Il turismo vale più del 10% del Pil dell’Unione Europea, 1400 miliardi circa. Circa il  13% del Pil  in Italia, il 12% in Spagna, il 26% in Croazia, il 20% in Grecia. Direttamente, senza considerare tutto l’indotto. Ovvio che si voglia ripartire. Ovvio che ci sia voglia di permettere a tutti, o quasi, di muoversi il prima possibile. Perché, come spiega il report  Tourism satellite accounts in Europe 2019, nei 15 paesi dell’unione più coinvolti, 16,5 milioni di persone lavorano direttamente nel settore. Senza considerare tutta la filiera. Tanto che nell’annunciato Recovery Fund finanziato dai bond europei un quinto delle risorse dovrebbe essere dedicato proprio al turismo. Semplicemente perché le previsioni sono drammatiche: dal primo marzo al 31 maggio 2020 Confturismo – Confcommercio ha calcolato un calo di più di 30 milioni di turisti in Italia,  per una perdita di più di 7 miliardi di euro. Secondo le stime dell’ United Nations World Tourism Organization per il 2020 il calo mondiale potrebbe essere tra il 20 e il 30% rispetto all’anno precedente, con i ricavi che dovrebbero subire una diminuzione compresa tra i 300 e i 450 miliardi di dollari, ovvero quasi un terzo dei 1.500 miliardi generati nel 2019.

 

L’Unione Europea ha proposto le sue linee guide per salvare il salvabile. Si parte dalle aperture delle frontiere, che dovranno essere coordinate. “Per eliminare in modo unitario, graduale, le quarantene obbligatorie”, recita il documento.  Ma pare difficile perché, solo per citare i casi più vicini a noi, Germania e Austria si stanno già accordando sul libero passaggio tra i 2 paesi. E la Slovenia ha già dichiarato la fine pandemia.

Un altro elemento  fondamentale, anche per il turismo, sarà il controllo del numero dei malati. Sarà il  Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie  ad aggiornare costantemente la mappa europea dei contagi in base alla quale i paesi apriranno, o chiuderanno, al turismo. L’obiettivo dell’Ue  è offrire il massimo della sicurezza ed evitare gli accordi tra singoli paesi, per la creazione di corridoi di transito. Come quello annunciato dalla Croazia, per attrarre i turisti da Germania, Slovacchia,  Austria e Repubblica Ceca. O quello che ha tessuto  la Grecia,  destinato a portare turisti da Norvegia, Danimarca, Germania, Austria, Slovacchia, Israele e Cechia. Così si evita anche di discriminare i paesi che hanno avuto più casi, come l’Italia  o la Spagna, a favore di paesi meno colpiti come la Croazia (che il 15 maggio aveva un totale di 95 decessi), la Grecia (con 160 morti) , ma anche Malta (6 persone decedute a causa del Covid-19) .

 

La Spagna,intanto, sta diversificando la sua offerta, promuovendo zone “Covid free” o quasi. Come l’Italia è un paese dove la pandemia ha colpito forte, quindi presumibilmente sarà meno attrattivo per il turismo internazionale.

Ralph Schiller, responsabile del settore vendite  del tour operator  tedesco FTI, uno dei più grandi in Europa, con 12.000 dipendenti e 4,1 miliardi di viaggi organizzati ogni anno, punta sulle Baleari. “Sono una zona tranquilla, stiamo raccontando di come siano rimaste fuori dal caos del contagio. Informare al meglio i clienti è fondamentale. C’è il timore di ciò che si potrebbe trovare, una volta arrivati sul luogo scelto per la vacanza. E non vogliamo correre rischi. Quindi proponiamo solo scelte sicure. Anche se in paesi considerati a rischio, come la Spagna”. E’ la stessa politica seguita da Hosteltur, un altro dei grandi tour operator europei. “Stiamo vendendo soprattutto destinazioni poco colpite: Grecia, Turchia, Portogallo, Cipro”, spiega Manuel Morales, responsabile delle destinazioni spagnole e caraibiche di Hosteltur. “Per quanto riguarda la Spagna inseriamo Maiorca come destinazione sicura. Abbiamo avuto rassicurazioni anche dal Governo”, spiega.

 

Dell’Italia si parla poco a livello internazionale. Anche perché i numeri non aiutano a farci percepire come un paese sicuro in cui arrivare e rimanere. E non ci sono notizie certe. La risposta dei tour operator sul tema è univoca: attendiamo il decreto per capire come poter lavorare, per scoprire come muoverci. Anche se la programmazione dei voli turistici è puntata soprattutto al sud: Puglia, Campania, Sicilia soprattutto.

