Manhattan, l’isola di New York, è percorsa tutta intorno da un fiume: l’Hudson. È un omaggio all’esploratore inglese Henry Hudson, che nel 1609, per primo, vide la Grande Mela. Almeno questa è la storia che nella città più iconica degli Stati Uniti si è raccontata agli studenti di ogni età, ordine e grado fino agli anni cinquanta del secolo scorso.

Settant’anni fa, con una forte spinta della comunità italiana, i libri di storia americana sono stati riscritti. A scoprire New York non era affatto stato il suddito di sua Maestà britannica Henry Hudson, bensì quel toscanaccio di Giovanni da Verrazzano. Nato in Greve in Chianti fu il primo esploratore europeo, dopo i vichinghi, a disvelare la costa atlantica del continente nord americano.

Il fiume Hudson non ha cambiato nome, ma le bandiere italiane ogni anno, il 17 aprile, ricordano che la scoperta è del nostro connazionale, il Verrazzano appunto. Lo sappiamo che sembra una di quelle rivendicazioni un po’ campanilistiche e che alla fine trovano il tempo che trovano. Ma negli anni cinquanta, quando la verità fu riconosciuta e conclamata, gli italiani erano ancora, per molti versi, l’ultimo anello della società statunitense, dopo di loro neppure gli ex schiavi afroamericani.

Verrazzano non fu particolarmente fortunato nelle esplorazioni, perché ogni volta la sua scoperta veniva scippata da altri europei con alla spalle una nazione. L’altro caso celebre e che, contendendoselo con l’olandese Adriaen Block, ancora è tutto lì da chiarire in maniera inconfutabile, è quello di Rhode Island.

É lo stato più piccolo statunitense, la Val d’Aosta è più grande per intenderci. Il nome, se credete alla versione di Verrazzano, deriva dalla sua somiglianza all’Isola di Rodi. Un puntino su una mappa continentale, ma un faro di civiltà. Rhode Island infatti può vantare l’encomiabile primato di essere il primo stato USA ad abolire la schiavitù. 1652, checché ne dica Wikipedia. Giorno: 18 maggio. Lunedì prossimo faranno 368 anni.

In Italia la schiavitù l’abbiamo abolita ieri. Il “decreto rilancio” si è portato in pancia l’emersione degli invisibili. Un provvedimento con un sacco di limiti, ma che, pur migliorabile, rappresenta una innegabile vittoria di civiltà per il nostro Paese.

Teresa Bellanova, ha resistito al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che cercava di riprendersi parola e microfono. La ministra delle Politiche Agricole, capo delegazione nel governo dei renziani di Italia Viva, si è commossa e la voce rotta da un pianto mal soffocato, ha confessato lenta:

Voglio sottolineare un punto per me fondamentale, l’emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Un punto per me e per la mia storia personale fondamentale, l’emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi possiamo dire che lo Stato è più forte del caporalato”.

Noi di EstremeConseguenze non siamo mai stati accondiscendenti con questo governo e con la sua maldestra gestione dell’emergenza coronavirus, non ci nascondiamo i forti limiti e la modesta visione contenuti nel sudatissimo decreto aprile, poi diventato decreto rilancio, però non possiamo non riconoscere il valore di questo provvedimento per l’emersione dei lavoratori in nero, degli schiavi dei nostri campi e, per quanto indispensabili, dei servitori e delle badanti di tante nostre famiglie.

Un provvedimento sicuramente impopolare, in termini di sondaggi, il primo gesto politico forte di questo esecutivo, una conquista, va detto, del piccolo e, alla maggioranza indispensabile, partito di Matteo Renzi. L’ex presidente del consiglio, l’ex aggressore della Costituzione Italiana, l’ex capo del Partito Democratico che, purtroppo, quando poteva, non ha fatto una forzatura altrettanto intransigente sul provvedimento dello ius soli e dello ius culturae. Il primo che avrebbe dato la cittadinanza italiana ai nati nella nostra nazione, anche da genitori non nostri connazionali, il secondo che l’avrebbe data per la frequentazione delle nostre scuole.

Provvedimenti di civiltà che il centro sinistra non è stato in grado di far approvare e che il centrodestra osteggia facendo eco in Parlamento alle campagne, “prima gli italiani”, di una certa brutta destra estrema e neofascista.

La bella giornata è stata purtroppo, ancora una volta, sporcata dalle tante giustificazioni provenienti dalla compagine di governo a cercare una motivazione economica e di salute pubblica a questa che è, solo e soltanto, una scelta di civiltà.

L’Italia è oggi un Paese migliore, come il Rhode Island 368 anni più tardi.

 

Foto: La Zolfatare di Renato Guttuso

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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