Oggi 21 maggio migliaia di braccianti si rifiuteranno di lavorare. Chiedono diritti e dignità che il decreto del Governo sulla ‘regolarizzazione’ di circa 600mila lavoratori non contempla.

“Contestiamo che la regolarizzazione sia subordinata all’utilizzo delle braccia in determinati settori, che sia esclusiva di chi ha un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 escludendo gran parte delle vittime dei decreti sicurezza, che sia subordinata a un contratto di lavoro perché rende vulnerabili e ricattabili lavoratrici e lavoratori esponendoli allo sfruttamento”, dice Aboubakar Soumahoro, Sindacalista del Coordinamento Lavoratori agricoli USB.

In decine di città ci saranno flashmob e presidi davanti alle prefetture.

Uno dei momenti simbolicamente più forti sarà la marcia da Torretta Antonacci (l’ex ghetto di Rignano) diretta alla prefettura di Foggia, dove i lavoratori consegneranno cassette di frutta e verdura.

Si mobilitano anche i consumatori.

“É ormai inaccettabile comprare frutta e verdura che arrivano dallo sfruttamento di migliaia di persone che vivono in condizioni spaventose, senza acqua corrente, senza servizi igienici”, dice a EC l’avvocatessa e attivista Cathy La Torre.

“Oggi non andiamo a fare la spesa per comprare frutta e verdura – spiega – . Oggi anche noi consumatori dobbiamo opporci a a questo sistema di cose. Che siano italiani o stranieri poco importa, lavorare 10/12 ore per 20 euro al giorno è sfruttamento. Ci siamo detti per settimane che le cose dopo il Covid sarebbero dovute cambiare, non cambia nulla anzi la situazione peggiora. Perché sempre più persone perderanno il lavoro e accetteranno ogni tipo di compromesso. L’Agenzia Piemonte Lavoro ha stilato un elenco delle persone che si sono rese disponibili a lavori agricoli, chiamando tutte le aziende piemontesi. Risultato: 1,7 mila disponibilità. Nessuno è stato contattato. Nessuno. Perché anche regolarizzando gli ‘irregolari’ puoi sempre fare in modo che invece di sei ore ne lavorino dodici, e quindi rimane comunque conveniente.”

In Puglia mancano all’appello decine di migliaia di braccia ma la stessa Coldiretti precisa che il decreto del Governo non risolve nemmeno quel problema perché, di fatto, permette un contratto temporaneo da bracciante a sole 2mila persone in tutta Italia. Un’inezia rispetto alle esigenze della forza lavoro dell’agricoltura italiana.

La stagione è ormai compromessa. I tempi burocratici legati alla regolarizzazione non permetteranno nessun afflusso di nuove ‘braccia’ prima di un paio di mesi quando ormai la gran parte delle colture primaverili sarà abbondantemente terminata.

Si aspettano ormai con ansia gli stagionali di settembre. Dall’Est Europa, sopratutto, Romania in testa. Lavoratori esperti, specializzati.

Nel frattempo, meglio continuare a sfruttare al meglio il lavoro nero, il caporalato. Una strada praticabile per togliere il terreno sotto i piedi agli imprenditori agricoli senza scrupoli potrebbe essere un piano nazionale di meccanizzazione con sgravi fiscali e agevolazioni.

Sempre Coldiretti fa sapere che ormai nella provincia di Foggia l’80% delle aziende agricole ha comprato macchinari per la raccolta automatizzata del pomodoro. Ma con soldi e investimenti propri. Un impegno importante dello Stato in questo senso potrebbe togliere dai campi centinaia di braccia.

Sarebbe un errore però pensare che i ghetti del centro e sud Italia siano abitati solo dai lavoratori della terra. C’è di tutto. Tanti sono usati nell’edilizia.Il vero problema è l’assenza totale dello Stato in queste aree. Una ‘sanatoria’ parziale che lascia fuori decine di migliaia di persone e che sembra pensata soprattutto per colf e badanti non risolve la questione.

(Foto: l’Assemblea di braccianti sul Cormôr – Giuseppe Zigaina)

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Caporedattore

Daniele De Luca ha lavorato per 15 anni come redattore a RadioPopolare di Milano, passando dalle notizie locali ai GR nazionali. E’ stato corrispondente dagli Stati Uniti per Radio Popolare. Ha collaborato con Diario e il settimanale L’Espresso. Caporedattore a CNRMedia. E’ direttore di ‘FuoriDiMilano’, il primo magazine free-press composto da una redazione di utenti dei servizi di salute mentale.

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