16 Maggio 1944. Nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau le SS in armi si presentano agli ingressi dello Zigeunerlager (il campo di stermimio degli “zingari”) per portare ai forni crematori gli ultimi 5000 Rom e Sinti, donne, uomini e bambini che vi erano rinchiusi.

Ma succede qualcosa.

Gli ‘untermenschen’ si ribellano. Affrontano le SS con sassi, bastoni, pezzi di ferro. E le SS si ritirano. Finiranno il ‘lavoro’ due mesi dopo ma quel giorno la disperata reazione di quanto rimaneva di umano in esseri che di umano avevano ormai poco, ferma i carnefici.

È, insieme alla rivolta nel lager di Sobibor nell’ottobre del 1943, l’unico caso di reazione e resistenza nei campi di sterminio. Che per i popoli Rom e Sinti non si chiama Olocausto ma Porrajmos in Romanì (‘grande divoramento’, ‘devastazione’) o Samudaripen (‘tutti uccisi’).

Cosa accadde quel giorno lo descrive il ‘Kalendarium’ di Auschwitz-Birkenau, il ‘menabò’ quotidiano degli avvenimenti nel campo di concentramento: “Verso le 19 nel campo BIIE è ordinata la Lagersperre (isolamento). Davanti al campo arrivano alcuni autocarri da cui scendono SS armati con fucili mitragliatori. Il Comandante ordina agli zingari di abbandonare gli alloggi. Dato che sono stati preavvisati, gli zingari armati di coltelli, vanghe, leve di ferro e pietre, non lasciano le baracche. Sorpresi gli SS (…) dopo una consultazione (…) lasciano il campo BIIE.”

Chi fu ad avvisare lo ‘Zigeunerlager’, campo degli ‘zingari’ (un campo a sé stante nella delirante e criminale ‘urbanistica’ di Auschwitz) dell’imminente carneficina?

“Un deportato politico polacco – racconta a EC lo storico Luca Bravi – Tadeusz Joakimoski”. Qui la sua storia https://www.toscana-notizie.it/-/tadeus-joachimowski-custode-dei-nomi-del-campo-degli-zingari-

Luca Bravi sarà uno dei partecipanti di oggi alla celebrazione in diretta streaming di quella giornata, insieme a Moni Ovadia e Michele Andreola (guida di Auschwitz) e con Paolo Cagna Ninchi, presidente di UPRE Roma.

“Quando la Croce Rossa voleva visitare Auschwitz i nazisti li portavano nello Zigeunerlager. Rom e Sinti erano abbandonati a loro stessi e vivevano in maniera diversa da altri prigionieri. Potevano restare con le loro famiglie, potevano tenere i bambini. Le donne potevano partorire. Questo perché per i nazisti gli ‘zingari’ erano una discendenza ariana degrata. Riconoscevano cioè la loro origine ariana, il perno della costruzione super-razziale nazista, ma il gene del nomadismo li aveva corrotti per sempre e li disprezzavano profondamente. Volevano però osservarne i comportamenti ed erano la riserva di cavie per Mengele, in particolare i bambini. Addirittura Mengele fece installare dei giochi per bambini all’interno del campo per ingannare la Croce Rossa. Le condizioni di vita erano ovviamente spaventose con condizioni igieniche inimmaginabili. In quel campo, più che in altre zone del lager, si sviluppavano epidemie. Qualcuno negli anni ha anche scritto che agli ‘zingari’ venne dato un trattamento privilegiato. Nulla di più falso”.

Ecco una testimonianza:

«Su un pagliericcio giacciono sei bambini che hanno pochi giorni di vita. Che aspetto hanno! Le membra sono secche e il ventre è gonfio. Nelle brande lí accanto ci sono le madri; occhi esausti e ardenti di febbre. Una canta piano una ninna nanna: « A quella va meglio che a tutte, ha perso la ragione» […] L’infermiere polacco che ho conosciuto a suo tempo nel lager principale mi porta fuori dalla baracca. Al muro sul retro è annessa una baracchetta di legno che lui apre: è la stanza dei cadaveri. Ho già visto molti cadaveri nel campo di concentramento. Ma qui mi ritraggo spaventato. Una montagna di corpi alta più di due metri. Quasi tutti bambini, neonati, adolescenti. In cima scorrazzano i topi.»

Hermann Langbein

Ad Auschwitz-Birkenau vennero inceneriti circa 24mila del mezzo milione di Rom e Sinti sterminati dai nazifascisti. Oltre al numero, gli veniva tatuata sul braccio sinistro una ‘Z’. Come segno di riconoscimento nel campo un triangolo nero.

Venivano condotte prove antropometriche, esperimenti sull’ereditarietà per comprovare la superiorità dei caratteri razziali su quelli ambientali fino ad arrivare agli scambi di sangue tra individui. Nel caso dei gemelli tutte le sperimentazioni per essere valide dovevano terminare con il decesso contemporaneo di entrambi, che avveniva con un’iniezione di fenolo nel cuore in modo da facilitare l’esame degli organi interni.

In Italia la persecuzione iniziò già nel 1936. Il Fascismo deportò diverse centinaia di persone nei campi di detenzione italiani, come Fossoli. Dopo l’8 settembre fecero la fine degli ebrei. Spediti in Germania.

Il 2 agosto del 1944 lo sterminio del campo si conclude. Le SS avevano provveduto a spostare nelle settimane precedenti le forse ‘più fresche’ della comunità Sinti e Rom e presero soprattutto donne, vecchi e bambini, per evitare nuove sorprese. La notte del 2 agosto, 2.897 zingari tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo Zigeunerlager.Gli ebrei italiani sopravvissuti che testimoniano di quella notte collocano questo evento tra i ricordi più tristi.

Gli ‘zingari’ erano coloro che suonavano, cantavano, e che con le voci dei propri bambini regalavano un po’ di vita a Birkenau; dopo la loro eliminazione il lager cadde nel silenzio. Lo ricorda Pietro Terracina. Era l’unico segno di ‘vita’ nel campo” racconta Luca Bravi.

Che continua: “Rom e Sinti ancora oggi non sono percepiti come parte della popolazione italiana o europea. Cosa che è invece vera per il 99% dei casi. Una comunità ancora senza voce e la mancanza di memoria riguardo allo sterminio che hanno subito ne è, purtroppo, la prova. Nel 2000, quando si istituì la Giornata della Memoria, lo sterminio razziale dei Rom e dei Sinti non era praticamente conosciuto. Solo poche associazioni hanno portato avanti per anni il ricordo di questa strage.  Ma più che altro non li si consideravano cittadini italiani. Cosa che tra l’altro accade ancora oggi. In Germania invece già nel 1980 venne formalmente riconosciuto lo sterminio per motivi razziali dei Rom e dei Sinti. Da noi ancora no. Parlare di ‘zingari’ in Italia è impopolare, non porta voti, non porta consenso, anzi. Di fatto parliamo di una popolazione di cui nessuno vuole occuparsi. Il pregiudizio è ancora fortissimo, purtroppo. Sostanzialmente vengono usati come capro espiatorio, di volta in volta. Anche oggi”.

Un ringraziamento a Diana Pavlovic

LINK UTILI

http://www.ilibridiemil.it/images/Image/Copertine_Emil/2013/2013_26_8Porrajmos.pdf

http://porrajmos.it/?lang=it

De Andrè https://youtu.be/kHHAOjrpa7U

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

Commenta con Facebook