Dunque c’è la regolarizzazione per lavoratori agricoli colf e badanti.

C’è soddisfazione nel campo solidale e antirazzista perchè per alcuni maledetti giorni sembrava che non ci fosse neanche quella. Una parte decisiva di 5 stelle non voleva neanche quella. Hanno accettato di introdurre il “permesso di ricerca lavoro” ( questa si che sarebbe una innovazione progressista) solo limitatamente a chi abbia già avuto un regolare contratto come agricolo, colf e badanti.

Per carità, se si voleva affermare una sorta di principio filosofico o etico  secondo il quale prima di tutto vengono la Terra, la Madre, la Nonna, la casa e la famiglia, va bene, partita vinta. Ma nel concreto della vita terrena di migliaia, di centinaia di migliaia di persone che vivono in Italia in ansia perenne perchè il permesso è scaduto, scade, non si può rinnovare, ti possono dare il foglio di via, nel concreto di questa vita il decreto Rilancio dà una risposta parziale, sgarbata e umiliante. Ti regolarizziamo solo se entro poche settimane ti offrono un contratto in agricoltura o come badante o colf.

Prima obiezione, (forse valida solo per le anime “belle”?): perchè regolarizzare solo chi ha o trova un contratto di lavoro? Se tanto, come sanno benissimo tutte le persone con un minimo di responsabilità ed esperienza, non è nè sensato nè tantomeno possibile espellere decine di migliaia di persone prive di permesso di soggiorno, non è meglio darglielo? E se proprio si vuole rimanere nella logica formalistica della regolarizzazione solo legata a un contratto di lavoro, perchè solo a quelle categorie?

Li vedete o no i riders ormai prevalentemente africani che hanno mantenuto un minimo di vita nelle nostre città deserte, agili silenziosi veloci come uccelli? Se uno di loro ha problemi col permesso di soggiorno, quel lavoro non lo redime. Così come sono esclusi dalla sanatoria tutti i ragazzi che hanno fatto vivere i bar e i ristoranti, soprattutto in cucina, negli ultimi due anni prima del lockdown. E tutti quelli che invece non vediamo, che stanno nei magazzini a svuotare e riempire casse e container. Anche questi lavori non sono abbastanza importanti, agli occhi dell’oscillometro di Vito Crimi, per giustificare una regolarizzazione.

Parlo degli occhi di Vito Crimi e non intendo dare un giudizio sulle forze politiche. Prevalentemente si basano sul risultato medio tra i sentimenti della opinione pubblica incompetente e la pressione delle forze economiche e sociali. Quest’ultima non c’è stata proprio, ad eccezione di qualche singhiozzo contradditorio ( “ridateci i rumeni” ) degli agricoltori.

Adesso che gli dico a Oumar, a Moussa, agli altri collaboratori della nostra associazione (per la riduzione dei rifiuti) che stavano per chiederci di passare allo status di lavoratore dipendente per svoltare una interminabile odissea di ricorsi per l’asilo, un terno al lotto reso molto più improbabile dal decreto Salvini. Cosa gli devo dire? Cerca qualcuno che ti assuma come colf e poi si vedrà…

Dobbiamo organizzare un corso per insegnare a questi ragazzoni neri sorridenti e muscolosi come si stira una camicia? C’è una soluzione migliore, ed è in lenta lavorazione alla Camera. E’ la legge Ero Straniero. Facciamo che questa timida parziale regolarizzazione sia solo un pezzo anticipato di una riforma totale e necessaria.

 

(Foto: Donna che stira, di Edgar Degas)

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Giornalista

Giornalista a Radio Popolare dagli albori 1976 fino al 1997. Consigliere comunale a Milano dal 1985 al 1997. Direttore di Erba 98/99. Impegnato in Arci Gay e ambientalismo urbano. Assessore all'ambiente a Torino 99/01. Direttore di Ecodallecitta.it e presidente della omonima associazione.

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