In prima linea, ma senza stipendio. Hanno lavorato sulle ambulanze quando l’emergenza covid-19 non era ancora un’emergenza, anche se il virus girava all’impazzata.E anche dopo, quando la chiusura di tutta Italia era imminente. Da dicembre fino ad oggi, però, hanno ricevuto solo parte dei loro stipendi. E dei 100 euro in busta paga destinati a chi era in prima linea nell’epicentro dell’epicentro dell’epidemia, nessuna traccia. Succede anche questo in Lombardia, la “regione modello” più colpita dal virus, che della sua sanità e del suo sistema di emergenza-urgenza si è sempre fatta un vanto. Tanto che Areu, l’azienda regionale che coordina il servizio di 118, negli anni ha esportato il “metodo lombardo” in tutta Italia.

Protagonisti di questa brutta storia sono Alessandro Oldani e Valentina Frisa, la sua compagna, entrambi assunti dalla Croce Oro di Gaggiano, alle porte di Milano. Un’associazione fondata nel 2001 da 15 soci e cresciuta nel tempo, fino ad avere 6 dipendenti, tra personale che presta servizio sulle ambulanze e amministrativi, e un centinaio di volontari. Una onlus molto attiva, che copre i comuni di Bubbiano, Casorate Primo, Motta Visconti, Rosate, Besate, Moncucco, Vernate, Vermezzo, Gudo Visconti e Gaggiano. Un vasto territorio a Sud di Milano dove abitano circa 30mila persone. Tra le tante attività, Croce Oro Gaggiano si occupa di trasportare i malati verso diversi ospedali della zona, tra cui l’Humanitas di Rozzano. Prima dell’epidemia, inoltre, l’associazione garantiva il servizio di 118 fuori da concerti, eventi e diversi locali di Milano, tra cui la discoteca Amensia. Tutti servizi per i quali, l’associazione guidata da Elio Rossi ha stipulato una convenzione con Areu che, da quando il servizio non è più gestito direttamente da Croce Rossa, si appoggia alle “Croci private” per garantire l’assistenza sul territorio.

Alessandro e Valentina a febbraio hanno soccorso un paziente covid-19 proprio poco prima che scattasse l’emergenza a livello nazionale e prima che venissero distribuiti a chi lavora sulle ambulanze tute protettive e mascherine Ffp2 o Ffp3. “Siamo andati sul luogo di un incidente stradale e abbiamo traportato l’automobilista all’Humanitas a Rozzano- raccontano -. Solo il personale del pronto soccorso ci ha chiamato per dirci che era positivo e anche noi siamo stati messi in quarantena”. Una precauzione necessaria, anche perché entrambi indossavano solo mascherina chirurgica e guanti. “Siamo stati a casa per un mese e mezzo – prosegue Alessandro – durante il quale abbiamo avvertito alcuni sintomi del virus. Il medico di base continuava a prolungare la nostra malattia, perché con il lavoro che facciamo rischiavamo involontariamente di trasformarci in untori”. Alessandro, cha ha lavorato “benissimo” per 19 anni come autista soccorritore alla Misericordia di Milano, prima di spostarsi in provincia per poter vivere con più tranquillità, sa bene quanto fosse delicata la situazione sua e della “sua signora”.

Una preoccupazione che i vertici della Croce Oro di Gaggiano, però, pare non abbiano vissuto al loro fianco. Da parte della onlus, durante la loro convalescenza, non è arrivato alcun segnale, raccontano i soccorritori. “Un giorno – racconta Alessandro – ho cercato di chiamare il presidente 93 volte” anche per sollecitare i pagamenti arretrati, ma “lui non ha mai risposto. Nel frattempo, però, sui social network i volontari dell’associazione ironizzavano sulla nostra situazione, e scrivevano frasi del tipo ‘adesso mi prendo anche io un raffreddore e sto a casa un bel po’ di tempo’”. Parole che hanno fatto male a Alessandro e Valentina che però, sul momento, hanno deciso di soprassedere.