 

Intanto pare ormai certo che il decreto permetterà l’ingresso in Italia, dal 3 giugno, da tutti i paesi dell’Unione Europea, compresi Svizzera e Monaco, senza quarantena. Dal 15 giugno dovrebbero poi riaprire in toto le frontiere. Si tratta di una misura varata dal Ministero degli esteri, da quello dei beni culturali e del turismo e dal Ministero degli affari europei, proprio con la finalità di promuovere il turismo. Ma si attende, per la totale certezza, il decreto. E’ stata una scelta per molti imprevista, quasi azzardata, ma fondamentale per il settore del turismo italiano.  Anche perché i “corridoi” per i turisti di Croazia e Grecia sono una prospettiva molto  pericolosa per l’Italia, visto che il 50,3% degli ospiti del nostro paese arriva dall’estero. Tanto che il presidente del consiglio ne aveva parlato, durante la conferenza stampa di presentazione del decreto, il 13 maggio.  “Non accettiamo accordi bilaterali all’interno dell’Ue che possano creare dei percorsi turistici privilegiati. Sarebbe la distruzione del singolo mercato”, aveva detto, riferendosi chiaramente al mercato italiano.

 

Probabilmente anche per questo il 7 maggio il ministro Franceschini, responsabile per i beni culturali e il turismo, aveva incontrato il suo omologo croato, Gari Cappelli.

“La Croazia e l’Italia sono due vicini amichevoli, la cooperazione di qualità è molto importante per noi nella situazione attuale non solo perché un gran numero di croati vive e lavora in Italia e viceversa, ma anche a causa della nostra unione in termini di turismo ed economia. Il mercato italiano è sempre stato uno dei nostri mercati più importanti e, a causa dell’attuale situazione, la cooperazione congiunta di tutti i paesi dell’UE, in particolare i leader del turismo, è più importante che mai nella definizione di standard e procedure per bilanciare salute e stabilizzazione del mercato turistico europeo”, aveva dichiarato, per rassicurare. Poi erano arrivate le parole che Franceschini attendeva, ribadite dopo la riunione sul turismo dei paesi UE. “La nostra iniziativa è di introdurre un protocollo di viaggio comune a livello UE con regolamenti definiti reciprocamente, con i singoli paesi che concordano bilateralmente seconda necessità”, aveva detto Cappelli. Quindi l’ipotesi dei “corridoi” pare definitivamente abbandonata anche dalla Croazia, il primo paese  che si era impegnato in questo senso. Anche, probabilmente, per non danneggiare  la sua immagine sul mercato italiano: nel 2019 1,2 milioni di Italiani hanno fatto turismo in Croazia, raggiungendo i 5,5 milioni di pernottamenti.

 

Dalle previsioni gli spostamenti saranno soprattutto in automobile, il mezzo percepito più sicuro. Anche se le compagnie aeree si stanno attrezzando per partire. Come Ryanair, che decollerà dal primo luglio con il 40% della sua flotta e l’obiettivo dei mille voli giornalieri. Al momento i voli sono solo 30 al giorno, in media, soprattutto tra Gran Bretagna e Irlanda. Ci saranno obbligo della mascherina per tutti, il divieto ad utilizzare i contanti, limitazioni per i bagagli, l’ obbligo di annunciarsi per l’uso del wc, i termoscanner all’imbarco. Ma non si vogliono lasciare posti liberi sugli aerei. “L’obbligo di lasciare liberi i sedili centrali  priverebbe le compagnie del 33-35% dei ricavi. E potrebbe essere un ostacolo alla ripartenza. Rispettiamo le normative, ma se ci fosse quel divieto sceglieremmo di non volare: sarebbe antieconomico e poi tutte le analisi confermano che non ha fondamento l’idea che il contagio si diffonda di più con l’occupazione del sedile centrale”, ha spiegato David O’Brien, chief commercial officer di Ryanair.

Insomma, prima della agognate vacanze, per chi avrà soldi, tempo e voglia di andarci, ci sarà ancora da attendere. Le sfide a braccio di ferro sono appena iniziate.

 

 

Foto “Serata estiva sulla spiaggia meridionale di Skagen” (Summer Evening sulla Skagen’s Southern Beach)  di Peder Severin Krøyer

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giornalista

Triestina, giornalista professionista con studi storici alle spalle, parecchio curiosa, ha iniziato a lavorare in cronaca, per poi passare ad argomenti più leggeri, ma non per questo meno importanti: salute, ambiente, movimento, alimentazione, turismo. Scrive soprattutto per i femminili e i periodici: Donna Moderna, Bell’Italia, Bell’Europa, Starbene.

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