La tradizione, cinematografica s’intende, l’ha sempre raccontata così. I gladiatori pronti a farsi l’un l’altro la pelle nell’arena. L’imperatore sul palco reale e il loro coraggioso urlo: “quelli destinati a morire ti salutano”. La battaglia, ovviamente all’ultimo sangue. Nelle sceneggiature statunitensi, quelle nelle quali non finisce mai davvero male, c’è quindi la scena del Caesare di turno che, il pubblico improvvisamente silente, ha pietà dello sconfitto e, pollice in sù, gli salva la vita.

Roba da film. Perché le cose così non sono mai andate o, meglio, così sono andate una volta soltanto e fu un bel casino. Era il 52, l’imperatore era Claudio, quello che aveva preso come terza moglie Agrippina, madre di Nerone. Tiberius Claudius Caesar Augustus Germanicus non è mai stato simpatico a nessuno storico, infatti è descritto come antipatico, prepotente, arrogante e, soprattutto, violento. Due anni prima di essere avvelenato da Agrippina con un piatto di funghi, Claudio volle fare una grandiosa naumachia sul lago Fucino che, grazie a un’opera pubblica grandiosa diretta da tal Narciso, stava per essere lentamente svuotato.

La battaglia navale coinvolgeva 19 mila persone. Criminali, prigionieri di guerra e altri sfortunati destinati ad ammazzarsi triremi contro quadriremi. Rivolti all’imperatore pronunciarono la frase: “Ave, Imperator, morituri te salutant”. E qui accadde il casino, perché Claudio rispose: “Aut non”. Il patrigno di Nerone forse voleva fare il simpatico e quindi disse: “oppure no”, cioè, magari non è che morirete tutti.

Disastro. I 19 mila si sentirono graziati e nessuno voleva più combattere. Claudio che stava in piedi per miracolo, dovette, accompagnato dai pretoriani, minacciare e convincere le migliaia di combattenti a combattere. Fu una carneficina. Gli annali raccontano di pezzi di corpi a pasturare i pesci.

Per la cronaca, quando, il canale artificiale che doveva portare le acque dal Lago Fucino al fiume Liri, venne aperto, in parte crollò. La galleria scavata nel monte Salviano si ostruì, con grande terrore del direttore dei lavori, tale Narciso. Quindi per dieci giorni tutti stettero ad attendere la riparazione. Altra carneficina per la nuova inaugurazione, questa volta guerra tra gladiatori, alla nuova apertura del canale artificiale. E qui la vicenda fu ancora più divertente. Perché le acque scorsero come previsto. Iniziarono i banchetti sulle sponde del canale scolmatoio, proprio sulle sue rive. Ci fu un nuovo crollo, un’ondata di piena travolse la corte imperiale. Nerone, che ragazzino stava per affogare o di questo si era convinto, due anni dopo, diventato imperatore grazie a un piatto di amannite phalloides, fece suicidare il direttore dei lavori, Narciso, appunto. L’acqua smise di defluire già nel 60, il Lago Fucino crebbe di volume e i nuovi villaggi costruiti a pelo d’acqua vennero sommersi.

In queste ore sta finendo ufficialmente il lockdown. L’Italia archivia i suoi 32 mila morti ufficiali positivi al covid. Si autoconvince che siano quelli soltanto. Finge di non accorgersi che a centinaia stanno ancora morendo ogni giorno. Dimentica che decine di migliaia sospetti covid non hanno mai fatto tampone o test sierologico. Scorda che la sola Lombardia ha più contagiati della Cina. Si fa sorda all’appello dei tecnici che dicono che in queste condizioni altri paesi, la Cina come la Germania, hanno richiuso e non riaperto.

Il panem et circenses, 1968 anni dopo la naumachia del lago Licino, è la produzione e la rincorsa del PIL, che sta per Prodotto Interno Lordo e non per benessere della società o di italiane e italiani. Non saranno solo 19 mila, come nella battaglia navale voluta da Claudio, coloro che saranno obbligati a partecipare alla roulette del covid 19, ma saranno milioni di persone che, una volta infettati, andranno a ingrossare le fila dei già 40 mila contagiati sui luoghi di lavoro. La depenalizzazione richiesta a gran voce dalle organizzazioni datoriali, da Confindustria e da editoriali sui loro giornali, è figlia del presagio della mattanza annunciata.

Le italiane e gli italiani, confortati dalla diffusa disinformazione governativa e regionale, usciranno di casa, inconsapevoli gladiatrici e gladiatori non invocheranno, gridando, alcun “morituri te salutant”. D’altra parte non ci sarebbe un incauto imperatore a rispondere “aut non”. Dai palazzi infatti risuona “avete vos”, cioè “addio”, che è molto molto meno di “buona fortuna”.

(Foto: Morituri te salutant – Jean Leon Gerome)

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Direttore

William Beccaro, 47 anni, è direttore di Estreme Conseguenze. Nato professionalmente nel 1994 a Radio Popolare di Milano, ha poi lavorato per le principali testate italiane. Tra queste la Rai, la Repubblica, l’Unità, Diario, Avvenimenti, RCS, il gruppo Sole24Ore. Nel 2009 era direttore del circuito radiofonico CNR, dalle cui frequenze ha fatto scoppiare il “Caso Cucchi”.

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