Quando si è trattata di riprendere servizio, invece, è arrivata la doccia fredda. “Ci è stato chiesto di presentare gli esiti di tutta una serie di esami che dimostrassero che noi non eravamo postivi al covid-19”, spiegano. Nel caos totale dei mesi scorsi in Lombardia, riuscire a fare tamponi e test sierologico, però, sarebbe stata un’impresa titanica per chiunque. Senza contare, poi, che come Alessandro e Valentina hanno appurato, sarebbe spettato alla Croce Oro Gaggiano fissare una visita dal medico del lavoro, che eventualmente avrebbe potuto prescrivere quegli esami.

Che quella dei mesi scorsi sia stata una situazione emergenziale sotto tanti punti di vista, lo dice anche il presidente della Croce Oro Gaggiano Elio Rossi. Con i suoi 40 anni di esperienza nel mondo del soccorso, anche lui “non aveva mai visto una situazione così critica, nemmeno ai tempi dell’Aids – sottolinea – era così rischioso per chi è in prima linea”.  Di casi di coronavirus, nella sua associazione, ce n’è stato uno accertato e due sospetti. Alessandro e Valentina, appunto. “Si sono messi in malattia a febbraio – conferma Rossi – poco prima che scattasse la chiusura generale e certificato dopo certificato sono andati avanti per 40 giorni. Una volta finita la malattia, ho deciso di farli vedere dal medico del lavoro e far fare loro dei tamponi, un accertamento necessario vista la situazione”. Iniziativa dovuta, ovviamente, ma molto complicata da mettere in atto in Lombardia nel mese di aprile perché, come racconta lo stesso Rossi, nel pieno del contagio chi si ammalava, una volta ristabilito “rientrava e basta” anche se “avrebbero dovuto presentarsi dal medico del lavoro per fare i tamponi. Nella nostra Croce non è mai capitato, ma so dai racconti di altri soccorritori che nella pratica era pressoché impossibile”. L’unica soluzione pratica, quindi, era che “una volta passata la febbre, gli autisti soccorritori rientrassero in servizio”.

Questo non è successo a Alessandro e Valentina. Le loro richieste di spiegazioni sui mancati pagamenti, inoltrate tramite il loro avvocato mentre erano a casa, hanno provocato un cortocircuito tale da far scattare prima una sorta di “permesso forzato” e poi da spingerli a licenziarsi per giusta causa. Una mossa fatta nella speranza di recuperare i pagamenti dovuti e il TFR. “Era l’unico modo – precisa Alessandro con amarezza – altrimenti avremmo dovuto attendere ancora. Nel frattempo, però, non si può vivere d’aria : le bollette e il padrone di casa non aspettano”.

Sono troppi mesi che non ricevono uno stipendio completo. “Io e la mia compagna siamo ancora in attesa della tredicesima – dice Alessandro – , lei sta aspettando lo stipendio di dicembre mentre io l’ho ricevuto. Quello gennaio ci è stato dato in due tranche, a febbraio e a marzo abbiamo ricevuto solo un acconto mentre ad aprile zero. Senza contare che è da giugno dello scorso anno che sto aspettando ancora i buoni pasto”.

Per ora la Croce Oro Gaggiano non ha dato seguito alle loro richieste.L’unica reazione – spiegano i soccorritori – è stata quella di toglierci dal gruppo di Whatsapp e di bloccare le nostre credenziali per accedere al sito, in modo tale che non potessimo più controllare i nostri turni di lavoro”. Anche Areu, contattata via Pec, non ha ancora dato una risposta. Confidiamo che, dopo aver raccontato la loro storia, lo farà.

 

(Foto Cartolina della CRI degli anni’50)

Torna alla Home Page di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al gruppo Whatsapp di Estreme Conseguenze

Clicca qui per iscriverti al canale Telegram di Estreme Conseguenze

Condividi questo articolo:

Giornalista

Paolo Verri bolognese di nascita e da quasi 20 anni milanese di adozione. Si è trasferito in Lombardia con la scusa dell'università e lavora come giornalista per un'agenzia di stampa da una quindicina d'anni. Ha collaborato anche con agenzie internazionali e con diverse radio, tv e quotidiani come Il Giorno e le testate del gruppo QN e quelle del gruppo Messaggero. Si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e nera, ma da sempre ha la testa e il cuore in giro per il mondo.

Commenta con Facebook