conformità alle previsioni di legge nei settori di cui al comma 3, il permesso
viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

3. Le disposizioni di cui al presente articolo, si applicano ai seguenti settori di attività:
a) agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
b) assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorchè non
conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza;
c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Il testo completo del decreto, annunciato dal governo mercoledì sera, a breve su EC.

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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